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sabato 21 agosto 2010

L'archivio e la strada

  Wu Ming 2

maggio 2010
L'archivio e la strada

In un primo  momento, questa mia riflessione sul lavoro culturale attraverso la Rete doveva concentrarsi sugli strumenti: blog, social network, e-zine, mailing list, podcast...Poi mi sono reso conto che un elenco del genere avrebbe sviato l'attenzione dall'aspetto più interessante: non la cassetta degli attrezzi, ma la mentalità con la quale li usiamo. Capire la logica che sottende (e trascende) le attuali tecnologie, permette di cogliere   caratteristiche, processi e linee di fuga che vanno ben oltre l'ambito del web.
L'utilizzo di Internet, in quest'ottica, determina e consente un lavoro culturale attraversato da nuove tendenze.

lunedì 9 agosto 2010

il peso specifico delle parole

 Biagio Cepollaro -



il peso specifico delle parole

[....]
Riconoscere il peso specifico di una parola non è possibile per un qualche suo tratto distintivo: un testo poetico non è ‘sperimentale’ perché è astruso o semplicemente inconsueto, né un testo poetico rinnova la tradizione lirica perché vi parla semplicemente un soggetto configurato come un ‘io’ ottocentesco… La banalità si annida in questi tratti distintivi, anzi, è proprio il fatto che si anteponga alla concreta lettura del testo e alla relativa esperienza, dei tratti distintivi, il luogo originario della banalità della critica.

Nella incredibile esplosione e moltiplicazione di voci poetiche (di scritti ‘poetici’) sulla Rete, le etichette, già pericolanti prima, hanno perduto ormai del tutto la loro funzione economica di orientamento per delle concrete realtà testuali. Il termine ‘lirica’ non vuol dire più nulla. A quale configurazione della soggettività, infatti, il termine dovrebbe riferirsi? I termini ‘sperimentale’ e ‘avanguardia’ hanno perduto definitivamente la loro utilità, già gravemente compromessa negli ultimi quarant’anni del Novecento, nel deperimento della dicotomia tradizione-avanguardia.

Dunque non sarà un’etichetta né un tratto distintivo ma il peso specifico delle parole di cui faremo esperienza ad essere, per noi lettori, significativo. Solo che il peso specifico della parola poetica vive, per così dire, nell’interstizio tra la superficie del testo e la sua latenza profonda:   tocca a ciò che il lettore ha raggiunto nella sua evoluzione complessiva (emotiva, intellettuale, spirituale) provare ad attualizzare quella latenza e a darle voce.

le forme della scrittura

Marcello Fois -



[..]
Siamo circondati da scrittori tristemente più famosi dei propri libri... Di teorici al rovescio che prima scrivono poi elaborano, prima promuovono poi scrivono...di quantità che disattendono qualunque qualità (...)
E sarebbe a dire che non può sussistere alcuna modernità che non si sostanzi in un rapporto strettissimo con la tradizione. Tuttavia sembrerebbe vero il contrario. La scrittura è ancora, da più parti, considerata un esercizio per orfani, o per figli di nessuno. dentro a questa apparenza di gratuità si nasconde l 'insidia di pensare che chiunque possa esercitarla, basta che lo faccia. Ma ribadire che non è  così pare, al contempo, una tautologia. Chiarire che scrivere è un atto complesso e persino faticoso, può sembrar, a lungo andare una posa: l'alternativa allo scrivere sarebbe lavorare.  In ogni caso vale la pena di essere santamente tautologici e ripetrci di tanto in tanto che non si fa letteratura senza letteratura. Non si scrive senza leggere.  Non si distrugge quanto non si conosce  e questo tanto per mettere una pietra sopra su qualunque tentazione di avanguardia posticcia derivante da percorsi non assimilati (...)

