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sabato 13 agosto 2011

Roberto Bolaño, il gaucho insostenibile

Federico Modica -





Il gaucho insostenibile
Roberto Bolaño
Sellerio (€ 10,00)










La seconda "confidenza letteraria" che quest'anno voglio lasciarvi vorrei servisse, più che altro, per creare un'attenzione in particolare non tanto su di un'opera specifica, ma sul suo autore: Roberto Bolaño.

Ho la fortuna di essere cliente di una piccola libreria gestita da un'ottima lettrice. Una libreria che voglio definire all'antica, perché chi sta dietro al bancone dove si va a pagare il prezzo del libro che si è scelto - dopo aver guardato gli scaffali meditando, legicchiato (termine orribile, vero? Sono d'accordo) i risvolti di copertina di questo e di quel volume e sorbito l'odore inimitabile delle piccole librerie (e solo di quelle piccole) -, non è responsabile di un esercizio commerciale (al meno, non solo quello) ma una folle appassionata dell'incanto procurato dalla magia dei ventun segni (un modo per chiamare la scrittura narrativa, formulato da un mio amico scrittore). Ecco, in questa maniera e in questa circostanza, poeticamente semplice, o semplicemente poetica, mi è arrivata la conoscenza di Bolaño.
"Legga 2666" mi disse la mia libraia (credetemi, sono felice di poter dire la mia libraia, così come si può dire il mio panettiere o il mio carnezziere) ma, vista la mole del volume e il prezzo non esattamente tascabile, ho preferito prima conoscerlo con qualcosa di più... abbordabile. Senza ulteriori ragionamenti ho dunque deciso di avvicinare Bolaño con una piccola (e faccio per dire) raccolta di racconti edita da Sellerio ed intitolata Il gaucho insostenibile.
Dio (a patto che ne esista uno) benedica la mia libraia!

sabato 6 agosto 2011

Stefano Zangrando  -   




recensione de

L'ultimo lettore 
di Ricardo Piglia




Se si esclude il caso di Roberto Bolaño, introdotto in Italia da Sellerio fin da quel “falso” d’esordio, solo in parte borgesiano, che è La letteratura nazista in America (1996), non si può certo dire che negli ultimi decenni l’editoria italiana si sia mostrata sensibile ai migliori esiti della narrativa latinoamericana posteriore al «Boom» degli anni Sessanta, incarnato da autori come Cortazar e Marquez. Sergio Pitol, ad esempio, che esordì in quello stesso periodo e la cui carriera poetica è culminata nel 2005 con il premio Cervantes, è presente a tutt’oggi con due soli libri tradotti, una parte minima della sua produzione. Un destino simile è toccato a Ricardo Piglia, nato a Buenos Aires nel 1941, forse il maggior scrittore argentino della sua generazione, i cui romanzi Respirazione artificiale (1980) e Soldi bruciati (1997), apparsi rispettivamente all’inizio e alla fine dello scorso decennio, sono ormai reperibili soltanto in biblioteca. 

