JOSÉ-CHRISTIAN PÁEZ - El hispano - luglio 2005
A due anni dalla morte di Roberto Bolaño
Il poeta Bruno Montané Krebs
evoca I detective selvaggi
evoca I detective selvaggi
Bruno Montané Krebs (Felipe Müller ne I detective selvaggi, uno dei romanzi di maggior successo di Roberto Bolaño) ha i capelli canuti, gli occhi chiari e una stazza allungata che sembra ingrandirlo. Rifacimento, come direbbe lui, dei suoi suoi antenati catalani e germani. E' nato in Cile nel 1957 e dichiara che cominciò a scrivere per un'ossessione adolescente quando aveva tra 14 e 15 anni. Leggeva Huidobro e i poeti beatnik, principalmente Ginsberg, ma anche Rimbaud e il suo invetibale periodo nell'inferno. Riconosce che suo fratello, che è pittore, lo orientò nelle sue prime letture. E' tutto ciò che ricorda. Di questo periodo che precede la sua vita in Messico, ha solamente ricordi diffusi che si confondono con il sogno. La sua unica certezza è che cominciò a pubblicare in Messico, il luogo dei vagabondaggi de Idetective selvaggi di Roberto Bolaño, gli inseparabili Arturo Belano e Ulises Lima, doppi letterari di Roberto Bolaño e Mario Santiago. Anche Montané Krebs e' un personaggio nella finzione e nella vita reale, ma oggi vogliamo ocnversare con Bruno Montané. Felipe Müller l olasciamo ai critici.
In che hanno sei partito dal Cile e in quali circostanze?
Andai via a 14 anni, nel maggio del 1974, diretto al Messico. Dopo il golpe militare che destituì Allende. mio padre, che dava lezioni di archeologia e di teoria dell'archeologia nell'Università del Cile e di Valparaiso, restò senza lavoro. La dittatura, come sai, chiuse tutto cià che era umanesimo perchè odorava di rosso.
In che hanno sei partito dal Cile e in quali circostanze?
Andai via a 14 anni, nel maggio del 1974, diretto al Messico. Dopo il golpe militare che destituì Allende. mio padre, che dava lezioni di archeologia e di teoria dell'archeologia nell'Università del Cile e di Valparaiso, restò senza lavoro. La dittatura, come sai, chiuse tutto cià che era umanesimo perchè odorava di rosso.
Juan Pascoe
. Loro militavano nell'effervescenza dell'Unità Popolare in Cile e quando ci fu il golpe, Ricardo si rifugiò nell'ambasciata del Messico; Carla, grazie a suo suocero, mio padre, rappresentante dell'ONU a La Paz, Bolivia, fuggì con una certa comodità attraverso l'omologa istituzione a Santiago. Arrivarono in Messico con diverse settimane di differenza, e come tutti, in uno stato di shock: per la violenza, per le perdite dei compagni, di Allende, di Neruda, di Victor Jara, per il fallimento dell'ambizioso esperimento di Unidad Popular. Si installarono in alcune stanze di metà casa dei miei genitori a Mixcoac dove io vivevo ( l'altra parte era affittata), e trascorsero i primi momenti riunendosi con persone arrivavano dal Cile.
lettere di Roberto Bolaño a