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lunedì 6 maggio 2013

Roberto Bolaño. Leggere per conoscere e per non dimenticare.

Claudia Priano-   28 aprile  2013


Roberto Bolaño. Leggere per conoscere e per non dimenticare.



La vita di Roberto Bolaño fu breve, non facile, costellata da molte avversità. Per vivere fece molti  lavori, tutti quelli possibili. Quando riuscì a vivere di scrittura arrivò la malattia che lo uccise  a soli cinquant'anni. Nonostante tutto Bolaño non le lasciò mai perdere,  scrittura e lettura. Quest'ultima  continua e perfino compulsiva fu il motore della sua vita. Lui dichiarò in un'intervista di essere un onnivoro e tale era la sua curiosità che quando era molto giovane, pur di leggere, rubava i libri dalla biblioteca, come descrive in un racconto della raccolta "Chiamate telefoniche". Diceva Bolaño che la lettura può essere gioia o dolore ma soprattutto è "conoscenza. e domande", quelle domande che altrimenti non faremmo, quei fatti e quelle circostanze di cui  altrimenti nulla sapremmo. Ecco perché è importante leggere, ancora una volta un grande scrittore ci racconta nei suoi libri quanto la letteratura e la poesia siano vitali per gli esseri umani.

I suoi libri raccontano la sofferenza, l'esilio e un percorso doloroso, il suo e quello del suo paese.
Scrive in "Stella distante":

 "Tutto quello che ho scritto è una lettera d'amore e un saluto alla mia generazione, a quelli che hanno scelto la militanza e la lotta e che hanno dato quel poco che avevano, la giovinezza, a una causa che per noi era la più generosa del mondo. L'intera America Latina è seminata con le ossa di questi giovani dimenticati"

Ho amato molto Amuleto, edito da Adelphi, la storia di una donna, Auxilio, imprigionata nei bagni della facoltà di lettere e filosofia di Città del Messico, scampata all'irruzione dell'esercito nel campus, il 18 settembre 1968. Auxilio rimarrà imprigionata in compagnia di un libro di poesie di Pedro Garfias e dei propri ricordi. Amuleto è la sua storia  ma anche un alto esperimento di scrittura, come è scritto nel risvolto di copertina di Adelphi:

"Da quando Conan Doyle ha dimostrato che del corpo, in un'indagine ben condotta, si può tranquillamente fare a meno, molti autori di storie poliziesche si sono divertiti a mettere i propri protagonisti in condizione di non potersi muovere. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, è arrivato Roberto Bolaño, che in questo romanzo ha inventato Auxilio Lacouture. Se per via della stazza il detective di Rex Stout abbandona a fatica e malvolentieri la sua serra, Auxilio, che invece sembra la «versione femminile di don Chisciotte», non può semplicemente uscire dai bagni della facoltà di Lettere e Filosofia di Città del Messico, dove l'esercito e i reparti antisommossa hanno appena fatto irruzione. Siamo nel settembre del 1968, cioè nel cuore di una stagione rivoluzionaria rispetto alla quale i moti europei sono un pranzo di gala appena un po' rumoroso. Quella che Auxilio arriva pian piano a ricostruire è la «storia di un crimine atroce» che ha lasciato il segno su tutta una generazione di giovani latinoamericani. Un'immagine dopo l'altra, lo spazio fisico si dissolve, mentre la voce di Auxilio diventa quella di Bolaño, e attraverso una galleria di personaggi indimenticabili ridisegna la geografia, immaginaria e persino troppo reale, di un intero continente."

Ecco l'incipit straordinario di Amuleto:

"Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell'orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta. Sono io a parlare, e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce"

Leggere, per conoscere e per non dimenticare.


Libredine   ---- - - -
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mercoledì 1 maggio 2013

Roberto Bolaño - Amuleto

Mara Carotti - 29 aprile 2013


Roberto Bolaño - Amuleto

Auxilio Lacouture, la protagonista di Amuleto, ha una bella voce. È una cosa che non si sa con certezza, ma che si finisce per pensare leggendo il suo monologo. La si immagina con una voce affascinante, musicale. La si potrebbe ascoltare senza tregua, perché è così che lei racconta, e le si perdonano tutte le divagazioni, le parentesi aperte e chiuse dopo numerosi salti, i pezzi di poesia che ti inchiodano alla pagina quando meno te lo aspetti. Le si perdona tutto perché quella voce si porta dentro qualcosa di misterioso. È come un’urgenza.

