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lunedì 30 agosto 2010

Miloš Crnjanski - lamento per belgrado ii

Miloš Crnjanski - poesie


Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado
(Lament nad Beogradom, 1962)




VITA umana, e un levriere,
foglia avvizzita, gabbiano, cerbiatta, e la Luna in mare aperto
m’appaiono, alla fine, come un sogno, come la morte
uno dopo l'altro attori della nostra commedia.
Solo, tutte queste cose, ed io, non fummo mai più che questo
schiuma, istanti, un sussurro in Cina,
che sussurra, come il mio cuore, sEmpre più freddo, sempre più piano:
perchè non resti né Ming, né yang né yin,
nè Tao, né ciliegie, né mandarino.
Nessuno e niente

© Miloš Crnjanski - trad Massimo Rizzante



Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado
(Lament nad Beogradom, 1962)

Cura, prefazione e traduzione di Massimo Rizzante
con uno scritto di Božidar Stanišić
Rovigo, Il Ponte del Sale, “Il Labirinto del Mondo”, 2010





lunedì 16 agosto 2010

Miloš Crnjanski - poesie

Miloš Crnjanski - poesie


Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado
(Lament nad Beogradom, 1962)

Cura, prefazione e traduzione di Massimo Rizzante
con uno scritto di Božidar Stanišić
Rovigo, Il Ponte del Sale, “Il Labirinto del Mondo”, 2010





JAN MAJEN i moj Srem,
Pariz, moji mrtvi drugovi, trešnje u Kini,
priviđaju mi se još, dok ovde ćutim, bdim, i mrem
i ležim, hladan, kao na pepelu klada.
Samo, to više i nismo mi, život, a ni zvezde,
nego neka čudovišta, polipi, delfini,
što se tumbaju preko nas i plove, i jezde,
i urliču: «Prah, pepeo, smrt je to».
A viču i rusko «Ničevo» –
i špansko «Nada».

JAN MAYEN e il mio Srem,
Parigi, i miei compagni defunti, i ciliegi in Cina,
m’appaiono di nuovo, mentre qui taccio, veglio, e muoio
e resto supino, freddo, come un ceppo nella cenere.
Solo, noi non siamo più noi, la vita, e neppure le stelle,
ma mostri, polipi, delfini,
che aleggiano su di noi, e nuotano, e cavalcano sulle onde,
e urlano: «Polvere, cenere, morte, nient’altro»
E gridano in russo: «Ničevo» –
e in spagnolo: «Nada».

Ti, međutim, rasteš, uz zornjaču jasnu,
sa Avalom plavom, u daljini, kao breg.
Ti treperiš, i kad ovde zvezde gasnu,
i topiš, ko Sunce, i led suza, i lanjski sneg.
U Tebi nema besmisla, ni smrti.
Ti sjajiš kao iskopan stari mač.
U Tebi sve vaskrsne, i zaigra, pa se vrti,
i ponavlja, kao dan i detinji plač.
A kad mi se glas, i oči, i dah, upokoje,
Ti ćeš me, znam uzeti na krilo svoje. 



Tu, intanto, ti ergi, con l’astro chiaro dell’aurora,
con l’azzurra Avala, in lontananza, come una collina.
Tu scintilli, anche quando qui le stelle si spengono,
e sciogli, come il Sole, il ghiaccio delle lacrime e la neve di un tempo.
In Te non esiste il non senso, né la morte.
Tu brilli come una vecchia spada dissepolta.
In Te tutto resuscita, e danza, e volteggia,
e si ripete, come il giorno e il pianto dei fanciulli.
E quando la mia voce, e i miei occhi, e il mio respiro si estingueranno,
Tu mi accoglierai, lo so, nel tuo grembo.
© Miloš Crnjanski  



le poesie sono contenute nel saggio di Massimo Rizzante:
Per Miloš Crnjanski 

MASSIMO RIZZANTE (traduttore) e MARCO MUNARO (Il Ponte del Sale, Rovigo) leggono il poema del serbo Crnjanski al FESTIVAL VERSO IL SOLSTIZIO D'ESTATE (IV edizione 2010), Teatro Ballarin, 29 maggio, introdotti al piano da BOJAN Z. che insieme alla prestigiosa tromba PAOLO FRESU concluderà la serata. Il video presenta le prime sei strofe del poema.




Per Miloš Crnjanski (da tradurre poesia di massimo Rizzante)

  Massimo Rizzante


 15 luglio 2010

Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado
(Lament nad Beogradom, 1962)

Cura, prefazione e traduzione di Massimo Rizzante
con uno scritto di Božidar Stanišić
Rovigo, Il Ponte del Sale, “Il Labirinto del Mondo”, 2010

 

Per Miloš Crnjanski


Novembre 1996. Novi Sad, Vojvodina. Hotel Casino Putnik.
Uno sparuto manipolo di intellettuali infreddoliti entra nella hall. Fra loro alcuni “occidentali”. Si terrà un simposio per ricordare l’opera di Danilo Kiš, l’ultimo scrittore jugoslavo, morto a Parigi nel 1989.
L’atmosfera è pesante.

Venendo in auto da Belgrado, mi ha impressionato la quantità di vagoni abbandonati nelle campagne. Ruderi, forse, di una civiltà che ha fatto il suo tempo. Chiedo spiegazioni al mio autista – in realtà un macellaio che si presta da alcuni giorni a trasportare invece che quarti di maiale carni meno commestibili. Il suo francese non è molto ricco, ma essenziale: «C’est la vie!». Che cosa ribattere a una frase tanto semplice? «C’est la vie!». Per decine e decine di chilometri non incontriamo anima viva, le case sono disabitate, i cumuli di immondizia si alzano come collinette sulla pianura, le carcasse dei cani imputridiscono sotto la pioggia gelata… Dappertutto desolazione e morte: «C’est la vie!».