La scrittura "attuale" è tutto il contrario, l'unico talento effettivo che richieda è di cavalcare l'appetito momentaneo del lettore. E' scrittura senza parenti, vuoto a perdere,. Spesso millanta un rigore che non possiede se non in termini di audience; è il territorio in cui più che in ogni altro luogo, la scrittura incontra le categorie televisive di audience e di target: la scrittura per adolescenti pubescenti, la scrittura per lettori  che non vogliono niente di impegnativo; la scrittura per lettori  che vogliono illudersi di saturare la scarsità di ocntenuti con l'abbondanza di pagine (...)


il web sarebbe il veicolo e lo spazio che avrebbe mutato radicalmente le modalità di diffusione e di fruizione della nostra letteratura “attuale”. Non sempre positivamente, mi pare. Da un lato il web ha funzionato come straordinaria cassa di risonanza, dall’altro però ha trasmesso l’illusione che chiunque abbia titoli per parlare di letteratura. Ha reso il lettore, anche quello saltuario, o mediocre, o protagonista. Ha fatto protagonista perfino il non lettore, che in un sito di scrittura puo’ affermare il suo inalienabile diritto di giudicare quanto non ha mai letto. E’ un paradosso che ha evidenziato la necessità assoluta di una critica che non abdichi al suo compito di custodire, interpretare, e mettere in campo, un patrimonio inestimabile.
Il confronto diretto è solo apparentemente democratico, non vedo scrittori che discutono di operazion ia cuore aperto in siti di cardiologia, ammesso che non siano medici.. Ci sono spazi dove si va per curiosità e per apprendere e altri in cui. oltre a questo, si ha titolo per intervenire.  Vorrei più lettori con più argomentazioni, ma vedo solo scrittori che parlano tra di loro, o non lettori che farneticano. la democrazia è costosissima, e diventa sempre più rara, non dovremmo sprecarla, confondendo il sacrosanto diritto di parola con la fisiologia fonetica. Si rischia certo di apparire retrivi, ma vale la pena di ricordare ancora una volta che il consumo a corto raggio è una categoria lontanissima dalla letteratura, per lo meno dalla letteratura che abbia un progetto di permanenza, che è il fulcro della letteratura 'inattuale'  ”………
..........Non resta che affidarsi a un principio talmente banale che per molti è una chimera, e che costituisce il discrimine stesso tra scrittore e scrivente: dai classici si impara senza esiliarsi dal proprio tempo.

[Marcello Fois, Le forme della scrittura,
  Nuova rivista letteraria Nr 1 maggio 2010]


il sito ufficiale di Marcello Fois   - - - -
© Marcello Fois 

 

il pensiero collettivo in rete

  Giancarlo Alfano -


[...]
oggi è stato pubblicato un articolo sul “manifesto” che mi ha dato da pensare. Vi si dice che in Itlaia non occorrono gli intellettuali, peraltro già morenti o già morti, ma un pensiero. Nel corso dell’argomentazione di questo articolo si capiscono due cose: 1) che il “pensiero” sigifica “dei contenuti”; 2) che bisogna elaborare questi contenuti soprattutto attraverso il canale del web.

Mi rifaccio a questo articolo (firmato da Giorgio Fontana), perché è un po’ quel che ci si auspica in generale, e che soprattutto sperano coloro che praticano la rete. Della quale, io resto però un osservatore piuttosto critico e diffidente. Il pensiero deve essere collettivo, per forza. Ma il problema è che un pensiero collettivo, cioè intendo elaborato collettivamente, deve possedere un vocaboloario grosso modo comune e dei procedimenti di individuazione delle priorità logiche (una sintassi) che siano ampiamente condivisi. Altrimenti non si elabora, ma ognuno dice la sua, in maniera più o meno bella, ma comunque senza alcuna efficacia.[...]

