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domenica 15 luglio 2012

Roberto Bolaño

  Massimiliano Ferrari -

Roberto Bolaño 
Finzioni magazine 14 luglio 2012

Raramente capita nell'universo letterario che uno scrittore raggiunga vette di celebrità tali da accostarlo ad una rockstar o a un divo del cinema. Se vi dovesse capitare di stilare un compendio di regole base per cui si possa ambire ad entrare nell'empireo degli idoli immortali, Roberto Bolaño ne sarebbe un testimonial appropriato. Morto nel pieno di un'attività creativa "matta e disperatissima", passato attraverso una serie di mestieri marginali e improbabili, fu vendemmiatore, guardiano di un campeggio estivo e commesso di un negozio di souvenir per turisti, Bolaño è diventato negli anni successivi al 2003, anno della scomparsa, oggetto di un seguito di bolaniani affamati di qualsiasi cosa scritta dall'autore cileno, di aste milionarie per accaparrarsi i diritti dei suoi libri, di avidi e ammirati lettori che dopo aver letto anche solo una semplice frase scritta da lui, si sono dati ad una caccia compulsiva di ogni sua pagina, racconto, romanzo, intervista o saggio che fosse. Io sono tra questi devoti.
In vita un successo trascurabile, qualche premio in terra spagnola, una diffusione editoriale limitata e tante pagine scritte in una sofferta ma inestinguibile vena creativa. Molta della fama postuma deriva da una confusionaria lettura del Bolaño narratore e del Bolaño uomo. Qualcuno in virtù di leggende o semplici falsità ha voluto costruire l'immagine di un Bolaño maledetto, passato attraverso la lotta contro Pinochet, il carcere, la mai accertata dipendenza dall'eroina, il tutto farcito dagli elementi dei suoi libri, popolati spesso di reietti, poeti in bilico fra Eros e Thanatos, scrittori oscuri dall'identità sfuggente. Tutto questo, volenti o nolenti, ha portato Bolaño ad essere accostato a un Jim Morrison in salsa cilena.