È una voce che parte dal bagno della facoltà di Lettere e Filosofia di Città del Messico. Auxilio è lì quando, il 18 settembre 1968, l’esercito fa irruzione nell’università arrestando tutte le persone che conosceva. Lei rimane nascosta nel bagno, come in una specie di «torre di vedetta» da cui non esce (almeno fisicamente) per più di dieci giorni. Non ha cibo ma soltanto un libro di poesie di Pedro Garfias. Legge, scrive, pensa, ma l’unico modo per salvarsi è raccontare. Inizia così a ricordare la sua vita. Le origini uruguaiane, il viaggio verso Città del Messico, le pulizie a casa dei due maggiori poeti messicani, i lavoretti gratuiti all’università, i vagabondaggi «alla mercé del vento notturno», tra i circoli letterari, le case degli amici, le strade deserte. Ma lo sguardo di Auxilio non si muove soltanto a ritroso e il tempo perde presto la sua consequenzialità. Presente, passato e futuro si confondono nella voce della donna, nelle descrizioni dei personaggi che incontra, nei racconti delle vite di cui sarà testimone. Ciò che più importa è non dimenticare.

lunedì 23 agosto 2010

e quel canto è il nostro amuleto


E anche se quel canto che avevo ascoltato parlava di guerra, delle imprese eroiche di un'intera generazione di giovani latino-americani immolati, io sapevo che sopra ogni altra cosa, parlava del coraggio e degli specchi, del desiderio e del piacere.
E quel canto è il nostro Amuleto.
[ Amuleto p.142, ed Mondadori ]

Amuleto

Nei giorni scorsi e' stata pubblicata da Adelphi la nuova edizione di Amuleto, tradotto da ilide Carmignani (che ha anche tradotto, sempre per Adelphi,  2666). la prima edizione era stata tradotta da Pierpaolo Marchetti nel 2001 per la Mondadori.

Amuleto è l'estensione di un capitolo de I detective selvaggi e narra la storia di Auxilio Lacouture, rinchiusa nel bagno delle donne del quarto piano della facoltà di filosofia della Unam durante l'irruzione dell'esercito messicano che il 2 ottobre del '68 invade piazza Tlatelolco e reprime nel sangue la protesta studentesca compiendo una vera e propria strage (oltre 300 morti). La storia narrata si basa su un episodio realmente accaduto e la protagonista e' un personaggio ispirato alla figura di Alcira Soust Scaffo, una maestra scrittrice e inmigrante illegale uruguaiana, che si trasferì in Messico e conobbe Bolaño nel 1970.

