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lunedì 6 maggio 2013

«Il ponte in fiamme che unisce parole e gesti». La fissazione di Bolaño per Turgenev

Daniela Ranieri -

«Il ponte in fiamme che unisce parole e gesti». 
La fissazione di Bolaño per Turgenev


Non riesco a smettere di pensare a un articolo di Roberto Bolaño in cui Bolaño dice di non riuscire a smettere di pensare a un romanzo di Ivan Turgenev. Proprio così.

«Quando avevo diciotto anni lessi un libro di Ivan Turgenev la cui storia mi perseguitò per i diciotto anni successivi», dice in Tra parentesi, e un attacco del genere merita tutta la nostra attenzione.

Del libro Bolaño dice di non ricordare nemmeno il titolo (si tratta di Rudin, il primo romanzo di Turgenev dopo l’anno di carcere e l’esilio nella sua proprietà, lontano da Mosca, per aver pubblicato un articolo su Gogol’ ritenuto sconveniente dalla censura) ma, stupendosene per primo, afferma che «quel che il romanzo racconta» sembra perseguitarlo «come un serial killer o come una domanda».

La trama è semplice, quasi prevedibile: come dice Vladimir Nabokov nelle Lezioni di letteratura russa, Rudin è l’«eroe» di quella intelligencija idealistica russa formatasi nelle università tedesche di cui Turgenev era l’esempio vivente («portavo grandi stivali con gli speroni e una giubba ungherese con gli alamari e mi ero fatto crescere i capelli fino alle spalle»).

Figlio di ricchi latifondisti, abituato a veder frustare gli schiavi – quelle anime dostoevskijane senza riscatto – e ad essere frustato lui stesso – e dalla madre! – per il vizio di prenderne sovente le difese, Turgenev ha un debole per le situazioni che chiamano in causa l’onore e l’onorabilità, intesa in tutti i sensi possibili, dalla passione intellettuale e politica alle regole di una giustizia non scritta fino alla loro violazione per mezzo di un affronto o un’offesa, spesso risolta in chiave edipico-erotica (come ho raccontato qui).

Rudin è un personaggio capriccioso, una testa calda dal cuore freddo, che approda in una villa di campagna, lontano da Mosca, per fare da precettore ai figli di un ricco signore, un maschio e, ovviamente, una femmina: Natalija («lei si alzò, e il suo viso espresse imbarazzo»).

L’apparizione di Rudin a casa Lasunskij è basata, come dice ancora Nabokov, sul metodo preferito di Turgenev, quello di «un comodo battibecco a un ricevimento o a un pranzo tra l’eroe, distaccato, affabile, intelligente e un uomo volgare e irascibile o uno stupido pretenzioso».

Passano i giorni, la ragazza bellissima e sveglia comincia a «sognare una vita da bohème a Parigi, in compagnia, ovviamente, del suo precettore»; nel frattempo, fuori, i tigli – come in tutti i libri di Turgenev – disegnano orizzonti cremisi, la notte estiva è «piena di carezze» e «si carezza», le masse dormono e gli intellettuali vegliano, o meglio si gettano sul letto senza spogliarsi, senza approdare a niente.

Rudin inizialmente è lusingato dall’amore della ragazza (ancora Nabokov: «le fanciulle di Turgenev in genere si alzano abbastanza presto, s’infilano le crinoline, si spruzzano un po’ d’acqua sul viso e corrono, fresche come rose, in giardino, dove l’inevitabile incontro avviene sotto un pergolato»), ma poi comincia a precipitare in uno di quegli avvitamenti mentali di durissima legge tipici degli eroi di Turgenev, e lascia scappare il treno, salvo pentirsene quando è ormai troppo tardi. Non c’è molto altro.

È su questo punto della trama – dove tutto il possibile diventa irrealizzabile – che Bolaño si sente incantato, è questo il «killer o la domanda» che lo perseguita: il giovane intellettuale, di cui dice di non ricordare nemmeno se viene da Mosca o da San Pietroburgo («mettiamo che sia moscovita») è congelato nell’inettitudine, «dubita che l’amore della sua allieva possa sopravvivere alle ristrettezze quotidiane di una vita di espedienti, anche se quella vita dovesse svolgersi a Parigi e a Venezia o fra Parigi e Ginevra. E poi dubita di sé, perché una cosa è predicare il cambiamento, tanto politico quanto dei costumi, e un’altra metterlo in pratica. Poi valuta la possibile reazione del padre della ragazza, che lo apprezza come precettore e come intellettuale e che non esiterà, quando verrà il momento, a muovere le sue influenti amicizie di Mosca (o San Pietroburgo) per trovargli un lavoro migliore e dargli la possibilità di costruirsi un futuro solido e forse addirittura brillante, ma non sarà mai disposto a tollerare che sua figlia lo sposi. Infine pensa a se stesso, a quello che sperava di ottenere prima di arrivare in quella casa (l’aiuto del ricco proprietario, eccetera), e a quello che otterrebbe se, dando ascolto al proprio cuore, fuggisse con l’ereditiera diseredata».

