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venerdì 24 luglio 2009

Juana Inés De La Cruz, poesie

  Juana Inés De La Cruz  



 Poichè la possiede nel suo pensiero, indica tutta l'inutilità della vista degli occhi

 Pur se mi accecò il guardarti,
che importa vedere o no,
se dell'anima i diletti
anche un cieco può vederli?

Quando l'amore tentò
di fare tue le mie spoglie,
Lysi, e la luce mi levò,
diede all'anima quegli occhi
che dal corpo mio sottrasse.
Diede a me, perchè potessi
con più attenzione adorarti,
occhi con cui contemplarti;
e così ebbi miglior vista,
pur se mi accecò il guardarti.
E prima questi occhi in me
erano intralci penosi:
non avendoti per sè
è chiaro che erano oziosi
non potendo veder te.
Accecarsi, a mio vedere,
fu una grande provvidenza
poichè non potevo averti:
a chi più luce non ha,
che importa vedere o no?
Ma è una gloria così rara
quella che ho nell'adorarti,
che, se pure mi uccidesse,
porrebbe fine la gioia
a quel che il dolor non seppe.
Ma che importa se la palma
mi sottraggono, violenti,
in questa amorosa calma,
non del mio corpo i tormenti,
ma dell'anima i diletti?
Così avrò nella violenta
condanna di non vederti,
a sollievo del tormento,
sempre il mio pensiero in te,
sempre te nel mio pensiero.
Qui nell'anima vedrò
il centro dei miei affetti
con gli occhi della mia fede:
chè piaceri immaginati,
anche un cieco può vederli.

Dono in cui l'affetto fa omaggio di semplicità
Lysi, alle tue belle mani
dono castagne spinose,
perchè dove abbondan rose
non posson mancare spine.
Se tendi alla loro asprezza
e con questo il gusto inganni,
perdona la rustichezza
di chi te le regalò;
perdona, ché questo riccio
solo può donar castagne.

© Juana Inés De La Cruz




Ricordo di Juana Inés De La Cruz. Intervista a Prudencia Molero.

Caterina Giardinelli - 23 aprile 1997

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Ricordo di Juana Inés De La Cruz. Intervista a Prudencia Molero.


Juana diventa talmente celebre per la sua sapienza, per la sua capacità di scrivere poesie, pezzi di teatro ecc., che viene ricevuta a corte e “allevata” tra principesse e marchese. E' è una persona speciale, una donna che conosce quattro lingue, nonché la matematica, la filosofia e la teologia. 

A Prudencia Molero, interprete negli anni `80 di Suor Juana, un testo “cucito addosso a lei” da Dacia Maraini, abbiamo chiesto di parlarci di questa bellissima figura di donna, che ben trecento anni or sono si oppose all'oscurantismo di Chiesa e governo con la luce della conoscenza. 

“Fra tutte le scrittrici latino - americane, Juana Inés De La Cruz, è la poetessa più importante, la più emblematica, ed in più, essendo vissuta nel 1600, si può dire che è una discepola della letteratura barocca spagnola che ha l'ultimo rigurgito, proprio con lei, in Messico. Spesso, e a torto, si è parlato di Suor Juana come di una mistica; io la definirei più una laica nel senso di sviluppo di pensiero. Si può definire una pre-illuminista, un'allegorica; infatti, da brava barocca usava molto l'allegoria. Nelle sue opere parla sempre di due amori: uno che la perseguita, e che lei non ama, e l'altro che l'abbandona. La Chiesa è l'amore che la perseguita, lo studio, invece, l'amore che lei perseguita e che l'abbandona. 

Un amore che fa di lei una specie di fenomeno da baraccone...
“Un fenomeno che suscitava l'interesse di sapienti, scienziati, filosofi e artisti. Pensa che a soli undici anni subisce una specie di esame pubblico da parte di questi personaggi che non riuscivano a capacitarsi della sua sapienza. Su quest'episodio si sofferma molto il testo scritto dalla Maraini. 

