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domenica 24 ottobre 2010

Enrique Vila-Matas raccontato da Raul Schenardi

  Raul Schenardi

Enrique Vila-Matas




  Il mal di montano    

trad. di Natalia Cancellieri    
Ed. feltrinelli    




 “Sento l’orgoglio del vampiro. Per esempio, per anni ho agito in letteratura come un perfetto parassita. In seguito ho cominciato a liberarmi di quell’attrazione per il sangue delle opere altrui e addirittura, con la collaborazione di queste, ad appropriarmi di un’opera inconfondibilmente mia: discreta, di culto, mezza segreta, forse eccentrica, ma che mi appartiene ed è ormai ben lontana dall’omologato esercito dell’identico.”

Così Enrique Vila-Matas nel suo ultimo romanzo pubblicato in Italia (Il mal di Montano, tr. di Natalia Cancellieri, Feltrinelli 2005). Già Borges, a proposito dei testi raccolti nella sua Storia universale dell’infamia, aveva scritto nella prefazione del 1954:
“Sono il gioco irresponsabile di un timido che non ebbe il coraggio di scrivere racconti e che si divertì a falsificare (talvolta senza alcuna giustificazione estetica) storie altrui”.
E Vila-Matas, appoggiandosi al Maestro (“mi sono sentito ancora più in pace nel constatare, per esempio, che Borges era stato un caso assai creativo e astuto di parassitismo letterario”), e a Walter Benjamin ( “diceva che nel nostro tempo l’unica opera realmente dotata di senso – anche di un senso critico – dovrebbe essere un collage di citazioni, frammenti, echi di altre opere” ), dopo averci confessato di essere stato un parassita e di averne sofferto, finisce per rivendicare la legittimità e la produttività del procedimento.

martedì 28 settembre 2010

la funzione igienica del critico

  Andrea inglese

settembre 2010

Silvia Ballestra tocca una questione difficile, da cui si dipartono parecchi fili.
Il primo potrebbe essere quello della funzione igienica del critico. In un contesto come quello attuale, il critico dovrebbe avere il compito di denunciare le valutazioni eccessivamente sballate: alzare i giustamente sottovalutati, abbassare gli ingiustamente sopravvalutati. Il pericolo peggiore per la sopravvivenza dei talenti forti, scomodi, importanti, non è ovviamente l’esistenza dei Moccia o dei Faletti o della Tamaro. Il peggio non è il libro popolare, di scarsa rilevanza letteraria, che però piace molto, si vende bene, è di moda. Il peggio è il libro falsamente interessante, falsamente nuovo, falsamente fresco, falsamente profondo. Il libro che ha pretese letterarie, ma è debole e stereotipato. Qui c’è tutto un grosso lavoro da fare, anche perché più ci s’inoltra criticamente nella zona percepita come “alta”, di qualità, più le trappole si moltiplicano.
Dopodiché bisogna aprire il capitolo: valutare i sottovalutati. Ma direi addirittura: parlare della gran quantità di ottimi libri – che come Silvia dice in un punto – non destano alcun interesse, passano sotto silenzio, sono praticamente clandestini.

Io tra le due possibilità, ho praticamente sempre scelto la seconda. Ho sognato grandi stroncature, stroncature di ingiustamente acclamati (agli occhi miei), ma poi mi sono dedicato a scrivere sugli ingiustamente ignorati (o sottovalutati), per il semplice fatto che ciò mi dava più piacere, e il piacere è un molla critica importante.

Da un po’ di tempo sogno di realizzare per il sito alfabeta2   una rubrica dedicata alle recensioni. Ma questa rubrica, nelle miei ambizioni, dovrebbe riuscire a riportare in auge una vera e propria arte della recensione. Qualcosa che pochi sono stati in grado di realizzare davvero fino in fondo. Avete presente tutte le recensioni raccolte in “Descrizioni di descrizioni” di Pasolini?

L’arte della recensione come la penso io credo però sia ancora altra cosa da quanto auspicato da Silvia Ballestra. Intanto, è una critica che non pretende di essere “giusta”. E’ una critica infatti in cui il recensore espone anche se stesso, ma non nei termini di un ingenuo impressionismo, ma in quelli di un uso astuto e impietoso delle proprie idiosincrasie.