Rudin ricorderebbe Il rosso e il nero, non fosse che, essendogli inferiore, deve avere qualcos’altro capace di incatenare e incantare la memoria di Bolaño, di solito così sensibile alla “storia” molto più che non agli esercizi pseudo-biografici, su una coazione irrisolta.

E qualcosa succede, fino allo stremo: Natalija, rifiutata, sposa il suo fidanzato di prima, «un perfetto idiota», dimostrando così che «o non era poi così intelligente oppure era una masochista inveterata», e solo a questo punto Rudin scopre di esserne perdutamente innamorato. Improvvisamente, non dubita più: le scrive una lettera, tenta il suicidio nel giardino della villa, scappa in preda all’umiliazione di non essere riuscito a morire, e si toglie dalla vita di Natalija e da davanti ai nostri occhi per trent’anni.

«A Mosca», dice Bolaño, «restituito al mondo, scompare. Di lui non si sa più nulla».

L’ultimo capitolo di Rudin mostra una barricata a Parigi del 1848, e un un vecchio con i capelli bianchi, «nel quale si indovinano le tracce di una perduta prestanza», che sprona i difensori dal sommo della barricata quando una pallottola lo abbatte.

Bolaño: «Degli sconosciuti o forse degli amici lo portano nella sua povera stanza di straniero. Il vecchio agonizza parlando in russo e Turgenev ci fa intendere che non solo ha trovato il coraggio ma anche il ponte in fiamme che unisce parole e gesti. Fino all’ultima frase sperai, quando avevo diciott’anni, che comparisse a un tratto la sua innamorata di un tempo per stargli accanto nel momento della morte. Ma l’innamorata non ritorna più».



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lunedì 24 maggio 2010

Bolaño letterato moderno

 Nicola Villa ,   Il sole 24ore -  1/5/2010


La raccolta della pubblicistica di Roberto Bolaño, scomparso prematuramente a Barcellona nel 2003 alla sola età di cinquant'anni, rappresenta l'ultima parte della beatificazione o leggenda letteraria del poeta e scrittore cileno nel nostro paese, compiuta con l'uscita per Adelphi del romanzo postumo 2666, ma iniziata con la pubblicazione per Sellerio di La letteratura nazista in America, Stella distante, I detective selvaggi, Notturno cileno, Puttane assassine, La pista di ghiaccio, Un romanzetto canaglia, Monsieur Pain, Il gaucho insostenibile e Chiamate telefoniche.   

Roberto Bolaño - Tra parentesi

Massimiliano Di Mino ,   Il paradiso degli orchi -  marzo 2010


La letteratura è una malattia. Scrivere è una malattia.
Non si parla dello scrittore maledetto, del martirio, dell’ascetismo o altri metodi per arrivare in cielo, ma più semplicemente di un destino o un demonio che puoi o meno seguire, o al contrario decidere di combattere o raggirare (mettendo su per esempio una tua casa editrice); le lettere, prendendo forma e forza con ogni nuovo libercolo, non si accontentano di tracciare una via, ma tracciano le esistenze, le incidono come solo può fare una grande gioia, un dolore, qualcosa a cui non avevi mai pensato o alla quale non sai dare una spiegazione. Vale così per un amore come per una dittatura. Un altro modo per ingannarsi e credersi in grado di cavalcare questo serpente fatto di carta e raccontare le tue scorribande, i tuoi compagni d’avventura e il tuo atteggiamento verso la vita.

Tra parentesi

Enzo di Mauro ,   Alias de Il manifesto -  gennaio 2010



Sarà opportuno e forse necessario chiudere a questa altezza i conti – di sicuro in forte attivo per il lettore italiano che li aveva, incuriosito e ammirato, aperti una dozzina di anni fa con un libro sorprendente che si intitolava La letteratura nazista in America link interno – col cileno Roberto Bolaño, classe 1953, morto in Spagna, a Barcellona, nel 2003. Chiuderli, si intende dire, proprio mentre la crudele, inarrestabile acribia del mito ne ha precipitato l’ombra e l’opera nel recinto, angusto e inesplicabile, abitato dagli autori cosiddetti di culto – ipotizzandosi intanto, tra le possibili cause, la consueta pachidermia editoriale che bene s’è venuta a incastrare col cospicuo lascito dello scrittore, così provocando un effetto si sazietà e di indeterminatezza, ossia qualcosa di simile a una nuvola che (sebbene adamantina e gloriosa), mentre si allontana alzandosi, sottrae allo sguardo i suoi contorni e le sfumature.

