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domenica 24 ottobre 2010

Vie spagnole all'antirealtà

  Tommaso Pincio


STORIE ALLA RICERCA DI UN AUTORE IDEALE

Vie spagnole all'antirealtà

Fino a che punto è giusto che la vocazione al romanzo debba soggiacere al rispetto della realtà? Una annosa questione risolta in modo diverso da quattro trame in lingua spagnola di recente uscita: La vita breve, un classico dell'uruguaiano Onetti, Anatomia di un istante di Javier Cercas, Dublinesque di Enrique Vila-Matas e Finalmusik di Justo Navarro

Stando a un vecchio mito circolante tra gli scrittori, ci sarebbero romanzi che reclamano d'essere scritti. Vale a dire, romanzi in cerca d'autore. Questo genere di romanzi, il cui grado di diffusione non è dato conoscere, risparmierebbe agli scrittori l'incombenza per nulla secondaria di trovare un buon argomento intorno al quale imbastire una storia. In pratica funzionerebbe così: lo scrittore se ne sta tranquillo per i fatti propri senza spremersi troppo le meningi, finché un bel giorno il romanzo bussa alla porta della scatola cranica esigendo d'essere scritto; a questo punto lo scrittore non ha che da mettersi all'opera, eseguendo le indicazioni impartite. Illusoria o veridica che sia, è una visita che qualunque scrittore almeno una volta nella vita ha ricevuto. Naturalmente sarebbe più giusto chiamarla sensazione. Volendo, si potrebbe arricchirla, questa sensazione, di un attributo, come ha fatto Javier Cercas, che ha giustappunto definito «sensazione presuntuosa» la visita da lui ricevuta il 23 febbraio 2006.

giovedì 5 agosto 2010

Javier Cercas: Intervista di Elisabetta Menetti

  Elisabetta Menetti  intervista Javier Cercas - 25 ottobre 2006


I percorsi di Griselda   - - - -


I ritagli della storia e la memoria dei romanzi
Intervista di Elisabetta Menetti
Traduzione di Simona Mambrini

“L’immaginazione letteraria è l’arte di combinare ricordi”. Javier Cercas, autore di romanzi a sfondo storico (Soldati di Salamina e La velocità della luce) tenta così di conciliare una contraddizione teorica che, da sempre, impegna critici e romanzieri.
Attraverso l’arte combinatoria dell’immaginazione, che seleziona i ritagli della storia e ricostruisce in un universo di finzione eventi ormai sedimentati nella memoria collettiva, lo scrittore spagnolo tenta di mediare tra le due divergenti nature del romanzo, che giudica un genere ‘impossibile’: “se è romanzo non è storia; se è storia non è romanzo”. Tuttavia, chi scrive di eventi storici (come nel caso della ricostruzione di un fatto avvenuto durante la guerra civile spagnola nello scontro tra miliziani e falangisti in Soldati di Salamina) si trova a dover selezionare, scartare e riutilizzare memorie di altri, confuse o perdute, ma ancora vive e pronte ad essere mescolate e rielaborate con nuove idee e nuovi propositi.

domenica 18 luglio 2010

la velocità della luce

La velocità della luce, Guanda ed. 



Javier Cercas 



E allora, quando stavo per attraversare la strada  e andare a salutare Rodney, mi bloccai. Non so con certezza perchè lo feci ma credo di aver notato qualcosa che mi dissuase o che mi sembrò addirittura minaccioso,  una rigidità come congelata nella sua posa, una tensione dolorosa, quasi insopportabile, nel modo in cui se ne stava seduto e guardava i bambini giocare. Io mi trovavo a venti o trenta metri da lui, per cui non lo vedevo bene in faccia, lo scorgevo solo di profilo. Immobile, ricordo che pensai: ha così tanta voglia di ridere che non riesce a farlo. Poi pensai: no,  sta piangendo e continuerà a piangere e non smetterà di piangere, ammesso che possa smettere di farlo, finchè i bambini non se ne andranno via.  Poi pensai: no, ha così tanta voglia di piangere, che non riesce a farlo. Poi pensai: no, ha paura, una paura affilata come un rasoio, una  paura che taglia e sanguina e di cu isi sente il fetore lontano e che io non posso capire. Poi pensai: no, è pazzo, completamente pazzo, così pazzo da essere capace di ingannarci tutti e fingere di essere savio. ( ... )
Il bambino faceva altre cose: annuiva, sorrideva, negava scuotendo la testa, annuiva di nuovo, a un certo punto, dopo aver guardato Rodney negli occhi, l'atteggiamento del bambino cambiò: sembrò incredulo o spaventato o addirittura (per un istante fugace) in preda al panico, sembrò volersi allontanare dalla rete, ma rodney lo trattenne afferrandolo per un polso e dicendogli qualcosa senza dubbio per tranquillizzarlo; allora il bambino prese a divincolarsi ed ebbi l'impressione che stesse per urlare o mettersi a piangere. [   pag 41 - 42 ] 
 ....pensai che stesse piangendo, o meglio, ero certo che stesse piangendo, ma un istante dopo pensai che stesse soltanto scrutando la notte in un modo strano, come se ci vedesse cose che io non potevo vedere, come se guardasse un insetto enorme o un ospecchio deformante, e poi pensai di no, che in realtà osservava la notte come se stesse camminando lungo il bordo di un abisso nero e non ci fosse nessun altro che provasse tanta vertigine e tanta paura quanto lui, e a un tratto, mentre pensavo questo, notai che tutto il risentimento che avevo incubato nei confronti di Rodney durante la settimana era svanito.... [   pag 49 ]
      