Per ora non ho trovato migliore espressione di quest’arte della critica che queste parole di Gombrowicz tratte dai “Diari”:
“Respingi con rabbia e fierezza tutti i vantaggi artificiali offerti dalla tua posizione. La critica letteraria non consiste nel giudizio di un uomo su un altro (chi te ne ha dato il diritto?), ma nel confronto paritario tra due personalità. Quindi non giudicare. Limitati a descrivere le tue reazioni. Non parlare mai dell’autore o dell’opera, ma solo di te stesso in rapporto all’opera o all’autore. Di te sei libero di parlare. Ma, parlando di te, fallo in modo che la tua persona acquisti peso, significato e vita e che diventi il tuo argomento decisivo. Esprimiti da artista, non in modo pseudoscientifico. La critica deve essere tesa e vibrante come la materia che tocca, altrimenti diventa lo sfiato gassoso di un pallone, una macellazione fatta con un coltello non affilato, una disintegrazione, un’anatomia, una tomba” (vol. I, 1954, VIII, p. 109)”

Alfabeta2  22 settembre 2010, commento a un articolo di silvia Balestra 
© Andrea inglese

 
Andrea Inglese è nato a Torino nel 1967. Lettore presso l’università di Parigi. La sua tesi di dottorato in Letterature Comparate è confluita nel volume ‘L’eroe segreto. Il personaggio della modernità dalla confessione al solipsismo’, pubblicato nel 2004 dalle Edizioni del Dipartimento di Letterature Comparate dell’Università di Cassino,2003. Suoi interventi sono apparsi su varie riviste e nei volumi ‘Ákusma. Forme della poesia contemporanea’ (Metauro, 2000), ‘Scrivere sul fronte occidentale’(Feltrinelli, 2002) e ‘Ritmologia. Il ritmo del linguaggio. Poesia e traduzione’, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, 2002) Ha pubblicato la raccolta poetica ‘Prove d’inconsistenza’, con prefazione di G. Majorino nel VI Quaderno italiano (Marcos y Marcos, 1998),‘ Inventari’ (Zona 2001) con postfazione di B. Cepollaro, ‘Bilico’ (d’if, 2004). Nel 2005 è apparso l’E-book, ‘L’indomestico,’ Biagio Cepollaro E-dizioni . Una sezione di ‘Inventari’ e altre poesie sono pubblicate in ‘Poesie dell’inizio del mondo’(Sossella, 2003), che raccoglie i finalisti del premio Antonio Delfini. Alcuni testi inediti sono apparsi sulla rivista ‘Avanguardia’ (n°22, 2003), accompagnati da saggi di Cecilia Bello e Giovanni Palmieri sul suo lavoro poetico. Traduzioni in francese dei suoi testi appaiono nella rivista ‘Action poétique’ (n°177, settembre 2004), nella sezione dedicata alla poesia italiana contemporanea. È presente nell’antologia di poesia italiana contemporanea ‘Parola Plurale’ (Sossella 2005). Ha partecipato a diverse manifestazioni di poesia in Italia e all’estero, tra cui Ricercare ’97 (Reggio Emilia), Romapoesia (1999 e 2005), Festival Internazionale di Poesia del Mondo Latino Ars Amandi tenutosi in Romania (2005), 34ème Rencontre québécoise internationale des écrivains a Montreal (2006) e Milano Festival Internazionale di Poesia (2006). Suoi testi sono stati utilizzati dal compositore di musica elettronica Giovanni Cospito: Supra Modum, per soprano, suoni elettroacustici e live electronics (1996) e Prologo da “Le camere di Orfeo”, per elettronica (1993). È autore con la videoartista Rosanna Guida del video ‘La buiosa’ (1997), Prix de la Création Vidéo 98 al Festival “Art contemporain” di Clermont-Ferrand (Francia 1998). Con il gruppo Sincretica ha presentato due spettacoli multimediali: Memorie dell’immediato (1996, Milano e Venezia) e Spot-city: esercizi di persuasione urbana (1998, Genova e Milano). Collabora al blog di romanzieri e poeti Nazioneindiana alla rivista on line L’Ulisse e Italianistica online. E' animatore della rivista e del sito Alfabeta2


venerdì 27 agosto 2010

non bisogna parlare poéticamente della poesía

  Fabian Soberon  


• sulla poesia    



  non bisogna parlare poéticamente della poesía  



Perchè un gran romanzo, un romanzo epico, un romanzo che è la successione infinita di storie che si incrociano e si disfano, è un romanzo sui poeti?
Perchè questo romanzo non narra il destino di alcuni narratori? Perchè i detective per essere selvaggi devono essere poeti?
Quando mi facevo queste domande pensai a Gombrowicz: 
“non bisogna parlare poéticamente della poesía”. 