© Giancarlo Alfano

citazione tratta da un commento a un articlo dello stesso Giancarlo Alfano:

Ancora sull’università, la poesia, il gusto  che è il seguito di un altro articolo sempre di Alfano:
 A La “critica universitaria” e l’esplosione. Un invito a partire dal lavoro sulla poesia
 

© Giancarlo Alfano



 

passare dall'intellettuale al pensiero

Giorgio Fontana   


 7 agosto 2010

 passare dall'intellettuale al pensiero



[....]
Se cominciassimo a pensare all'intellettuale come al mero creatore di una somma di buoni contenuti, tutta la fenomenologia dello "stronzo" subirebbe un duro colpo.
Il motore principale di questa rivoluzione è, naturalmente, il web. Sul web è difficile ricreare una figura del genere, e comunque tale figura è passibile di critica quotidiana e aperta a chiunque. Ovviamente, ci sono ancora molti passi da fare. La produzione e discussione intellettuale sulla rete pecca di sovraccarico informativo, di frammentazione, e di un'etica della discussione ancora imperfetta. L'invasione di parole della rete sembra infrangere la regola aurea del non multa, sed multum che ogni vero artigiano dei concetti dovrebbe tenere presente. E molto spesso i commenti dei lit-blog degenerano in litigi, valzer eterni di tu quoque, accuse ad personam e simili.

sabato 7 agosto 2010

Twitter spiegato da common craft

  Common craft  


Common craft produce video che spiegano le nuove tecnologie in modo semplice. Questo è il video, tradotto in italiano che spiega twitter . 




Molti video si possono trovare anche su You Tube


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La coda corta dell’ informazione online

  Navic    


febbraio 2009

La coda corta dell’ informazione online


La varietà dell’ offerta di informazione sui siti web è molto lontana dall’ essere abbondante quanto ci si poteva immaginare. E, peggio an cora, questa offerta è massicciamente ‘’ridondante’’ e ‘’stereotipata’’: i siti di informazione diffondono la stessa notizia nello stesso momento, con una concentrazione estrema della produzione su un piccolo numero di argomenti che dominano completamente la scena – I risultati di una ricerca francese dal titolo « Internet, pluralismo e ridondanza dell’ informazione » 

Wu ming 2: lavoro d'archivio


Wu Ming 2   

 maggio 2010

lavoro d'archivio

Internet è una piazza, un mercato, una fotocopiatrice sempre accesa, un ufficio postale e una biblioteca di babele. Immensi nel flusso di dati, si corre il rischio di dare per scontata l'archiviazione e la perenne accessibilità di qualsiasi materiale grazie all'onniscienza del Dio Google. Al contrario, perchè una conoscenza così liquida non finisca per evaporare, bisogna metterne da parte sempre qualche bottiglia, tapparla con cura, piazzare le giuste etichette, riporre tutto in ordine sugli scaffali e soprattutto stappare al momento giusto, fare corsi da sommelier per imparare quando e come servire vino d'annata, prima che il tempo lo trasformi in aceto. 


Wu Ming 2
L'archivio e la strada -   in Nuova rivista letteraria, Nr 1- maggio 2010

© Wu Ming 2  


«Nel giornalismo, specie digitale, già lo vediamo: su molte testate l'inizio del pezzo deve essere scritto con certe parole-chiave secondo certi canoni, in modo che Google o gli altri motori di ricerca lo capiscano e lo captino. Cioè scriviamo per le macchine, non più per i lettori. Urge riflettere».
 [ Frank Schirrmacher - la dittatura digitale ]

Pierre Levy:gli utenti di internet guardano la televisione?

intervista a Pierre Levy



12/06/2009
Levy: gli utenti di internet guardano la televisione?
Intervista al filosofo del Cyberspazio, Pierre Levy, rilasciata in occasione di una pubblicazione di una sua opera e pubblicata sul sito Hackerart.org. Intervista nella quale Levy parla del consumo delle nuove tecnologie e delle sue caratteristiche.


Spesso si chiede agli utilizzatori di internet, dove trovano il tempo da dedicare alla Rete?