Detective Bolaño - Sulle tracce del selvaggio

Rossana Miranda ,   Il Riformista -  gennaio 2010



TRA PARENTESI. Unl ibro guida per i lettori della stella sudamericana che ha soppiantato la generazione magica di Gabo & co. Note, consigli e suggerimentid isseminati tra articoli per quotidiani, rubriche, saggi e conferenze. Dall'adorazione per Elvis e Gassmana lla passione per Dick e Burroughs. Filo conduttore l'ironica e provocatoria «insofferenza» di uno scrittore già postumo in vita, condannato dalla malattia. Che ancora continua a vincere premi.
Non esiste piacere piü grande di prendere possesso delle segnalazioni, dei consigli e dei suggerimenti letterari del proprio scrittore preferito. Per i cultori di Roberto Bolaño in Italia è arrivata la guida perfetta: Tra parentesi (Adeiphi, 2009), una raccolta di articoli, rubriche, piccoli saggi e conferenze, pubblicati dallo scrittore cileno tra il 1998 e il 2003. La maggior parte sono testi usciti sul quotidiano cileno Las Ultimas Noticias di Cile e lo spagnolo Diario de Girona, scritti durante le brevi pause tra la scrittura di opere letterarie, messe appunto tra parentesi. Soprattutto, in seguito al successo de I detective selvaggi link interno (Sellcrio, 2003), fino alla sua prematura morte nel 2003.

Tra parentesi - il nuovo libro di Roberto Bolaño

Gian Paolo Serino ,   Il Giornale - 21/01/2010


  tra parentesi
Per moltissimi anni Roberto Bolaño è stato uno scrittore di culto: conosciuto da pochi, letto da pochissimi, ha ipnotizzato intellettuali e critici che, come raramente accade, l'hanno celebrato semplicemente non scrivendone. Scattava nella testa una sorta di gelosia: come se si temesse quasi di condividerlo con gli altri. Certo proporre all'attenzione dei lettori, dalla metà dei primi anni '90 quando i suoi libri iniziarono ad essere pubblicati da Sellerio, testi come La letteratura nazista in America link interno o Puttane assassine non era facile. Una scrittura imprevedibile e trame che sembrano dissolversi nel nulla proiettando ombre nei vicoli ciechi della nostra esistenza, fanno di Roberto Bolaño uno degli autori più sorprendenti del '900. Uno scrittore, nato a Santiago del Cile nel 1953 e morto nel 2003 a Barcellona, che potremmo annoverare come massimo esponente non del "realismo magico" sudamericano ma, per usare le sue stesse parole tratte dai Detective Selvaggi (recentemente ripubblicato da Sellerio), di un "realismo viscerale".

domenica 23 maggio 2010

la mia lettera d'addio ai giovani poeti rivoluzionari

Michele De Mieri ,   L'Unita -21/01/2010



Probabilmente questo libro - ricco, intenso, straordinario nello svelarci uno dei più geniali scrittori di questi ultimi decenni - non sarebbe piaciuto a Roberto Bolaño. Che non poche volte espresse nella sua non lunga vita il proprio disappunto per le biografie, peggio ancora per le autobiografie: "mi sono sempre parse detestabili", lo ribadisce anche in uno degli interventi del volume, quello dedicato alle opere autobiografiche di James Ellroy e di Martin Amis.

L'avventura letteraria di un geniale grafomane

Simona Maggiorelli , Terra, 12 febbraio 2010


Dopo la prematura scomparsa dello scrittore cileno Roberto Bolano, i suoi archivi hanno rivelato migliaia di pagine inedite. Da cui Adelphi ha tratto una appassionante raccolta di saggi e di pagine autobiografiche Si sono spesso scomodati nomi di autori già "classici" come Borges, e narratori di tendenza, scuri e seducenti come Villa Matas o Gutierréz per raccontare la prosa visionaria, senza margini quanto onnivora di generi letterari di Roberto Bolaño (Santiago del Cile, 1953 - Barcellona, 2003). Anche se il paragone, per quanto lusinghiero per lo scrittore cileno che ha attraversato come una meteora l'orizzonte del secondo Novecento lasciando una scia di migliaia di pagine, riesce a chiarire solo in parte la sua figura di outsider. Con Borges, è vero, Bolaño ha in comune una sterminata cultura, ma non ne ha ereditato la geometrica freddezza, l'andatura labirintica e claustrofobica.