A proposito del testo, perché non riproporre oggi La casa del linguaggio? La rilettura di questa figura mi sembra attualissima. La paura degli uomini nei confronti della donna, giocata soprattutto a livello di perdita del potere non è ancora una cosa d'altri tempi...
“Sarebbe molto bello, ma oggi, chi ha più il coraggio di rischiare con il teatro? La casa del linguaggio era un testo splendido, e venne replicato a lungo con successo al Teatro La Maddalena. Dacia Maraini non conosceva Suor Juana e le sue poesie barocche, e posso dire che per lei è stato un bellissimo incontro, pane per i suoi denti...Affiancò a Juana il personaggio di Rosario, la serva che le aveva regalato la madre perché l'accudisse in convento, e portò il discorso anche sul rapporto serva/padrona, sottolineando l'atteggiamento ambiguo di Rosario verso la sua padrona. Un atteggiamento fatto di affetto da un lato, e di rancore dall'altro”. 

Rosario è un personaggio reale?
“Rosario è esistita veramente, ne ho trovato tracce nelle mie lunghe ricerche su Suor Juana. Ricerche che continuo a fare, e che mi lasciano senza fiato. Per esempio, lo sai che già allora scriveva sull'amore a pagamento? In una sua poesia, parlando degli uomini, in pratica diceva: `chi pecca di più? Lei per la paga o lui che paga per peccare?' Insomma, per l'epoca aveva le idee ben chiare! Era veramente una figura rivoluzionaria e moderna, un mito come da noi può essere Dante. Non si può non definire un mito una donna che nel 1600 rifiuta un buon matrimonio perché ama i libri più di tutto, e che per questo entra in convento anche se non è molto religiosa”? 

Hai visto Yo la peor de todas di Maria Luisa Bemberg?
“L'ho visto a Madrid; esteticamente l'ho trovato molto bello, un film di una grande plasticità! Ma quello di Bemberg è un altro punto di vista. Lei ha evidenziato molto il personaggio della madre, indubbiamente un personaggio importantissimo nella vita di Juana, però non si è soffermata altrettanto sulla vita di una donna che ha scritto poesie d'amore per altre donne e ragionava sui diritti delle donne. Il ritratto che traccia Bemberg è quello di un'asessuata, io invece penso che c'era in lei una grande tensione amorosa, quella tensione che caratterizza la vita degli artisti/e”. 

Per Juana è molto importante la figura di Lisi, la viceregina, una donna che la protegge da chi inizia a redarguirla perché si occupa troppo poco di religione...
“Lisi è una donna straordinaria che lega subito con Juana, la va a trovare in cella, quella cella dove si dice fossero custoditi diecimila libri, e discute con lei di tutto. Testimone di quest'amicizia è il lungo rapporto epistolare che ci fu tra le due donne dopo che Lisi tornò in Spagna. Ed è ancora grazie a lei se oggi possiamo leggere le sue poesie e i suoi scritti, raccolti e pubblicati, dopo che la Chiesa intima a Juana di non scrivere più, di bruciare le sue carte e di firmare con il sangue il suo `pentimento'. Quel divieto la porterà alla morte, una morte quasi cercata quando decide di curare Rosario, ammalatasi di peste, e poi si dedica con tutta se stessa alla cura degli appestati. Infatti Juana muore di peste nel 1695”. 

Donne e Messico, ultimamente se ne parla quotidianamente. Suor Juana, anche se è di sangue spagnolo, Frida Kahlo, Tina Modotti, che non è nata, ma ha vissuto a lungo in Messico...Secondo te perché torna frequentemente questo binomio?
“Perché il Messico è un paese che ha una grande tradizione rivoluzionaria, ma è anche un paese di `macho'. Allora riproporre personaggi femminili eccezionali, una più grande dell'altra, forse è per risanare il peso della bilancia. Non ti pare!”.
(23 aprile 1997)

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