Pierre Levy: Io stesso sono un utilizzatore di internet e posso dirvi che la maggior parte del tempo la passo tra le 19:30 e le 21:30, cioè nell'ora in cui normalmente si guarda le TV.
Negli Stati Uniti si constata tra i più giovani una diminuzione della partecipazione televisiva. Questo pubblico sembra preferire i videogiochi alla TV. Mentre i giovani tra i 10-15 anni, occupano il loro tempo navigando e comunicando su internet.
Questa constatazione è semplicemente dovuta al tempo, non si può fare tutto.

lavoro liquido

Wu Ming 2   


 maggio 2010

lavoro liquido

Pubblicato sulle pagine di una rivista cartacea, un articolo come questo partecipa alla costruzione di un determinato contesto. La sua natura è doppiamente collosa:  da un lato perchè tende a restare appiccato alla sua cornice, dall'altro perchè attira i lettori verso un prodotto culturale. Al contrario, un articolo "postato" su internet ha fin da subito una vita propria: va in cerca di connessioni, risonanze, critiche. Viene copiato e linkato in nuovi contesti e acquisisce così nuovi significati. Il suo scopo principale è circolare, diffondersi, essere disponibile. Se fino a qualche anno fa la maggior parte dei siti erano studiati per appiccicare gli utenti alle proprie pagine. Il cosiddetto web 2.0 ha diluito l'infosfera, rendendo i saperi ancora più fluidi. L'identità dei contenuti culturali si fa più liquida, autonoma, plasmata dagli utenti. Ogni atto linguistico si costruisce strada facendo uno sfondo concettuale, attraverso link, strani vicinati, citazioni, commenti. Ma affinchè questa maggiore dispersione non si traduca in superficialità, perdita di coerenza e riferimenti chiave, è necessario puntellare la conoscenza con due sostegni fondamentali: l'archivio e la strada.

Wu Ming 2
L'archivio e la strada -  tratto da Nuova rivista letteraria, Nr 1- maggio 2010

© Wu Ming 2  

 
 

giovedì 5 agosto 2010

domenica 1 agosto 2010

Biancamaria Bruno: navigando senza tempo

Biancamaria Bruno - 2000  


Lettera internazionale nr 66 - 2000   - - - -

 navigando senza tempo

"Che cos'è il tempo?, chiedo."
"Il tempo è una storia".
"Perché una storia?"
"Perché succedono molti fatti".


Questo sostiene mio ñglio di sette anni. Il tempo è una storia. Questo, almeno nella nostra cultura occidentatle. Il tempo è Iineare, 'è un prima e un dopo, c‘è uno scorrere, c`è un inizio e una fine, una nascita, una morte. C‘è una storia che corre tra queste due estremità, che a volte riesce a date un senso alta nostra esistenza nel suo complesso e alla vita del mondo che ci circonda. Ciò non toglie, però. che la linearità del tempo, quel concetto elementare che noi tutti sperimentìamo, sia comunque arbitrario e intenzionale: costruiamo intatti strumenti di misurazione — I`orologio, il calendario — che si basano su convenzioni che possono variare da cultura a cultura e che prevedono una successione di momenti che disponiamo su una retta virtuale che presumiamo inlìnita. Il tempo dell‘uomo non è una marea che avanza, ma un fiume che scorre, una matassa che si dipana. un lilo di Arianna che ci guida e ci smarrisce. una corda tesa su cui camminiamo lasciandoci diettro, a ogni passo, un segmento della nostra vita. Ma il Tempo, quello vero, quello trascendentale e inquieto, resta un'entità per certi versi sconosciuta e aliena — Tempo del divino, Tempo dell'unìverso, Tempo del tempo.

sabato 31 luglio 2010

A. tarquini La dittatura digitale - intervista a F. Schirrmacher

  intervista di Andrea Tarquini a Frank  Schirrmacher - 1 dicembre 2009



La repubblica   - - - -

LA DITTATURA DIGITALE


Il flusso d' informazioni, il dominio dei computer, di internet, del mondo digitale, minaccia di sommergerci e renderci schiavi dell' intelligenza artificiale. Il genere umano deve difendersi, ha fretta di pensare a strategie per affrancarsi e riappropriarsi dell' emotività e dell' imprevedibilità, valori costitutivi che l' intelligenza umana ha e quella delle macchine no. Oppure soccomberà ai motori di ricerca. 