Così la descrive Jorge Ruffinelli, professore universitario uruguaiano, attualmente residente negli Stati Uniti, che conobbe Alcira in Messico, negli anni '70.
La sua storia era famosa, io stesso conobbi e vidi varie volte Alcira quando veniva a visitare i miei amici nella facoltà di Filosofia e Lettere. Alcira era simpatica e amabile, e quando seppe che io ero uruguaiano come lei, non si staccava da me e mi regalava le sue poesie  scritte con il mimeografo che portava sempre con se: La sua storia la conobbi più tardi. Alcira era arrivata in Messico senza soldi, senza contatti, e irruppe come una paracadutista nell'Università del Messico (UNAM). Il direttore di Filosofia e Lettere, Dr. Guerra, ebbe pena di lei, e cominciò a darle piccoli e umili lavori, pagandola di tasca propria con modeste remunerazioni.
Alcira era una donna intellettualmente preparata anche se un po' ingenua, un cronopio cortazariano. Per questo, quando il dipartimento di francese scoprì che conosceva la lingua, le diede delle traduzioni da fare. Tradusse Mallarmè e Rimbaud credo. Il fatto che fosse rimasta nascosta nei bagni della facoltà, nel '68, la rendeva eroica.
Ma il tratto più accentuato di Alcira era la mancanza dei denti davanti, ragione per cui ogni volta che si dirigeva verso una persona, utilizzava un libro (o le sue stesse poesie) per nascondere il difetto. Si racconta che ci fu una colletta tra gl istudenti e i professori per pagarle le cure dentali. Alcira non le fece mai. Il dettaglio della mancanza di denti si menziona solo in amuleto.
[ Jorge Ruffinelli ]
Jorge Ruffinelli, il 24 di maggio, scrive a Bolaño e tra le altre cose, lo informa che Alcira era ritornata a Montevideo ed era morta, e gli domanda se avesse conosciuto personalmente ad Alcira. Bolano risponde il primo di giugno 2003. Ecco il testo della lettera scritta da Bolaño:
lettera di Bolaño a Ruffinelli dell'1/6/2003
Caro Ruffinelli
No, in Messico non ci siamo conosciuti, però sono riuscito a leggere alcune cose tue quando ancora vivevo lì. Ricordo Donoso Pareja, a Espinasa, invece, però dai non so nemmeno chi sia.
Alcira certo che l'ho conosciuta, di fatto lei trascorse un po' di tempo vivendo a casa di mia madre, così come lo racconto in Amuleto, in realtà, quasi tutto cio' che appare in questo romanzo si attiene alla realtà. Alcira dovetti conoscerla nel 1970 e l'ultima volta che la vidi fu, probabilmente, nel 1976. Non sapevo della sua morte. Di fatto, un giovane scrittore cileno chiamato Matías Ellicker e' stato in Uruguay, un paio d'anni o un anno e mezzo fà, con l'intenzione di rintracciarla, conobbe sua sorella, che gl idisse che alcira era internata in un manicomio. Ti ringrazio per la tua lettera, tanto generosa come esagerata. La mia salute, in effetti, non è buona (anche se le mie riserve strategiche sono degne di un generale russo), e lettere come la tua contribuiscono a sollevare l'animo almeno per cinque minuti, cosa che, a ben vedere, non è niente male
Ricevi un forte abbraccio.
Bolaño.
In questo romanzo viene confermato il carattere intertestuale dell'opera di Bolaño. Oltre all'evidente relazione del romanzo con il quarto capitolo della seconda parte de I detective Selvaggi (che ricorda lo stretto legame di Stella distante con l'ultimo capitolo de La letteratura nazista in America, anche se in questo caso più che di un estensione si tratta di un rifacimento completo), di fatto Amuleto prefigura non solo il titolo dell'ultimo romanzo di Bolaño
"E li seguii: li vidi camminare con passo leggero per Bucareli fino a Reforma e poi li vidi attraversare Reforma senza aspettare il semaforo verde, entrambi coi capelli lunghi e scompigliati perchè a quell'ora su Reforma tira tutto il vento notturno che è avanzato alla sera, l' avenida Reforma si trasforma in un tubo trasparente, in un polmone di forma cuneiforme nel quale passano le esalazioni immaginarie della città, e poi iniziammo a camminare per l' avenida Guerrero, loro un po' più lentamente di prima, io un po' più in fretta di prima, la Guerrero a quell'ora somiglia sopra ogni altra cosa a un cimitero, ma non a un cimitero del 1974, né a un cimitero del 1968, né a un cimitero del 1975, ma a un cimitero del 2666, un cimitero dimenticato sotto una palpebra morta o mai nata, le acquosità prive di passione di un occhio che volendo dimenticare qualcosa ha finito per dimenticare tutto"
[Amuleto p.71, ed Mondadori ]
ma anche il tema del male assoluto, inesplicabile, inellutabile, immotivato, che si sottrae ad ogni logica, che non ha cause nè ha un fine. Un territorio che ha " perduto da tempo immemorabile la sua condizione primigenia di innocenza"
[..] li si trovava, [..] attraverso qul fiume turbolento che era ed è l'avenida Guerrero, simile [..] al Grijalva, [..] anche se quel Grijalva notturno che era ed è l'avenida Guerrero aveva perduto da tempo immemorabile la sua condizione primigenia di innocenza. Vale a dire, quel Grijalva che fluiva di notte era, sotto tutti gl iaspetti, un fiume dannato lungo la cui corrente scivolavano via cadaveri o parvenze di cadaveri, automobili nere che apparivano e sparivano, e poi apparivano di nuovo, le stesse o la loro silenziosa eco impazzita, come se il fiume dell'inferno fosse circolare..
[ Amuleto p.72, ed. Mondadori ]
Come ha scritto Alex candia in "2666, La magia y el mal":
Auxilio prevede come questo cimitero sia un fiume che raccoglie cadaveri e auomobili nere, mezzo di trasporto dei cadaveri di Santa Teresa. Amuleto è la profezia che annuncia gli orrori che lacerano e divorano le donne della città messicana
 