Succede a volte che un gesto, una parola o persino lo sguardo di una persona ci trasmettano un senso di inquietudine, o di paura,  e non ne conosciamo i motivi, e arriviamo a sospettare che ciò che ci ha colpito di quela persona - magari non subito, ma qualche tempo dopo, quando aspettiamo la metro,  oppure camminiamo per strada,  nei momenti morti -, che  sia come un segnale che amplifica e riflette qualcosa  che sta dentro di noi  e che non riusciamo a decifrare.  E allora cerchiamo di capire le misteriose cause della nostra inquietudine, di svelare l'enigma.....
I romanzi di Javier Cercas raccontano l'inquietudine  e l'io narrante si adopera per indagarne le cause e svelare l'enigma.  Anche in questo romanzo l'autore gioca con la finzione autobiografica. Il narratore non è del tutto estraneo alla biografia dell'autore,  Alcuni tratti, alcuni episodi sono mutuati dalla vita di Javier Cercas

Justo Serna: E Nelle sue narrazioni, di solito si è in presenza di un enigma, un personaggio contemporaneo o remoto di cu isi sanno poche cose o la cui fisionomia, la cui motivazione, la cui inclinazione sono escure. Di fatto da El Movil fino a La velocita della luce  i narratori delle storie (o coloro che fanno le indagini) sogliono mostrarsi impotenti al momento di chiarire questo mistero con cui si confrontano. Ciò non impedisce loro di lasciarsi andare con la fantasia incontrollata (frutto di indizzi schiaccianti) o, semplicemente, per le congetture incontenibili a cui si affidano con istinto di seguigi. A volte non c'e' mistero e, pertanto, il personaggio indagato è solo una sfinge senza segreto. In altre occasioni l'individuo indagato ci appare finalmente come un soggetto indecifrabile,  lasciando l'investigatore come un tipo diligente ma sconfitto.

Javier Cercas: La descrizione mi sembra esatta. Forse in fin dei conti io non scrivo di più che una  specie di romanzi di enigma dove l'enigma è alla fine irresolubile, il che forse è una metafora della letteratura (o, più in generale, della conoscenza): questa cerca ferocemente una verità sapendo che alla fine questa verità  gli si sfilerà dalle mani, e durante il cammino scopre che la verità che cercava non si trovava nella risoluzione impossibile dell'enigma, bensì nella sua interrogazione.  Mi rendo conto che questo enigma è quasi sempre un'enigma morale, ma ciò che importa è che la soluzione dello stesso - non potendo essere di un'altra forma, posto che stiamo parlando di letteratura - non si trova nel che ma nel come. Per il resto, questa interrogazione generale è anche, temo, una metafora del modo in cui i libri sono stati scritti: siccome quando scrivo parto sempre da una perplessità, sono incapace di concepire la scrittura di un libro come racconto di una storia; la concepisco come processo di indagine di una storia

[26 giugno 2006]
  carmelo p.