E' la tesi che Frank Schirrmacher, direttore della Frankfurter Allgemeine, espone nel suo nuovo libro, Payback, il saggio sociopolitico del momento in Germania. Ascoltiamolo.
Dottor Schirrmacher, internet e i computer dunque sono non più una conquista ma un' oppressione da cui dobbiamo liberarci? 
«Oggi comunichiamo, leggiamo e scriviamo solo con i computere la rete. Mai computer non sono solo computer, bensì gigantesche reti di dati. Da alcuni anni è possibile, grazie all' immensa mole di informazioni in rete, elaborare calcoli molto precisi sugli individui. Veniamo sempre più trasformati in formule matematiche. La domanda è chi governa chi: noi il computer, o il computer noi? Nelle nostre società il multitasking, fare le cose più diverse contemporaneamente, è diventato una religione. Sms, e-mail, più finestre aperte sul computer e sempre in rete. Adesso cominciamo a renderci conto che il cervello umano non è in grado di padroneggiare costantemente questo processo».

Con che conseguenze?
«Questa inondazione di flusso d' informazione ha effetti negativi, si vedono specie tra i giovani: smemoratezza, disturbi nella concentrazione, disturbi nella comunicazione e l'incapacità di riconoscere da soli quali informazioni sono importanti e quali no. Riceviamo passivamente tutto senza più sapere di quali informazioni abbiamo bisogno. E' un cambiamento epocale. Molti dicono che esagero, mi invitano a spegnere il cellulare. Ma la rete è così cresciuta che chiunque ci giudica con l' aiuto delle macchine. I datori di lavoro hanno accesso a talmente tanti dati personali da poter decidere con l' aiuto della rete e del computer quali dipendenti lavorano bene insieme e quali no, quali vanno promossi e quali emarginati o licenziati. E provi a ordinare un libro da Amazon: arriva subito dopo la prossima offerta mirata d'acquisto. Ben altro che non andare in libreria a scegliere da soli un libro».

E nel mondo del lavoro?
«In America appunto, con i dati personali dei dipendenti, le macchine dicono ai dirigenti aziendali quali dipendenti hanno facoltà e caratteristiche simili, suggeriscono di promuovere questo, di licenziare quest'altro che tra cinque anni sarà buono a nulla. Il dominio del calcolo matematico sugli individui e sulla mente umana si estende in ogni campo, e ciò è molto pericoloso».

Teme più computere software o computer e motori di ricerca?
«Sono cresciuti insieme, in sinergia, si complementano. Ora abbiamo l' internet in tempo reale. Fino ai cellulari. Solo i motori di ricerca possono governare un simile volume d'informazioni. Ma il motore di ricerca non è un essere umano, bensì solo un software. Adesso ti aiuta a scegliere un buon ristorante o acquisti. Ma presto giudicherà quali esseri umani sono buoni e quali cattivi o pericolosi o inutili. I primi passi, pur necessari quanto vuole, li vediamo nell' uso di computer e motori di ricerca nell'analisi per la lotta al terrorismo. Vedo un pericolo: disimpariamo a vivere nella dimensione dell' imprevedibile, momento costitutivo dell' essere umano».

Il rischio è dunque perdere o atrofizzare l' imprevedibilità dell' anima e delle emozioni?
«Assolutamente. Questo è il problema, questo è il pericolo. E' un circolo chiuso. Tra qualche anno emergeranno dirigenti d' azienda o personalità dei media o politici che penseranno adeguandosi alle macchine. E improvvisamente sarà importante solo quanto rientra negli schemi di computer e motori di ricerca. In America le diagnosi elettroniche dei motori aiutano molti medici, ma il medico tradizionale ha un' esperienza diretta insostituibile per curare e guarire ogni singolo diverso paziente. Se rinunciamo all' imprevedibilità, all' elemento incalcolabile della mente umana, vivremo in un mondo in cui tutto è predestinato e deciso dalla matematica. Gli uomini si trasformeranno in realtà matematiche. Anche nel giornalismo, specie digitale, già lo vediamo: su molte testate l'inizio del pezzo deve essere scritto con certe parole-chiave secondo certi canoni, in modo che Google o gli altri motori di ricerca lo capiscano e lo captino. Cioè scriviamo per le macchine, non più per i lettori. Urge riflettere».