Di Alcira Soust Scaffo (foto del 1975 di Alcira in messico)  si parla anche nel libro di  Poniatowska, La noche de Tlatelolco :
«Durante i quindici giorni dell'occupazione della  CU da parte dell'esercito, una ragazza rimase chiusa in un bagno dell'università:Alcira. restò terrorizzata, non potette scappare, o non volle. Appena vide i soldati, la prima cosa che fece fu di chiudersi a chiave. Fu orribile. Uno degli impiegati della pulizia la trovò mezzo morta, buttata nel mosaico del bagno. Quindici giorni dopo! deve essere stato spaventoso vivere in quel modo, ora dopo ora, bevendo solamente acqua dal rubinetto del lavandino. sopravvisse così, tra i lavandini e le toilette - lì dormiva buttata in quel corridoio, nel piano del mosaico - e si affacciava a dare un'occhiata fugace per  vedere i soldati caricati sui carri armati, sbadigliando o sdraiati addormentati nelle jeeps....era talmente terrorizzata che non si mosse mai dal bagno»
Carolina Pérez Cicero, de filosofía y letras de la Unam (Poniatowska, La noche de Tlatelolco, p. 71).







mercoledì 18 agosto 2010

AUXILIO MADRE DELLA POESIA

  Michele De Mieri

agosto 2010

Città del Messico 1968: l’aspirante poetessa protagonista di «Amuleto» del cileno Bolaño

Chissà se da qualche parte esiste nell’enorme - si dice - lascito di Roberto Bolaño una nota, una lettera all’editore, una qualche spiegazione che motivi la scelta di riprendere, fra le decine e decine di personaggi che nella parte più corposa de I detective selvaggi parlano in prima persona, proprio la voce di Auxilio Lacouture per Amuleto, il breve romanzo che Bolaño scrisse, nel 1999, l’anno dopo I detective, il romanzo che impose definitivamente all’attenzione di lettori e scrittori il nome dello scrittore cileno. 

venerdì 23 luglio 2010

L’Amuleto di Wylie

  Bruno Arpaia - 18 luglio 2010  


L’Amuleto di Wylie

Ne I detective selvaggi, Auxilio Lacouture, uruguayana alta e magra come il Chisciotte, sedicente "madre dei giovani poeti messicani", era già rimasta chiusa per diciotto giorni nei bagni della Facoltà di Lettere dell'università del Distrito Federai durante la brutale occupazione della polizia nel settembre del '68, poco prima del massacro di Tlatelolco. Il suo creatore, l'ormai leggendario Roberto Bolaño, ne aveva già raccontato la storia in quel romanzo pubblicato nel 1998. E tuttavia, un anno dopo, come se nella sua mente ci fosse stato un unico libro con infiniti affluenti ed emissari, Bolaño aveva ripreso quel personaggio e quell'episodio per metterli al centro di Amuleto, un libretto breve ma intenso, nel quale recuperava anche il suo alter ego Arturo Belano e altri personaggi del fluviale libro precedente. Così, in Amuleto, durante la sua reclusione in quel bagno al quarto piano con la sola compagnia di un libro di poesie di Pedro Garfias, mentre la luna va a spasso sulle piastrelle e dalle finestre si intravedono le autoblindo della polizia di Diaz Ordaz, Auxilio Lacouture inizia un lungo monologo in cui il tempo si frammenta e lei può vedere e raccontare il passato e il futuro, in cui i ricordi si mescolano con i sogni, le storie minute con quelle di personaggi reali, come i poeti Leon Felipe e Lilian Serpas o la pittrice Remedios Varo con la sua legione di gatti. E se il monologo inizia sul piano della realtà quotidiana (per quanto stramba e inusuale), si sposta poi pian piano verso una crescente irrealtà, fino a sfociare in paesaggi visionari, in un finale  in cui, in fondo a una vallata, una massa di bambini, uniti solo "dalla generosità e dal coraggio", procede cantando verso l'abisso, specchio tragico di una generazione di giovani latinoamericani disposti a combattere una battaglia già persa, eppure imprescindibile.

