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mercoledì 2 giugno 2010

William Burns - cronaca di un inedito pubblicato nel 1997

I fatti sono questi:
L'8 febbraio 2010 The New Yorker pubblica latraduzione di William Burns, racconto di Roberto Bolaño, mai pubblicato in USA. Qualcuno si convince che sia un  racconto inedito, e inizia a tradurlo dall'inglese all'italiano. Tra i tanti anche un mio caro amico. Al momento di pubblicarlo,  visto che il titolo non mi suona completamente estraneo, facciamo una breve verifica e ci accorgiamo che il racconto fa parte della raccolta "Chiamate Telefoniche", pubblicata in spagna nel 1997 ed in Italia nel 2000, da Sellerio, traduzione di Maria Nicola (pag 135).

Qualcun altro, forse accecato dall'idea di fare uno scoop,  pubblica con enfasi la traduzione del "racconto inedito". E ne nasce persino una discussione che coinvolge molti lettori appassionati dello scrittore cileno. Stiamo parlando di un sito specializzato in recensioni gestito da "giornalisti" che scrivono su giornali a diffusione nazionale.  

E' destino che Bolaño sia oggetto di costante mistificazione e che attorno a lui nascano leggende che rimbalzano nella rete, accreditate da autorevoli riviste e giornali, critici e scrittori ( come nel caso di Jonathan Lethem di cui si è parlato in un precedente articolo), specie da quando e' stato scoperto dall'editoria USA che ne ha fatto un mito, una specie di rock star.

Per la verità l'unico racconto inedito di Bolaño di cui si abbia notizia è  "El contorno del ojo" ( leggi tutta la storia) , tradotto qualche mese fa  dagli amici del sito puttana assassina.
Il racconto si può leggere qui link interno



Archivio Bolaño link interno

lunedì 1 giugno 2009

la narrativa di Bolaño 2,

la narrativa di Bolaño

"Bisogna partire dal fatto che Roberto Bolaño si considerava un poeta."

Massimo Rizzante

Concepisco, con molta umiltà, la totalità della mia opera in prosa e anche una parte della mia poesia come un tutto. Un tutto non solo stilistico, ma bensì anche un tutto argomentativo, i personaggi dialogano continuamente tra di loro appariscono e spariscono
[ intervista di Marcelo soto ]
Non so se lo disse Borges. Forse fu Platone. O forse George Perec. Ogni storia rimanda ad un'altra che a sua volta rimanda a un'altra Storia che a sua volta rimanda a un'altra storia. Ci sono storie che sono i numi tutelari di una storia, ci sono storie che sono le chiavi di una storia e ci sono storie che ci portano al bordo del vuoto e ci obbligano a porci le garndi domande. Io consosco solamente una delel doamnde. Come costruire un ponte? e ovviamente non conosco la risposta
[ Intervista di Demian Orosz - dicembre 2001 ]
Insomma, in un racconto di dieci pagine ci sono già dieci storie, mi dici come cazzo si fa a scrivere un romanzo di oltre seicento pagine con una sola storia? È assolutamente impossibile, chi pensa una cosa del genere è un idiota. Ogni romanzo è una successione di storie che si vanno intrecciando.
[ Intervista di Raul Schenardi ]
Credo che vengo dalla poesia. Non mi assomiglio nè a César Aira, nè a Rey Rosas, nè a Juan Villoro, nè a Javier Marías, nè a Vila Matas - che è uno dei migliori -. Nessuno di quelli che ti ho nominato è scrittore di poesia. Sono fondamentalmente un poeta. Ho iniziato come poeta. Da sempre ho creduto – e continuo a farlo – che scrivere prosa sia un atto di cattivo gusto. E lo dico sul serio
In un certo senso credo che scrivere prosa sia tornare a fare il lavoro di mio nonno analfabeta. E' molto più difficile la poesia. Le scenografie che ti propone la poesia sono di una purezza e di una desolazione molto grande. Quando metti insieme purezza e desolazione lo scenario si ingarndisce automaticamente fino all'infinito ela logica vuole che tu scompaia in questo scenario e, tuttavia, non scompari. Diventi infinitamente piccolo, ma non svanisci.ueño pero no desapareces.
[ intervista Melanie Jösch - dicembre 2000 ]
Però sono cileno, di classe medio-bassa e dalla vita ababstanza nomade, e probabilmente l'unica cosa che potevo fare era convertirmi in scrittore, accedere come scrittore e soprattutto come lettore a una ricchezza immaginaria, entrare come scrittore e come lettore in un ordine di cavalleria che credevo pieno di giovani, dicciamo, temerari, e dove, alla fine, a 48 anni mi ritrovo solo. Ma queste parole non sono altro che retorica..
  [ Intervista di Demian Orosz - dicembre 2001 ]