Quasi il pericolo di un totalitarismo digitale?
«Assolutamente. Strowger, uno dei massimi matematici americani, ha detto che la matematica negli ultimi anni ha risolto problemi di estrema complessità grazie ai computer, ma ormai conosce solo la soluzione, non il processo matematico che vi ci porta. Questo conduce a un nuovo autoritarismo delle macchine. E' pericolosissimo: può imporsi nella biologia, in ogni altra scienza, fino alla politica. Internetè importante e utile, ma sbagliamo a considerarlo un giocattolo. E' uno spazio vitale perfettamente capitalista. Google è una multinazionale per cui milioni di persone lavorano di fatto gratis. Come all' alba del capitalismo. Il mondo digitale ricorda la società industriale del 18mo secolo, con tutte le sue realtà di sfruttamento e accettazione di massa dello sfruttamento».

Ricorda un po' 1984 di Orwell o Il mondo nuovo di Huxley?
«Al tempo: non è Orwell, che in 1984 descrive una dittatura fatta di divieti, di libri proibiti. E' invece Huxley: nel suo "mondo nuovo" alla gente non è vietato leggere libri, ma nel nuovo modello di vita la gente non ne ha più voglia. Ecco la sfida: un bel mondo nuovo, seducente, in cui come nelle pagine di Huxley le emozioni di fatto sono proibite e il divieto implicito di ogni curiosità o emozione è accettato, ritenuto naturale dalla gente. Non sono contro internet ma l'aggressività che vi domina è un fenomeno della comunicazione digitale, e problemi di memoria e di concentrazione derivanti dall' uso della rete e del computer possono produrre una demenza digitale di massa. Siamo sempre più dipendenti dalle macchine. L' altro giorno ho chiesto a un collega quale musica preferisce. Non ha risposto subito, non aveva risposte spontanee pronte. Ha dovuto prima leggere sul suo Blackberry la lista dei brani scaricati. La comunicazione tra macchine e uomini può diventare come la musica. Larry Page, fondatore di Google, ha detto anni fa che la sua aspirazione è connettere Google direttamente col cervello. Quando i fratelli Wright fecero volare il primo aereo, non prevedevamo il livello tecnologico dei jet di oggi e il loro ruolo nel nostro quotidiano, invece la realtà è cambiata a fondo».


È un pericolo anche sulla scena politica?
«Cambia a fondo il modo di far politica. Angela Merkel già governa con gli sms».

Come possiamo difenderci?
«Per la prima volta nella Storia affrontiamo una nuova legittimazione di arte e creatività. Dobbiamo difendere i nostri concetti costitutivi: i computer non sono creativi né tolleranti, né hanno fantasia. Ecco i valori da difendere, che hanno un' incredibile importanza per il futuro delle nostre società. In scuolee università non dobbiamo più insegnare nozionismo su geografia e storia, ma il modo di usare il pensiero, l' emozione, le intuizioni. Così abbiamo la chance di governare noi la simbiosi con la dimensione dei computer. Prima che i computer ci dicano a quale concerto andare o quale donna sposare. Già adesso il successo dei portali che offrono la ricerca e la scelta dell' anima gemella calcolando tutto con algoritmi sui dati personali è inquietante».

Quindi dipende da quanto l' umanità saprà o vorrà difendere imprevedibilità ed emozioni?
«Esattamente. E da quanto l' umanità onorerà e retribuirà questi sentimenti-valori. Devi sapere e ricordare che quanto ti indicano i tuoi sentimenti e il tuo intuito è più importante dei calcoli di Google. E' decisivo non trasformarsi in matematica. Leggere, concentrarsi, la meditazione, saranno i nostri strumenti di difesa decisivi».

© ANDREA TARQUINI