Anche se, chiaro, il gran problema del romanzo non è la poesia ma la sconfitta



 [ © Fabian Soberon ,    Pierre Menard, autore di Bolaño  ]

  

• sulla poesia    




 

martedì 1 dicembre 2009

Houellebecq. Appunti di lettura (Max Rizzante)

  Massimo Rizzante

7 aprile 2009

Houellebecq. Appunti di lettura

di Massimo Rizzante
L’al di là dell’amore
Su Piattaforma di Michel Houellebecq
È falso sostenere che gli esseri umani siano unici, che siano portatori di una loro singolarità insostituibile; per quello che mi riguarda, in ogni caso, io non percepivo nessuna traccia di questa singolarità.
Queste parole sono pronunciate in uno dei primi capitoli della seconda parte del terzo romanzo di Houellebecq, Piattaforma (2001), dal narratore e protagonista Michel, quarantenne funzionario contabile del Ministero della Cultura francese, prodotto di un sistema nel quale liberalismo economico e liberazione sessuale sono talmente sbandierati e oppressivi che chiunque osi, come fa l’autore, rappresentarli in tutta la loro cruda e grottesca realtà, è immediatamente tacciato di essere un reazionario o, peggio, uno spirito antimoderno. Chiunque nel nostro tempo non partecipi con entusiasmo al festino del presente diventa ipso facto un collaborazionista delle forze del passato, ovvero un individuo la cui libertà viene sentita come una provocazione o uno scandalo.
Qual è, infatti, ai nostri giorni lo scandalo più grande? Quello di essere «contro il mondo, contro la vita», come suona il sottotitolo del primo libro di Houellebecq, dedicato all’opera di H. P. Lovecraft, in cui troviamo già il primo postulato della sua teoria del mondo:
Il capitalismo liberale ha allargato la propria presa sulle coscienze; di pari passo sono andati affermandosi il mercantilismo, la pubblicità, il culto bieco e grottesco dell’efficienza economica, l’appetito esclusivo e immorale per le ricchezze materiali. Peggio ancora, il liberalismo è passato dal campo economico al campo sessuale. Tutte le convenzioni sentimentali sono andate in pezzi. La purezza, la castità, la fedeltà, la decenza sono diventate marchi infamanti e ridicoli. Oggigiorno il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico…
In un mondo in cui «il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico» il romanzo è ancora possibile? È ancora possibile esplorare gli individui servendosi di armi sofisticate – quali il romanzo ha forgiato lungo la sua storia secolare – di fronte all’uniformizzazione delle loro esistenze? Di fronte alla disarmante semplicità delle loro esistenze?
In un’intervista del 1995, a chi gli chiedeva di enunciare alcuni corollari al suo primo postulato teorico, l’autore francese rispondeva:
Le società animali e umane mettono in atto diversi sistemi di differenziazione gerarchica che possono basarsi sulla nascita (sistema aristocratico), il censo, la bellezza, la forza fisica, l’intelligenza, il talento […] Tutti questi criteri mi sembrano più o meno allo stesso modo degni di disprezzo; li rifiuto. La sola superiorità che riconosco è la bontà. Oggi noi ci muoviamo in un sistema a due dimensioni: l’attrazione erotica e il denaro. Tutto il resto, cioè la felicità e l’infelicità delle persone, discende da questo. Per me non si tratta per nulla di una teoria: noi viviamo effettivamente in una società semplice, che le poche frasi che ho appena pronunciato bastano a descrivere completamente.
È da questo genere di considerazioni che si deve partire per comprendere il ritmo ossessivo delle peripezie sessuali di Michel, la sua storia d’amore con Valérie, le sue relazioni con l’industria del turismo planetario – di cui Valérie e il suo capo Jean-Yves sono esemplari demiurghi –, il suo sguardo da etologo, allo stesso tempo patetico e clinico, che guarda all’uomo occidentale del XXI secolo come a una specie già morta o in via d’estinzione. E per comprendere, inoltre, la tensione, ma anche la deriva, di un romanzo che deve fare i conti come mai è accaduto prima con una semplificazione inaudita dell’individuo. «Particella elementare», essere biologico più che sociale, l’individuo è sempre più incapace di riconoscere quello spazio interumano senza il quale la nostra società cessa di essere tale, e cioè luogo di «singolarità insostituibili», e diventa un sistema di dominio gerarchico – non molto diverso da quello delle api – sottomesso alla sola legge dell’economia. Se non si comprende la labilità di questa frontiera – risultato del nostro sistema perfettamente liberale e perfettamente privo di vie di fuga – si rischia di fraintendere completamente sia il romanzo sia il suo personaggio protagonista.