Il mistero Bolaño

Dario Olivero, La repubblica, 3 febbraio 2009


L’ultimo articolo apparso su di lui parla di due misteri. Altri due. Come se non fossero abbastanza quelli che già ricoprono la sua opera. Roberto Bolaño, cileno, morto nel 2003 a cinquant’anni dopo un trapianto di fegato non riuscito. Da mesi il mondo culturale internazionale non parla d’altro. Il suo ultimo romanzo, o meglio la seconda e ultima parte, è stata tradotta da Adelphi qualche tempo fa (tr.it. I. Carmignani, 22 euro).
Ma da noi non ha ottenuto l’attenzione che quotidiani, riviste, copertine di inserti culturali dalla Spagna alla Francia agli Stati Uniti gli hanno dedicato, definendolo senza eccezioni uno dei migliori, se non il migliore (vedi Time) libro dell’anno in assoluto. Un murales di Bolaño a BarcellonaPrima di parlare dei due misteri, serve un po’ di ambiente.

venerdì 22 gennaio 2010

Tra parentesi

' in edicola la raccolta di artcoli saggi e recensioni '



2666
 vol 1 Finalmente! Sapevamo che Adelphi aveva acquistato i diritti e che era in corso di traduzione da parte di Nicola Maria (che ha gia' tradotto per la Sellerio Chiamate telefoniche, I detective selvaggi, Puttane assassinee Il gaucho insostenibile )e aspettavamo con ansia la pubblicazione. Nel frattempo ci siamo letti, malgrado la nostra modesta conoscenza dello spagnolo, gli articoli e le recensioni e i saggi disponibili in rete, primo fra tutti Il discorso di Caracas (pag ). E abbiamo perfino osato tradurre la famosa ultima intervista allo scrittore fatta da Maristan per la rivista messicana Playboy.
Ora Tra parentesi è finalmente in libreria e ne siamo molto felici.

lunedì 1 giugno 2009

la narrativa di Bolaño 2,

la narrativa di Bolaño

"Bisogna partire dal fatto che Roberto Bolaño si considerava un poeta."

Massimo Rizzante

Concepisco, con molta umiltà, la totalità della mia opera in prosa e anche una parte della mia poesia come un tutto. Un tutto non solo stilistico, ma bensì anche un tutto argomentativo, i personaggi dialogano continuamente tra di loro appariscono e spariscono
[ intervista di Marcelo soto ]
Non so se lo disse Borges. Forse fu Platone. O forse George Perec. Ogni storia rimanda ad un'altra che a sua volta rimanda a un'altra Storia che a sua volta rimanda a un'altra storia. Ci sono storie che sono i numi tutelari di una storia, ci sono storie che sono le chiavi di una storia e ci sono storie che ci portano al bordo del vuoto e ci obbligano a porci le garndi domande. Io consosco solamente una delel doamnde. Come costruire un ponte? e ovviamente non conosco la risposta
[ Intervista di Demian Orosz - dicembre 2001 ]
Insomma, in un racconto di dieci pagine ci sono già dieci storie, mi dici come cazzo si fa a scrivere un romanzo di oltre seicento pagine con una sola storia? È assolutamente impossibile, chi pensa una cosa del genere è un idiota. Ogni romanzo è una successione di storie che si vanno intrecciando.
[ Intervista di Raul Schenardi ]
Credo che vengo dalla poesia. Non mi assomiglio nè a César Aira, nè a Rey Rosas, nè a Juan Villoro, nè a Javier Marías, nè a Vila Matas - che è uno dei migliori -. Nessuno di quelli che ti ho nominato è scrittore di poesia. Sono fondamentalmente un poeta. Ho iniziato come poeta. Da sempre ho creduto – e continuo a farlo – che scrivere prosa sia un atto di cattivo gusto. E lo dico sul serio
In un certo senso credo che scrivere prosa sia tornare a fare il lavoro di mio nonno analfabeta. E' molto più difficile la poesia. Le scenografie che ti propone la poesia sono di una purezza e di una desolazione molto grande. Quando metti insieme purezza e desolazione lo scenario si ingarndisce automaticamente fino all'infinito ela logica vuole che tu scompaia in questo scenario e, tuttavia, non scompari. Diventi infinitamente piccolo, ma non svanisci.ueño pero no desapareces.
[ intervista Melanie Jösch - dicembre 2000 ]
Però sono cileno, di classe medio-bassa e dalla vita ababstanza nomade, e probabilmente l'unica cosa che potevo fare era convertirmi in scrittore, accedere come scrittore e soprattutto come lettore a una ricchezza immaginaria, entrare come scrittore e come lettore in un ordine di cavalleria che credevo pieno di giovani, dicciamo, temerari, e dove, alla fine, a 48 anni mi ritrovo solo. Ma queste parole non sono altro che retorica..
  [ Intervista di Demian Orosz - dicembre 2001 ]