venerdì 24 luglio 2009

Ricordo di Juana Inés De La Cruz. Intervista a Prudencia Molero.

Caterina Giardinelli - 23 aprile 1997

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Ricordo di Juana Inés De La Cruz. Intervista a Prudencia Molero.


Juana diventa talmente celebre per la sua sapienza, per la sua capacità di scrivere poesie, pezzi di teatro ecc., che viene ricevuta a corte e “allevata” tra principesse e marchese. E' è una persona speciale, una donna che conosce quattro lingue, nonché la matematica, la filosofia e la teologia. 

A Prudencia Molero, interprete negli anni `80 di Suor Juana, un testo “cucito addosso a lei” da Dacia Maraini, abbiamo chiesto di parlarci di questa bellissima figura di donna, che ben trecento anni or sono si oppose all'oscurantismo di Chiesa e governo con la luce della conoscenza. 

“Fra tutte le scrittrici latino - americane, Juana Inés De La Cruz, è la poetessa più importante, la più emblematica, ed in più, essendo vissuta nel 1600, si può dire che è una discepola della letteratura barocca spagnola che ha l'ultimo rigurgito, proprio con lei, in Messico. Spesso, e a torto, si è parlato di Suor Juana come di una mistica; io la definirei più una laica nel senso di sviluppo di pensiero. Si può definire una pre-illuminista, un'allegorica; infatti, da brava barocca usava molto l'allegoria. Nelle sue opere parla sempre di due amori: uno che la perseguita, e che lei non ama, e l'altro che l'abbandona. La Chiesa è l'amore che la perseguita, lo studio, invece, l'amore che lei perseguita e che l'abbandona. 

Un amore che fa di lei una specie di fenomeno da baraccone...
“Un fenomeno che suscitava l'interesse di sapienti, scienziati, filosofi e artisti. Pensa che a soli undici anni subisce una specie di esame pubblico da parte di questi personaggi che non riuscivano a capacitarsi della sua sapienza. Su quest'episodio si sofferma molto il testo scritto dalla Maraini. 

A proposito del testo, perché non riproporre oggi La casa del linguaggio? La rilettura di questa figura mi sembra attualissima. La paura degli uomini nei confronti della donna, giocata soprattutto a livello di perdita del potere non è ancora una cosa d'altri tempi...
“Sarebbe molto bello, ma oggi, chi ha più il coraggio di rischiare con il teatro? La casa del linguaggio era un testo splendido, e venne replicato a lungo con successo al Teatro La Maddalena. Dacia Maraini non conosceva Suor Juana e le sue poesie barocche, e posso dire che per lei è stato un bellissimo incontro, pane per i suoi denti...Affiancò a Juana il personaggio di Rosario, la serva che le aveva regalato la madre perché l'accudisse in convento, e portò il discorso anche sul rapporto serva/padrona, sottolineando l'atteggiamento ambiguo di Rosario verso la sua padrona. Un atteggiamento fatto di affetto da un lato, e di rancore dall'altro”. 

Rosario è un personaggio reale?
“Rosario è esistita veramente, ne ho trovato tracce nelle mie lunghe ricerche su Suor Juana. Ricerche che continuo a fare, e che mi lasciano senza fiato. Per esempio, lo sai che già allora scriveva sull'amore a pagamento? In una sua poesia, parlando degli uomini, in pratica diceva: `chi pecca di più? Lei per la paga o lui che paga per peccare?' Insomma, per l'epoca aveva le idee ben chiare! Era veramente una figura rivoluzionaria e moderna, un mito come da noi può essere Dante. Non si può non definire un mito una donna che nel 1600 rifiuta un buon matrimonio perché ama i libri più di tutto, e che per questo entra in convento anche se non è molto religiosa”? 

Hai visto Yo la peor de todas di Maria Luisa Bemberg?
“L'ho visto a Madrid; esteticamente l'ho trovato molto bello, un film di una grande plasticità! Ma quello di Bemberg è un altro punto di vista. Lei ha evidenziato molto il personaggio della madre, indubbiamente un personaggio importantissimo nella vita di Juana, però non si è soffermata altrettanto sulla vita di una donna che ha scritto poesie d'amore per altre donne e ragionava sui diritti delle donne. Il ritratto che traccia Bemberg è quello di un'asessuata, io invece penso che c'era in lei una grande tensione amorosa, quella tensione che caratterizza la vita degli artisti/e”. 

Per Juana è molto importante la figura di Lisi, la viceregina, una donna che la protegge da chi inizia a redarguirla perché si occupa troppo poco di religione...
“Lisi è una donna straordinaria che lega subito con Juana, la va a trovare in cella, quella cella dove si dice fossero custoditi diecimila libri, e discute con lei di tutto. Testimone di quest'amicizia è il lungo rapporto epistolare che ci fu tra le due donne dopo che Lisi tornò in Spagna. Ed è ancora grazie a lei se oggi possiamo leggere le sue poesie e i suoi scritti, raccolti e pubblicati, dopo che la Chiesa intima a Juana di non scrivere più, di bruciare le sue carte e di firmare con il sangue il suo `pentimento'. Quel divieto la porterà alla morte, una morte quasi cercata quando decide di curare Rosario, ammalatasi di peste, e poi si dedica con tutta se stessa alla cura degli appestati. Infatti Juana muore di peste nel 1695”. 

Donne e Messico, ultimamente se ne parla quotidianamente. Suor Juana, anche se è di sangue spagnolo, Frida Kahlo, Tina Modotti, che non è nata, ma ha vissuto a lungo in Messico...Secondo te perché torna frequentemente questo binomio?
“Perché il Messico è un paese che ha una grande tradizione rivoluzionaria, ma è anche un paese di `macho'. Allora riproporre personaggi femminili eccezionali, una più grande dell'altra, forse è per risanare il peso della bilancia. Non ti pare!”.
(23 aprile 1997)

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