Michel è immerso fino al collo nel suo presente, nella meccanica brutale delle relazioni umane che è il suo presente. Gli hanno appena ammazzato il padre e lui non trova di meglio che accendere la televisione e dedicarsi alla visione del suo quiz preferito. Il padre, questo «vecchio coglione» gli ha lasciato una montagna di soldi e Michel, i cui sogni mediocri sono identici a quelli di tutti gli abitanti dell’Occidente, non vede l’ora di praticare la sola religione che all’Occidente resta: il turismo. Michel, d’altra parte, non manifesta nessuna particolare inclinazione. Quando si mescola ai suoi simili si sente sempre a disagio. Coltiva, è vero, una grande passione per il sesso. Ma il sesso, in Occidente, regolato come tutto il resto dall’economia, è una lotta senza quartiere tra ricchi e poveri; l’umanità si sta definitivamente sbarazzando della volontà di procreare; non si desiderano eredi; o, se si desiderano, il desiderio deve conformarsi alle ragioni del mercato, alle possibilità tecniche di riproduzione in laboratorio; nessuno, infine, è più in grado di dare piacere con vero abbandono.
Tutto ciò alimenta un genere speciale di turismo: il turismo sessuale di massa.
La differenza tra Michel e gli altri turisti in viaggio in Tailandia (il viaggio organizzato occupa tutta la prima parte del romanzo) è che egli vive questa situazione come acquisita: per lui la logica del mercato coincide con la logica delle situazioni umane, a tal punto che la sola possibilità di sfuggirne (Michel e Valérie vorrebbero verso la fine lasciare tutto e stabilirsi su un’isola) è di avvantaggiarsi economicamente sulla concorrenza (Vantaggio concorrenziale è il titolo della seconda parte). Da qui l’idea conseguente e irreale di Michel che contagia Valérie e Jean-Yves: far entrare apertamente la sessualità all’interno del circolo economico della domanda e dell’offerta, creare una «piattaforma programmatica» del turismo sessuale nel mondo, sfruttando la miseria sessuale di milioni di occidentali e la fame di chi, non ancora entrato nelle fila del mondo libero, non ha che il proprio corpo come merce di scambio.
Il progetto fallirà a causa di un attentato nel quale Valérie perderà la vita e Michel sarà ferito. Quest’ultimo, ancor più estraneo al mondo e alla specie umana, terminerà i suoi giorni a Pattaya Beach (è il titolo della terza e ultima parte), una delle tante «cloache» esotiche del turismo sessuale dove i rifiuti della «nevrosi occidentale» vanno a morire.

Enigma: l’ipertrofia sessuale non è solo un dato delle nostre società occidentali finalmente emancipate da tutti i tabù, è anche la sola possibilità che Michel intravede per intraprendere la ricerca di ciò che sente perduto: la capacità di «offrire il proprio corpo come un oggetto gradevole», di «dare piacere senza pretendere nulla in cambio». È questo che egli ama in Valérie: «Tu sei normale – le dice Michel – non assomigli per nulla agli occidentali».

E l’amore? Che ne è dell’amore in Occidente se ormai non si riesce ad amare una persona se non per la sua capacità di «offrire il proprio corpo come un oggetto gradevole» ?
Verso la fine della vacanza in Tailandia, Michel, dopo una lunga nuotata, si avvicina a Valérie che sta prendendo il sole sulla spiaggia. 

La prima cosa di cui mi resi conto mettendo piede sulla spiaggia fu che Valérie si era tolta il pezzo di sopra. In quel momento era sdraiata sulla pancia, ma si sarebbe voltata, era ineluttabile come un moto planetario […]. Di seni ne avevo visti parecchi, e parecchi ne avevo accarezzati e leccati; eppure, ancora una volta, rimasi sbalordito. Che avesse un seno magnifico l’avevo intuito; ma la realtà era addirittura migliore di come l’avessi immaginata. Non riuscivo a staccare lo sguardo dai capezzoli, dalle areole; lei non poteva non avvertire il mio sguardo – eppure non aprì bocca, per qualche secondo che mi sembrò molto lungo.

