Franco Farinelli
La mappa il mondo il paesaggio
"La letteratura come visione del mondo" Bologna 8 marzo 2010
convegno organizzato da Loescher editori e MOD
(Società Italiana per lo Studio della Modernità Letteraria)
Roberto Bolaño e altre letture
Franco Farinelli
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Franco Farinelli
|•| pag 5 |•| pag 6 |•| pag 7 |«io non ho nomi e guai a voi se mi confondete con quei volgari oratori che, quando cominciano, dicono chi sono e cominciano a disarticolarsi, a suddividersi in parti; io non ho nomi, io rifuggo da qualsiasi disarticolazione, non conosco nessun tipo di logica che non sia data dal contesto».La follia, se fate caso, è esattamente questo, il rifiuto di ciò che si potrebbe chiamare lo spazio, vale a dire il rifiuto dell'esistenza di una razionalità che non dipenda dal contesto, dal hic et nunc, dalla situazione, di una razionalità che sia sovralocale, sovradeterminata rispetto al momento e alla situazione. Questa follia ha anche una serie di seguaci, per così dire, una serie di illustrazioni letterarie assolutamente fantastiche.
1 giugno 2002
Franco Farinelli
|•| pag 6 |•| pag 7 |«è come se una gigantesca matita gli si conficcasse sul cranio e descrivesse a sua volta una carta sul cranio di Achab».Ed è esattamente l'accecamento di Polifemo.
«Io devo fare a pezzi ciò che mi ha fatto a pezzi».Achab è la carta, e un pezzo del mondo è stato fatto a pezzi; Melville lo chiama il Gran Khan del tavolato, o, se volete, il re della calamita piana. Detto per inciso, sarebbe molto interessante uno studio di quanto la cartografia incida sulla letteratura americana, sarebbe un luogo privilegiato di osservazione e di indagine. E del resto Melville aveva studiato per due anni (dal '37 al '39) la cartografia.
«Io sento che dietro a questo velario bianco preme qualcosa; a volte ho l'impressione che dietro non ci sia nulla, ma, altre volte, io sento che dietro vi è una ragione, ma questo sudario bianco è ragionevole. Io non posso colpire se non attraverso, sfondando questo sudario per cercar la ragione che è al di là. Per questo dò la caccia».Potrei continuare a lungo ma mi interessa, a questo punto, passare a un'altra straordinaria rappresentazione dell'impossibilità di racchiudere la modernità all'interno dello spazio, dell'estensione euclidea. Pure essa trova una privilegiata modalità di espressione nella letteratura; voglio prendere in esame un romanzo che, a mio avviso, deve molto a Melville, molto più di quanto i critici hanno finora cercato di rilevare: Cuore di tenebra di Conrad.
«Quella terra selvaggia lo aveva sfiorato e il cranio di Kurtz era diventato una palla liscia di biliardo».esattamente come d'avorio era la gamba di Achab. E si potrebbe continuare in questo gioco, la situazione è esattamente la stessa, se non che Conrad - che viene cronologicamente dopo Melville, siamo infatti proprio all'inizio del Novecento, la pubblicazione di Cuore di tenebra risale al 1902 - è molto più preciso, e molto più sottile.
Franco Farinelli
|•| pag 7 |«Non lo so nemmeno io; è che mi sono inoltrato all'interno del continente un po' alla volta, un po' alla volta senza un piano e, a questo punto, sono qua; so soltanto che non posso tornare indietro perché è troppo distante».È evidente qui la follia, dove l'azione non obbedisce ad un piano, a un progetto, ed è evidente la polarità rispetto a Kurtz che, come si diceva, rappresenta la scala, quella scala lineare metrica che fa la sua prima apparizione nella grotta di Polifemo. Sono i compagni di Ulisse che, a distanza regolare l'uno dall'altro, sorreggono il palo e lo infiggono nell'occhio del ciclope. Questa è la prima tremante scala metrica lineare di cui si abbia notizia - cioè è lo spazio, esattamente lo spazio, come prima ho tentato rapidamente di illustrare.
Franco Farinelli
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