Visualizzazione post con etichetta Jose Saramago. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jose Saramago. Mostra tutti i post

domenica 2 gennaio 2011

Dialogo con José Saramago

  di Massimo rizzante 


Dialogo con José Saramago


Questo dialogo (che in realtà sono tre dialoghi avvenuti tra il 1994 e il 2004 in tre città diverse) è tratto da un'opera di dialoghi e ricordi intitolata "Avanzando verso il passato" di prossima pubblicazione. (Massimo Rizzante)


MR - Una domanda sulla sua vocazione romanzesca. La sua carriera letteraria iniziò nel 1947 con la pubblicazione di Terra do pecado. Il suo secondo romanzo, Manuale di pittura e calligrafia, uscì trent’anni dopo, nel 1976. Come mai un così lungo silenzio?

       JS - Cominciamo dalla vocazione romanzesca. Siamo nel 1947. Un ragazzo privo di studi universitari, educatosi nelle biblioteche pubbliche, scrive un romanzo. Trova miracolosamente un editore che gli consiglia di cambiare il titolo iniziale, A Viúva, ritenuto poco “commerciale”, con Terra do pecado. Il giovane scrittore, eccitato dalla prospettiva di vedere il suo libro pubblicato, accetta. Il romanzo ha il successo che merita, cioè nessuno. Il giovane scrittore allora si rimette al lavoro e scrive un altro romanzo, Clarabóia, a tutt’oggi inedito. Poi, vent’anni di silenzio, fino alla pubblicazione, nel 1966, di un libro di poesie, Le poesie possibili. Ecco la mia preistoria come scrittore. Credo sia perciò azzardato parlare di «vocazione romanzesca», tanto più che il mio primo libro di poesie osava proporsi appena come «possibile». Dovevano trascorrere ancora undici anni prima che l’autore, già molto meno giovane, trovasse la forza di confrontarsi per davvero con il romanzo. Perché un così lungo silenzio? Dopo aver scritto Clarabóia, compresi di non avere più niente d’interessante da dire. Le ragioni estetiche del successivo rifiuto del mio primo romanzo? Non si tratta di ragioni estetiche, ma semplicemente del fatto che Terra do pecado era stato scritto da un’altra persona, una sorta d’altro io fossilizzato nel tempo. Se alla fine ritornai al romanzo, fu grazie alla poesia che andavo scrivendo: riflessiva, concettuale, a volte descrittiva.

      
MR - Il protagonista di Manuale di pittura e calligrafia abbandona – per poi farvi ritorno – la pittura e si dedica anima e corpo alla letteratura come altra forma di conoscenza. Pensa che il romanzo sia una forma d’arte e di conoscenza autonoma rispetto a tutte le altre?

domenica 20 giugno 2010

Saramago. Appunti di lettura

    Massimo Rizzante -  Nazione indiana  aprile 2009


Saramago. Appunti di lettura

di Massimo Rizzante
Le voci
Su Cecità di José Saramago

La storia di Cecità.
Un’epidemia sconosciuta rende ciechi tutti gli abitanti di una città sconosciuta. Un piccolo gruppo di uomini e donne viene posto in quarantena. Poi fugge ed erra attraverso un paesaggio di rovine e di morte. Guidato dalla moglie del medico – il solo personaggio del romanzo che non ha perso la vista –, il piccolo gruppo cercherà di ricostituire una comunità fondata sulla ragione e sull’amore.
Si tratta di una storia edificante? O dell’ennesima allegoria della notte etica nella quale homo videns sta precipitando?

nel nome di saramago

Massimo Rizzante - unitn nr 7 - 20 maggio 2010


Nel nome di Saramago


Dagli esordi a Todos os nomes: José Saramago
racconta la nascita della "scrittura orale"
e dei suoi personaggi senza nome.
Riflessioni inedite del Premio Nobel 1998 per la letteratura.

Pomeriggio di giovedì 8 ottobre [1998, n.d.c.]. Rientrato a casa, dopo il lavoro all’università, squilla il telefono. È il direttore de L’Atelier du Roman, una rivista francese con cui collaboro da alcuni anni. Da Parigi, tutto contento, mi annuncia che José Saramago ha vinto il Premio Nobel per la letteratura. Dopo un respiro profondo gli rispondo: “Finalmente è arrivato”. Mi spiega poi che secondo le ultime indiscrezioni giunte da Stoccolma via Varsavia (i polacchi in questi ultimi tempi, vedi Milosz e Szymborska, poeti premiati con il Nobel rispettivamente nel 1980 e nel 1996, devono essere degli specialisti) Saramago ha dovuto battere addirittura la concorrenza di un suo compatriota, anche lui tra i cinque finalisti, Antonio Lobo Antunes.
Insomma quest’anno il Nobel per la letteratura è stato un affare di famiglia, della grande famiglia di lingua portoghese e lusofona che annovera tra una sponda e l’altra dell’Atlantico, tra Portogallo e Brasile (senza dimenticare le isole Azzorre, Capoverde e le varianti creole africane) circa duecento milioni di parlanti e solo in questo secolo almeno una dozzina di scrittori di valore assoluto in campo internazionale. Per il Portogallo bastino i nomi di Pessoa, Miguel Torga, Vergilio Ferreira, Agustina Bessa-Luís, José Cardoso Pires, José Saramago, Antonio Lobo Antunes, João de Melo; per il Brasile mi vengono in mente, tra quelli tradotti anche in Italia, i nomi di Machado De Assis, Clarice Lispector, João Guimarães Rosa e Jorge Amado.