martedì 20 luglio 2010

Alcira Soust Scaffo - poesia

 Alcira Soust Scaffo  

Archivo Bolano

                   Segni particolari (appendice di testamento I)

Ora
senza parentesi
le ultime parole
che ti scrivo
in prosa quotidiana
siccome corrisponde
il mio ritorno
con (il mio-silenzio)
con (la mia-freccia spezzata)
con (la mia-fame)
con (il mio-assediare)
E le mie trappole
E le mie lamentazioni
E il mio che importa (nel mese
prossimo ti amo)
E tu resti con il tuo disincanto
E il tuo-yempo perduto
E le tue orecchie esauste
E il tuo ti amo
E il tuo essere amico
tu/ta te ti to tú
(stupito)
"Domani me ne vado domani
Domani me ne vado da qui"
(Canzone ranchera)
Io me ne vado da qui
Nelle ali del-vento
Ay!  ay!  ay di me!
Porterò il mio canto
In terre lontane
Nelle ali del-vento
Porterò le mie lacrime
Le mie lacrime saranno nubi
Rugiada del mattino
Canto dìamore nei campi
Onde nel mare salato
[trad carmelo p.]
Alcira Soust Scaffo ha ispirato il personaggio di Auxilio Lacouture di Amuleto

lunedì 19 luglio 2010

Bolaño. Camaleontico ovvero umorale - Amuleto

Graziella Pulci - 17 luglio 2010  

Alias del manifesto  

Bolaño. Camaleontico ovvero umorale

 Una prosa dell'abbondanza e dello spreco, quella di Roberto Bolaño, cileno, morto in  Spagna nel 2003 all'età di 50 anni.  Entrare nelle sue storie è facile anche perché la scrittura mantiene una costante venatura di oralità che esibisce i tratti della noncuranza più svagata. Come avviene anche nel caso di Amuleto (trad. di llide Carmignani, Adelphi, "Fabula", pp. 141, € 15,00), sembra che il narratore o la narratrice siano impegnati nell'unica attività loro congeniale, quella di parlare, a vanvera, a capriccio, senza meta e senza un preciso disegno; e anche ci fosse stato un disegno stabilito, non più che per puro gioco al principio del tempo, quel disegno sarebbe stato stabilito proprio con il sottaciuto proposito di irriderlo o quantomeno di ignorarne il senso più profondo.

Auxilio-Alcira e i colori del '68

Anna Maria Curci - 14 luglio 2010  

L'espresaso blog

Auxilio-Alcira e i colori del '68

Ocra: può un tailleur avere il colore dell'ocra gialla? Nel tuo guardaroba, sì. Il tailleur ocra aveva la gonna dritta e improbabili bottoni del diametro di quattro centimetri. Lo avevi quella domenica in cui, a mo' di celebrazione del quartiere nel quale eravamo venuti ad abitare, papà ci fotografò di fronte al laghetto dell'EUR. Il nostro Sessantotto ha il colore del tuo tailleur. Anna Maria Curci, La mia scala cromatica

Quali colori ha “l’anno incolume”, il ’68 di Amuleto di Roberto Bolaño*? “Tutti i colori del giallo”, tutti i colori del noir, come suggerisce l’incipit solenne:
“Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell’orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta. Sono io a parlare e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce”.

sabato 17 luglio 2010

Poesia e rivoluzione l' anima del Messico secondo Bolaño

Antonio Gnoli - 17 luglio 2010

recensione di Amuleto

Poesia e rivoluzione l' anima del Messico secondo Bolaño

Ci vuole coraggio per raccontare la storia di una donna - forse piacente, forse bella, sicuramente interessante - che perde i suoi denti anteriori e non fa nulla per rimpiazzarli. Ci vuole un bel coraggio narrativo. Se fossi Auxilio Lacouture - la poetessa uruguaiana, protagonista di   A m u l e t o  (Adelphi, pagg. 141, euro 15) - mi ribellerei alla crudeltà di Roberto Bolaño. 
Potevi tagliarmi un paio di dita della mano, farmi senza tette, gonfiarmi il viso per il troppo alcol abusato. Ma Cristo! I denti no. I denti sono il sorriso e io rido volentieri, sono l'urto della parola e io parlo con piacere, sono la determinazione di chi sa difendersie io l'ho imparata a mie spese. Così direi a quel bastardo di scrittore cileno, che ha messo in scena personaggi usciti dal frullatore della sua malinconia.

