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mercoledì 6 ottobre 2010

letture future

  Marco Dotti


Letture FUTURE


Secondo la neuroscienziata Maryanne Wolf, autrice di un saggio intitolato Proust e il calamaro, la cultura umana è figlia di un cervello che legge. Ma cosa succede quando dalla pagina di carta si passa allo schermo? Nel volume La quarta rivoluzione Gino Roncaglia esamina le tipologie di testi e supporti che ci troveremo davanti

Non siamo nati per leggere. A ricordarlo è Maryanne Wolf, neuroscienzata che da anni, nel Center for Reading and Language Research della Tuft University da lei diretto, studia il fenomeno della lettura e le sue «disfunzioni».
Nel suo Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge (traduzione di Stefano Galli, Vita & Pensiero, pp. 294, euro 20), la Wolf ricorda che l'invenzione della lettura ha comportato una parziale riorganizzazione del nostro modo di pensare, «mutando l'evoluzione intellettuale della nostra specie».
Da circa seimila anni, dunque, il cervello umano è, letteralmente, un cervello che legge. Ma la storia di questo cervello, osserva ancora la Wolf, è destinata a mutare, anzi: sta già mutando, davanti ai nostri occhi e, soprattutto, sotto falangi e polpastrelli delle nostre dita che incessantemente battono su una tastiera di plastica. Pochi specchi, però, «riflettono meglio della lettura la sbalorditiva capacità del cervello umano di riorganizzarsi per apprendere una nuova funzione intellettiva», scrive l'autrice. Per questo è importante, soprattutto ora che se ne colgono segni di cambiamento, osservare la lettura e il «cervello che legge».

lunedì 4 ottobre 2010

3 cortocircuiti per il writecamp

  fabrizio venerandi -


Sono andato al writecamp@ebookfest pensando ad alcuni cortocircuiti legati al tema del  writecamp
Il primo cortocircuito ha a che fare con la nozione di “scrittura nativa digitale” e di “scrittori nativi digitali”. 
Mi chiedo perché non si arrivi quasi mai all’anello successivo, cioè perché si parli così poco di “narrativa nativa digitale“. Si parla dello scrittore, si parla dello strumento, ma non si parla del prodotto di questa scrittura digitale. È un prodotto narrativo nuovo rispetto al raccontare tradizionale? O tutti questi scrittori sono  in realtà digitali perché scrivono con un computer e mettono i loro pezzi in rete, ma continuano a pensare ad una forma narrativa che -prima o poi- andrà stampata su carta e letta in maniera tradizionale?

lunedì 27 settembre 2010

i libri di carta resisteranno

Rick Moody | • |Juan Villoro | • |  | • |    |



Rick Moody   


ma i libri di carta resisteranno

Inoltre il libro è già una tecnologia flessibile e centrata sul lettore: possiamo scorrerlo, sfogliarlo, scriverci sopra, in altre parole è più facile personalizzare l'oggetto, impadronirsene che con il seducente, ma alla fin fine inutile, iPad. Per il libro è stato così da qualcosa come cinquecento anni. E nel caso della letteratura, dove il coinvolgimento al testo è più complesso e meno legato all'intreccio narrativo, il rapporto con il libro è già dinamico e creativo di per sé. E' un rapporto che si rinnova ogni giorno con l'avanzare del progresso nella storia della letteratura......la carta è ancora il mezzo più stabile e affidabile per immagazzinare un testo...


Rick Moody   I libri di carta resisteranno
 


venerdì 24 settembre 2010

se il libro fosse inventato oggi

Rick Moody  | • |Juan Villoro | • |  | • |    |

Juan Villoro   

se il libro fosse inventato oggi

Del resto, se il libro fosse inventato oggi, sembrerebbe un miglioramento del computer: è caldo, serve come decorazione, stimola il tatto e l'olfatto, ci si può scrivere sopra, senza contare che non si scarica, non ha bisogno di batterie, non dipende da un sistema operativo che potrebbe diventare obsoleto in pochi mesi.


Juan Villoro    intervista di Marco Dotti