...l'ultimo brano che mettevano ogni sera...era It's Alright, Ma (I'm only Bleeding) [pag 33]

sabato 17 luglio 2010

print the legend - la ridefinizione dell'immagine di Bolaño

Javier  Cercas - 14 aprile 2007


 print the legend

La figura dello scrittore cileno Roberto Bolaño non smette di crescere. Già prima della sua morte, a 50 anni, nel 2003, iniziava ad essere una leggenda, specialmente in America Latina. L'edizione di un libro di racconti e un libro di poesie, entrambi postumi, servono, secondo vari scrittori, per revisionare la figura del creatore di Detective selvaggi e 2666 attraverso un mosaico realista.
Quasi quattro anni dopo la sua morte, la leggenda di Roberto Bolaño continua. Mi riferisco alla leggenda che alcuni iniziarono a costruire nel momento stesso della sua morte, ovviamente non a quella che lo stesso Bolaño scrisse nella frenesia monastica dei suoi ultimi anni, dopo una vita intera consacrata con tenacia alla letteratura. Entrambe le leggende, come lo stesso nome indica, non sono conformi alla realtà, ma quella scritta da Bolaño ha il grande vantaggio di essere, in un certo senso, più veritiera della verità, mentre l'altra è essenzialmente fasulla, oppure è menzogna fabbricata con gli ingredienti della verità, che è la forma più precisa di mentire. La leggenda che Bolaño costruì nei suoi libri vivrà molti anni, o meglio, questo è ciò che credo io; quella che hanno costruito gli altri sfumerà presto, o meglio, questo è quello che spero.

giovedì 24 giugno 2010

Bolaño forever

javier Cercas - El País Semanal - 5/04/2009




Ricordo molte cose di Bolaño, perché gli ho voluto molto bene e, se non mi inganno, l'affetto fu reciproco. Ricordo il primo giorno che lo vidi, senza sapere che fosse lui, e anche l'ultimo, senza sapere che sarebbe stato l'ultimo. ricordo conversazioni telefoniche che duravano letteralmente ore e ore.
Ricordo che alla fine di una delle tante (telefonate), verso l'alba ormai avanzata, dopo aver riattaccato perchè eravamo sfiniti, con le mani indolenzite a forza di impugnare la cornetta, mi chiamo di nuovo per dirmi spaventato che l'ETA aveva appena ammazzato Ernest Lluch. Ricordo il pomeriggio che mi disse, a casa sua, che era ammalato, e ricordo anche che non amava parlare della cosa con nessuno , salvo forse, e che io sappia, con mia sorella, che aveva una malattia simile alla sua.
Ricordo le grida di allegria al telefono il giorno che mi chiamò per dirmi che I detective selvaggi aveva ottenuto il premio Rómulo Gallegos. Ricordo che una notte mi chiamò, entusiasta, per leggermi al telefono la prima recensione di Soldati di Salamina.
Ricordo tutte le persone che si burlavano della sua opera o lo disprezzavano, o lo ignoravano e che ora scrivono di lui come se fossero stati amici intimi. Ricordo un'infinità di altre cose, però ciò che ricordo soprattutto sono i suoi libri. E' l'unica cosa che conta in definitiva, perche tutto Bolaño è nei suoi libri. Il resto è letteratura e, superfluo dirlo, della peggiore.
[Javier Cercas ]

Bolaño forever

martedì 1 giugno 2010

2666 di Roberto Bolaño

Emanuele Trevi - Alias de Il Manifesto - dicembre 2008


2666 di Roberto Bolaño 
Vale davvero la pena di tornare su Roberto Bolaño e il suo fluviale capolavoro postumo, 2666, ora che finalmente se ne è completata l'edizione italiana, con le ultime due parti (La parte dei delitti e La parte di Arcimboldi) delle cinque di cui si compone il romanzo (trad.di Ilide Carmignani, Adelphi, pp.672, euro 22,00). 

  Esattamente un anno fa, quando sono apparse le prime tre parti (La parte dei critici, La parte di Amalfitano e La parte di Fate), ne abbiamo reso conto con la dovuta abbondanza di informazioni, con Enzo Di Mauro sulla "Talpa" del 3 novembre seguito da Marco Dotti link interno sulle pagine del "manifesto" il 6 dicembre. Qualche maligno avrebbe potuto osservare che in tanta generosità qualcosa doveva pure entrarci il fatto che "il manifesto", e addirittura il suo supplemento culturale del sabato, a un certo punto svolgono un ruolo (seppure minimo) nella trama sempre più complessa e imprevedibile del libro. Ma la pura e semplice verità è che opere ardite, affascinanti, persuasive come 2666 si contano sulla punta delle dita di una mano sola, nella letteratura di oggi. Gravemente malato e in attesa di un trapianto al fegato (sarebbe morto a Barcellona nel 2003, a soli cinquant'anni) Bolaño ha lottato contro il tempo per portare a termine il suo folle ed esigente progetto - ben più ambizioso di tutto quanto avesse scritto fino a quel momento. Ruotando le mille e rotte pagine del romanzo intorno a un mistero, questa compiutezza conseguita in extremis era più che necessaria, visto che l'autore sembra sfidare il lettore fino alle ultime righe, senza permettergli di scoprire dove andrà a parare l'intera impalcatura.