Da questo punto di vista è forse prematuro sperare in un cambio di rotta per la recente uscita, nella collana «I narratori» di Feltrinelli, di un ibrido formale tanto esigente quanto avvincente come L’ultimo lettore (trad. di Alessandro Gianetti), pubblicato da Piglia nel 2005. Nondimeno il pubblico italiano dispone ora, oltre che di una «storia immaginaria dei lettori» quale si annuncia nel primo capitolo, di una chiave d’accesso all’opera ulteriore, romanzesca e non, dello stesso autore. Parente non lontano di quell’ironico e proteiforme atto di fede nella letteratura che è Il mal di Montano del catalano Enrique Vila-Matas (uscito anch’esso da Feltrinelli), L’ultimo lettore è forse, con le parole di Piglia stesso, «il più personale e il più intimo» tra i suoi libri. La sua forma è una calibrata commistione di acume critico e perizia narrativa, di saggio e racconto, e il suo oggetto unico e vario è la figura “eroica” del lettore, «costruttore di senso», «ultimo» perché «sempre inattuale» ed «estremo», come Don Chisciotte che forgia la realtà sulla propria illusione cavalleresca solo dopo aver letto tutto, o come Amleto che, entrando in scena con un libro in mano, segna il passaggio dal mondo arcaico e feudale a quello della ragione e della coscienza moderna. Muovendo da episodi biografici o scene minori e trattando alla stregua di personaggi tanto i suoi autori prediletti quanto le loro creazioni, da Borges a Kafka, da Anna Karenina a Molly Bloom, Piglia dà un nome e un’individualità a questa figura altrimenti anonima, di cui già il Benjamin de Il narratore riconobbe la solitudine, l’isolamento silenzioso dalla comunità. E se una simile chiave permette da un lato di gettare una luce inedita sulla vicenda poetica e sentimentale di Kafka o di svelare il procedimento costruttivo che soggiace all’Ulysses joyciano, dall’altro essa trova il suo culmine euristico nell’anatomia del genere poliziesco attraverso Dupin e Marlowe e nella “preistoria” di Ernesto Guevara, dove la costruzione del mito del Che è decostruita e riletta come nascita di una nuova soggettività politica dalle ceneri di un’ambizione letteraria.


© Stefano Zangrando


Stefano Gallerani - 

recensione di             Bersaglio notturno   di 

                                  Ricardo Piglia


Come un filo rosso, la pratica del romanzo investigativo o poliziesco – il ricorso estremo ai suoi schemi, l’elusione dei suoi esiti impliciti e il superamento delle sue circoscrizioni – attraversa la storia letteraria del Novecento a tal segno da farne non solo uno dei suoi generi canonici, ma un’epitome della modernità: declinandolo rigorosamente o deformandone irrimediabilmente i paradigmi indiziario e congetturale, è tanto e tale il numero degli scrittori “maggiori” che vi si sono cimentati o dei “minori” che grazie ad esso si sono elevati – nell’immediatezza o in retrospettiva – che un elenco sarebbe superfluo e di necessità carente.

Ciò che si manifesta e si fa viepiù evidente, specie ad uno sguardo d’insieme, nel capitolo di quella stessa storia che si svolge in Sudamerica ed ha come epicentro locale l’Argentina. A stabilire prospettive e tracciare diagrammi di lettura non può essere, ancora una volta, che il genio bibliomane di Borges: ogni sua pagina, ogni racconto e tutti i romanzi mancati che ha scritto sono altrettanti misteri da svelare che contengono in sé sia la soluzione che la sua confutazione; tra le attività collaterali ma non secondarie, poi, la direzione, insieme a Bioy Casares, della collana di gialli “El Séptimo Círculo” esplora l’arcipelago inedito e imprevisto di un lettore onnivoro. Come onnivori – e perciò solo borgesiani (ma non epigoni) – sono due tra i più interessanti scrittori argentini in attività, ovvero Alberto Manguel e Ricardo Piglia, entrambi cimentatisi con il genere.

sabato 30 luglio 2011

Roberto Bolaño - Il Terzo Reich

 Alfredo Ronci      - 

Roberto Bolaño -  Il Terzo Reich

Adelphi, Pag. 325 Euro 20,00

Hai voglia a dire. Si fanno tante chiacchiere sulla letteratura e sul suo stato di salute. Si fanno tanti discorsi sulla possibilità di trovare vie d’uscita alla situazione stagnante e corriva della narrativa contemporanea e sull’eventualità, quasi miracolistica, di fare i conti con scrittori capaci ed innovativi e poi di punto in bianco ti capita un libro nel senso più classico del termine (anche con le sue differenziazioni), con una storia semplice e coinvolgente, ed ecco che i pruriti ‘intellettualistici' si placano e trovi la pace dei sensi.

Va precisato: stiamo per parlare di un autore straordinario, per certi versi ‘rivoluzionario’, ma è pur vero che non è difficile, nell’eccellenza, spesso trovar buggerature, intese anche nell’accezione più classica… e che fa tanto male.