Dopo alcuni annunci, Michel si rende conto per la prima volta che si sta innamorando di Valérie. Tuttavia, il suo sguardo non si rivolge al volto della donna, ai suoi occhi. Sono i suoi capezzoli, le sue areole che gli riempiono l’orizzonte. L’amore che Michel prova per Valérie è ancora attrazione nei confronti di una persona unica? Consiste ancora nel desiderio del corpo di cercare nel corpo dell’altro qualcosa che lo trascenda? L’amore di Michel non ha bisogno dell’immaginazione: la «realtà» dei capezzoli di Valérie supera ogni «immaginazione», ogni possibilità di segnare una frontiera tra la sua anima e il suo corpo. Questa frontiera è diventata invisibile.

L’amore per gli uomini e le donne della specie umana del XXI secolo è, nel migliore dei casi, l’idillio di due esseri, discreti e muti, obbedienti alla leggi naturali della sessualità:

S’inginocchiò sul marciapiede, mi sbottonò i pantaloni, prese il mio sesso in bocca. Mi appoggiai alle inferriate del parco: ero pronto a venire. Valérie allontanò la bocca e continuò a masturbarmi con due dita, mentre infilava l’altra mano nei pantaloni per accarezzarmi i coglioni. Chiuse gli occhi; le eiaculai sul viso. In quel momento credetti che stesse per avere una crisi di pianto; ma invece no, si limitò a leccare lo sperma che le colava lungo le guance.
Post scriptum
Octavio Paz, nel suo saggio La duplice fiamma, diceva che l’erotismo, a differenza della sessualità che comprende tutto il regno animale, è solo umano. L’eros è sessualità socializzata e trasfigurata dall’immaginazione, dalla metafora, dalla poesia. Mi domando: può esistere una società umana in cui la sessualità diventa la sola forma di poesia? Può esistere una poesia non erotica? Un pensiero non erotico?
Nelle pieghe della storia d’amore tra Michel e Valérie ci sono segni sufficienti per pensare che una tale società non solo sia possibile, ma sia già qui.

© Massimo Rizzante

..Il romanzo afferma proprio quello che lei dice: per il protagonista i capezzoli hanno sostituito gli occhi. Gli occhi non sono più lo specchio di un’anima. La frontiera è stata varcata. Anzi, Houellebecq riesce, cosa che per me è la sua più grande scoperta esistenziale, a esplorare la “poesia” che c’è in un rapporto “naturale”, la poesia di una semplice e naturale eiaculazione estiva (questa “naturalezza”, poi, non è così facile da trovare, vista l’estenzione della lotta sociale aanche al campo erotico). Il mondo di Paz non è quello di Houellebecq. Ma questo è un altro discorso. e un punto di domanda.
 
Michel, il protagonista del romanzo, vive nel suo mondo: un mondo dove la lotta per il dominio economico e sociale si è estesa anche al sesso. E ‘ in trappola e dentro questa trappola descrive in modo comico e spesso grottesco i comportamenti sessuali dei suoi simili, come lui presi nella trappola. Hai ragione, in questo modo, li critica, li mette a nudo, ma non per questo smette di essere in trappola. Aspira a una “naturalezza”, che trova in Valérie. Una fuga dalla lotta. Questa fuga dalla lotta è insieme un abbandono della società umana e un abbandono definitivo di quell’idea dell’ “amore” che, volenti o nolenti, è stata alla base della nostra cultura occidentale almeno dal ‘200 e ‘300, con le invenzioni e gli sguardi dei provenzali.

 penso che i romanzi di Houellebecq ti possano aiutare nell’esplorazione.
Un caposaldo è “Pornografia” (1960) di Gombrowicz.
Due altri romanzi che mi vengono in mente: “L’animale morente” di Ph. Roth e “La lentezza” di Kundera.
Poi c’è l’immenso Bolaño: i racconti di “Puttane assassine”, ad esempio.

 Massimo Rizzante, commento a margine della discussione sul saggio pubblicato su  Nazione Indiana


© Massimo Rizzante - "su Nazione Indiana" 


le  opere di Massimo Rizzante