giovedì 8 luglio 2010

Attenti a quel libro - Amuleto

  Tiziano Gianotti -  Dweb - 3 luglio 2010

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"Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell'orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta. Sono io a parlare, e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce".
Un incipit da mettere in un'ideale antologia del genere - sì, l'incipit è un genere. La voce è quella di Auxilio Lacouture, già figurante in I detective selvaggi: "la voce esaltata di un'uruguaiana con una vocazione da greca", La definisce Roberto Bolaño nel breve autoritratto in apertura alla raccolta di scritti Tra parentesi. Auxilio è imprigionata per sempre nella toilette per donne della facoltà di lettere e filosofia di Città del Messico, unica persona rimasta dopo l'irruzione dell'esercito nel campus, il 18 settembre 1968. C'è rimasta dodici giorni, in compagnia di un libro di poesie di Pedro Garfias e dei propri ricordi. Il fatto è che i ricordi di Auxilio sono al passato e al futuro, in una sorta di loop che dilata la portata romanzesca e offre a Bolaño lo spazio per invenzioni del bizzarro e del deforme - in romantico dada, là dove impera il barocco.

giovedì 1 luglio 2010

Amuleto - La storia, un racconto del terrore

Goffredo Fofi -  L'Unità - 27 giugno  2010



La storia, un racconto del terrore

Roberto Bolaño, l’autore di 2666, una delle grandi opere donateci dalla letteratura a cavallo tra anni Novecento e anni Duemila, è morto nel 2003, ma eccolo tornare a noi con Amuleto, un lungo racconto del 1999, tradotto da Ilide Carmignani per Adelphi con lo stesso amore di 2666.

Gli anni di cui questo breve libro ci parla sono anni passati, soprattutto uno, il 1968, le cui speranze e fallimenti la letteratura ha appena cominciato a sfiorare. Ma Amuleto non è solo questo: è un atto d'amore per una città, Città del Messico, e per i suoi poeti, ed è a suo modo un romanzo scritto in poesia piuttosto che in prosa. Ha detto il suo autore, mettendo in bocca questa distinzione al poeta gay Ernesto San Epifanio, una sua invenzione già presente in I detective selvaggi (Sellerio) che ritorna in un alcuni dei più forti capitoli di Amuleto, che il romanzo è eterosessuale, la poesia è omosessuale, il racconto è bisessuale. Certamente Amuleto è “bisessuale”, partecipando della prosa e partecipando della poesia. Ma esso partecipa anche della storia, e non solo dell'invenzione.

È l'opera di un letterato, certamente (dire di qualcuno che è un letterato non è sempre un elogio, anche se la letteratura si fa con la letteratura, perché troppi sono i cattivi o mediocri letterati anche in tempi e contrade dominati dall’ansia di narrare e di vendere), ma nel caso di Bolaño si tratta di alta letteratura, di invenzione che parte dalla storia e fa i suoi conti con la storia, come è accaduto per alcuni dei suoi maestri, a cominciare da Cortàzar. Creatore di “doppi”, come il citato San Epifanio, e soprattutto come Arturo Belano, conosciuto in Stella distante (ancora Sellerio) che in Amuleto divide con San Epifanio uno dei capitoli più intriganti e in apparenza devianti, qui inventa una donna a fargli da portavoce, l'uruguayana Auxilio Lacouture, che nella Città del Messico del '68 ha vissuto l’avventura di restare chiusa in un cesso dell'Università nei giorni del settembre-ottobre quando la polizia la invase arrestando studenti professori bidelli, quando nella “notte di Tlatelolco” il governo ordinò il massacro degli studenti in rivolta, centinaia e centinaia di morti, si dice più di duemila (lo raccontò agli italiani Oriana Fallaci, che c’era e fu gravemente ferita).