A otto anni dalla morte del grande scrittore messicano/cileno, Adelphi ripropone un romanzo che appartiene alla prima fase: quella, forse, di una costruzione identitaria che sarebbe poi esplosa in un’opera letteraria con pochi eguali nella letteratura mondiale contemporanea.

Di sicuro Il Terzo Reich mostra una propensione all’indagine psicologica e alla difficoltà interpretativa della realtà già sicura e robusta, ma quel che colpisce di Bolaño è la sua capacità di affascinare il lettore con una rappresentazione dei luoghi magistrale, quasi fotografica.

La storia è semplice (anche se l’aggettivo in Bolaño può avere una risultanza ambigua): Udo Berger, appassionato di giochi di guerra (‘Il Terzo Reich’ è appunto uno svago bellico a cui il protagonista si dedica) si reca sulla Costa Brava in vacanza con la moglie. Qui i coniugi fanno amicizia con un’altra coppia in evidente crisi matrimoniale: dei due l’uomo, ormai affiatatosi con Berger, pochi giorni dopo, sparirà inghiottito dalle onde del mare.

Il corpo verrà restituito settimane più tardi e determinerà in Berger una sorta di confronto con la vita e con i rapporti umani: deciderà di rimanere in Spagna e di assistere alla partenza della consorte. E man mano che la stagione calda si smorza in un precoce grigiore autunnale, il protagonista fai conti col proprio passato (ha una forte attrazione per Frau Else, l’enigmatica proprietaria dell’albergo, già presente quando Berger vi andava in vacanza da ragazzino coi genitori), e con una figura minacciosa (il Bruciato, un gigante del posto che fa il bagnino e che ha il volto deturpato da una larga bruciatura) che gli impediscono il ritorno a casa.
Romanzo per certi versi isherwoodiano o forse ancor meglio, bowlesiano dove alla dinamica della enigmaticità si aggiunge un vago senso frustrante di desolazione e solitudine.

Il lettore non fa fatica ad adattarsi ai cambiamenti climatici e quindi ad una stagione estiva che simbolicamente si spegne verso una precoce fine. Ma nulla di certo vi è in una ‘costruzione’ nient’affatto paradigmatica.

Rispondendo ad un suo interlocutore sorpreso che tenga un diario Berger dice:  
Non sono un poeta, ho sorriso. Mi interesso alle cose quotidiane, compreso quelle sgradevoli, per esempio mi piacerebbe annotare sul mio diario qualcosa di relativo allo stupro.
Un approccio che forse non è proprio un ‘modello’.


Alfredo Ronci

Il paradiso degli orchi   ---- - - -
©  

  Archivio Bolaño

sabato 16 luglio 2011

TORMENTA SIN RUIDO (sobre Una novelita lumpen)

Patricia espinosa-

da tradurre

TORMENTA SIN RUIDO (sobre Una novelita lumpen)

PATRICIA ESPINOSA


En noviembre del 2002, solo unos meses antes de la muerte de Roberto Bolaño, aparece Una novelita lumpen dentro de la colección año 0 de Mondadori. Un proyecto coordinado por el escritor barcelonés Gabi Martínez, en el cual siete autores de habla hispana viajarían a siete de las ciudades más importantes del mundo para narrar acerca de ellas en el marco del nuevo milenio.

Una novelita lumpen es la historia de Bianca y su hermano, adolescentes que sufren la muerte de sus padres en un accidente automovilístico. Bianca ingresa a trabajar a una peluquería y el hermano a un gimnasio; lugar donde conoce al boloñés y al libio, quienes les proponen robar la casa del ciego Maciste. El señuelo será Bianca a quién le ofrecen como prostituta. La narración en su totalidad es controlada por la voz de la extraña muchacha que rememora el pasado desde el presente de mujer casada. Bianca es un personaje tan entrañable como Auxilio Lacouture de Amuleto; ambas son una muestra perfecta de la marginalidad bolañeana, conformada por seres extremadamente solitarios, enigmáticos, con una gran vida interior e intensidad para sobrevivir.