Dice Auxilio di sé: «Io sono la madre dei poeti di Città del Messico. Io sono l’unica ad aver resistito dentro l’università nel 1968, quando entrarono i reperti antisommossa e l’esercito. Io sono rimasta da sola in facoltà, chiusa in una toilette, senza mangiare per più di dieci giorni, per più di quindici giorni, dal 18 al 30 settembre, non mi ricordo più». Auxilio si definisce la madre dei poeti della città, ma soprattutto dei più giovani, ed è una scombinata che vive come può pur di star vicina all’ambiente che ama; non scrive poesie, le legge, non è un poeta, ma ama i poeti. (Nel cesso in cui è rimasta chiusa, leggeva Pedro Garfias, poeta spagnolo, in esilio dopo la guerra civile.) Incontra poeti veri, Auxilio, e grandi artisti come Remedios Varo, pittrice, o Lilian Serpas, poetessa, e suo figlio Carlos, pittore, e tanti altri. Vive la sua e loro bohème con allegra e disperata franchezza, e racconta e commenta disordinatamente i suoi incontri, bizzarri e variamente, disperatamente vitali. Sesso poco, perché la muove anzitutto l’amore per la poesia…

Ma «questa sarà una storia del terrore», ha dichiarato Auxilio in apertura di racconto, e il libro porta in epigrafe una citazione dal Satyricon che lamenta l’impossibilità per i suoi giovani protagonisti di trovare “ausilio”. Il suo racconto-poema conclude su una strana marcia di migliaia di giovani che vanno verso una battaglia perduta in partenza, uniti solo “dalla generosità e dal coraggio”: «Camminavano verso l'abisso. (…) Ombra o massa di bambini, camminavano inesorabilmente verso l’abisso. (…) E li sentii cantare, (…) i bambini più belli dell'America latina, i bambini denutriti e quelli ben nutriti, quelli che avevano tutto e quelli che non avevano avuto niente, (…) li sentii cantare e diventai pazza, li sentii cantare e non potei fare niente per fermarli, (…) l’unica cosa che potei fare fu di alzarmi in piedi, tremante, e ascoltare fino all’ultimo sospiro il loro canto». E quel canto «è il nostro amuleto», dice infine il racconto-poema di Roberto Bolaño in cui si definisce la Storia «un breve racconto del terrore»: la Storia con la esse maiuscola come quella di Elsa Morante, del cui Mondo salvato dai ragazzini questo Amuleto sembra il complemento tragico, l’eco di una battaglia eternamente perduta e che tuttavia è eternamente da combattere.

Goffredo Fofi
 




mercoledì 30 giugno 2010

Nel labirinto di Bolaño: ecco "Amuleto"

apcom - 30 giugno 2010



Nel labirinto di Bolaño: ecco  Amuleto 

Roberto Bolaño continua a vivere, almeno per quanto riguarda la pubblicazione delle sue opere. In attesa di due inediti annunciati anche in Italia per i prossimi mesi ecco che Adelphi ripubblica "Amuleto", romanzo falso-giallo del 1999, nella nuova versione della valente ispanista Ilide Carmignani. Una storia oscura, segreta probabilmente è il termine più calzante, raccontata in prima persona da Auxilio Lacouture, la "madre di tutti i giovani poeti messicani", che visse il proprio momento di celebrità allorché restò chiusa - sostanzialmente immobile - in un gabinetto dell'università di Città del Messico mentre i militari facevano irruzione nell'ateneo durante i moti del Sessantotto. Quell'esperienza, che Bolaño racconta con l'usuale visionarietà lucida e folle al tempo stesso, lasciò un segno indelebile sulla giovane donna, che da quel momento porta con sé la propria solitaria resistenza proprio come un amuleto. L'orrore di fondo, quello che lo scrittore cileno è un maestro nel

Messico '68: La strage degli studenti

Mario Perniola - 4 ottobre 2008

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Messico '68: La strage degli studenti

Dopo il Maggio francese, che vide scendere in sciopero spontaneamente dieci milioni di persone, e l'invasione sovietica della Cecoslovacchia in agosto, il terzo evento che nel 1968 turbò l'opinione pubblica mondiale fu l'eccidio di più di trecento studenti sulla Piazza delle Tre Culture a Città del Messico, avvenuto nel pomeriggio del 2 ottobre di quell'anno. Questa strage, in cui perirono anche bambini e passanti, fu un vero e proprio agguato contro una manifestazione pacifica, accuratamente preparato e compiuto dalle forze congiunte della polizia e dell'esercito, pochi giorni prima dell'inaugurazione dei Giochi Olimpici.

martedì 29 giugno 2010

Un «Amuleto» che brilla di rabbia e insolite profezie

Massimiliano Parente -  il giornale - 29 giugno 2010



Un «Amuleto» che brilla di rabbia e insolite profezie

 Non è una storia del terrore né poliziesca né un noir, sebbene una ragazza uruguaiana, Auxilio Lacouture, voglia farcelo credere nelle prime righe del romanzo di Roberto Bolaño intitolato Amuleto (pagg. 142, euro 15) e appena pubblicato per Adelphi. Anzi, come da tradizione Adelphi, in realtà ripubblicato facendo finta di niente, perché il libro era già uscito per Mondadori nel 2001 e nessuno se n’era accorto (dopo Adelphi il diluvio e prima di Adelphi non c’è mai nulla, snobismo di un editore raffinato ma spesso anche filogicamente paraculo, come se ogni libro cominciasse a esistere solo appena adelphizzato).

lunedì 1 giugno 2009

la narrativa di Bolaño,

la narrativa di Bolaño

"Bisogna partire dal fatto che Roberto Bolaño si considerava un poeta."

Massimo Rizzante

Concepisco, con molta umiltà, la totalità della mia opera in prosa e anche una parte della mia poesia come un tutto. Un tutto non solo stilistico, ma bensì anche un tutto argomentativo, i personaggi dialogano continuamente tra di loro appariscono e spariscono
[ intervista di Marcelo soto ]
Non so se lo disse Borges. Forse fu Platone. O forse George Perec. Ogni storia rimanda ad un'altra che a sua volta rimanda a un'altra Storia che a sua volta rimanda a un'altra storia. Ci sono storie che sono i numi tutelari di una storia, ci sono storie che sono le chiavi di una storia e ci sono storie che ci portano al bordo del vuoto e ci obbligano a porci le garndi domande. Io consosco solamente una delel doamnde. Come costruire un ponte? e ovviamente non conosco la risposta
[ Intervista di Demian Orosz - dicembre 2001 ]
Insomma, in un racconto di dieci pagine ci sono già dieci storie, mi dici come cazzo si fa a scrivere un romanzo di oltre seicento pagine con una sola storia? È assolutamente impossibile, chi pensa una cosa del genere è un idiota. Ogni romanzo è una successione di storie che si vanno intrecciando.
[ Intervista di Raul Schenardi ]
Credo che vengo dalla poesia. Non mi assomiglio nè a César Aira, nè a Rey Rosas, nè a Juan Villoro, nè a Javier Marías, nè a Vila Matas - che è uno dei migliori -. Nessuno di quelli che ti ho nominato è scrittore di poesia. Sono fondamentalmente un poeta. Ho iniziato come poeta. Da sempre ho creduto – e continuo a farlo – che scrivere prosa sia un atto di cattivo gusto. E lo dico sul serio
In un certo senso credo che scrivere prosa sia tornare a fare il lavoro di mio nonno analfabeta. E' molto più difficile la poesia. Le scenografie che ti propone la poesia sono di una purezza e di una desolazione molto grande. Quando metti insieme purezza e desolazione lo scenario si ingarndisce automaticamente fino all'infinito ela logica vuole che tu scompaia in questo scenario e, tuttavia, non scompari. Diventi infinitamente piccolo, ma non svanisci.ueño pero no desapareces.
[ intervista Melanie Jösch - dicembre 2000 ]
Però sono cileno, di classe medio-bassa e dalla vita ababstanza nomade, e probabilmente l'unica cosa che potevo fare era convertirmi in scrittore, accedere come scrittore e soprattutto come lettore a una ricchezza immaginaria, entrare come scrittore e come lettore in un ordine di cavalleria che credevo pieno di giovani, dicciamo, temerari, e dove, alla fine, a 48 anni mi ritrovo solo. Ma queste parole non sono altro che retorica..
  [ Intervista di Demian Orosz - dicembre 2001 ]