EL VÉRTIGO INFINITO di Patricia Espinosa

  PATRICIA ESPINOSA

da tradurre

EL VÉRTIGO INFINITO

PATRICIA ESPINOSA



Los sinsabores del verdadero policía es la más reciente obra póstuma de Roberto Bolaño, quien comenzó a escribir esta novela en la década de los ochenta. En la nota editorial realizada por Carolina López, que va al final del volumen, se informa que el libro se ha publicado tal como se encontró y que sus partes están desigualmente terminadas. Esto ha dado pie, y seguirá dando, para plantear que estaríamos ante una obra “inacabada”, concepto inaceptable desde un punto de vista teórico, ya que una obra va más allá del término que le da su autor: es el lector el que termina la obra y no el autor, es el lector quien pone a funcionar el texto, lo abre y lo interpreta en un proceso que no tiene fin. Entonces, toda narración queda inacabada, razonamiento que toma mayor fuerza en autores que, como Bolaño, driblean los cierres y completitudes.
La novela se enfoca principalmente en Amalfitano, profesor de literatura chileno, ex preso político, que descubre a los 50 años su homosexualidad, por lo que es expulsado de la universidad donde trabaja en Barcelona. Abandonando a Padilla, su amante, Amalfitano se marcha con Rosa, su hija adolescente, a México, donde encuentra nuevo trabajo y nuevo amante, Castillo, un falsificador de pinturas. Amalfitano se mantiene vinculado mediante cartas con el poeta Padilla, quien le relata la escritura de su novela y su relación con una yonquie obsesionada con Leopoldo María Panero. El relato sobre Amalfitano es intervenido con múltiples historias, que a su vez van expulsando aleatoriamente otras historias, provocando continuas desviaciones del supuesto centro narrativo.

domenica 1 maggio 2011

Sopra eroi e tombe di Ernesto Sabato

Radio tre -

1 febbraio 2010
Ernesto Sábato, Sopra eroi e tombe, Einaudi
conversazione con  Ernesto Franco

Sopra eroi e tombe - radio 3






immagine evento
Per la prima volta tradotto integralmente, Sopra eroi e tombe è una storia d'amore, mistero e follia che passa attraverso le vicende dei singoli personaggi (alcuni, come Alejandra, indimenticabili), quelle di una famiglia «maledetta», quelle di alcune fasi della storia argentina.
È soprattutto un romanzo che racconta l'inestricabile compresenza nella vita di luce e buio, di sentimenti radiosi e perversioni, di lunghe angosce e attimi di felicità.
Un libro che mescola tutti i generi romanzeschi, dal gotico al sentimentale, dal filosofico alla satira sociale, ma che alla fine può essere classificato solo, come ha scritto Gombrowicz, «nel genere sospetto di quei romanzi che si leggono d'un fiato e quando li abbiamo finiti ci si accorge che sono le quattro del mattino».
Alejandra è una ragazza affascinante ma enigmatica e scostante. Epilettica, sonnambula, sembra possedere attitudini paranormali, oppure è solo agitata da forze più grandi di lei, che non riesce, o non vuole, dominare.
E nasconde un inconfessabile mistero.
Martín, invece, è un innamorato possessivo e un po' noioso. Per lui stare con Alejandra è un'esperienza sconvolgente in tutti i sensi, che lo può portare dall'estasi all'angoscia in pochi minuti. Bruno è un intellettuale dal carattere contemplativo, tendente alla malinconia e al rimpianto, alla ricerca di un'impossibile saggezza. Fernando è un paranoico ossessionato dall'idea che tutti i ciechi facciano parte di una setta demoniaca destinata alla conquista del mondo. Percorre il suo viaggio nei territori del male e della perversione con la più raffinata e paradossale lucidità.
Ma tutta la sua famiglia, gli Olmos, depositari di antichi valori, sono toccati dalla tara della follia e del decadimento. In attesa di una tragica e spettacolare purificazione


radio tre   ---- - - -


sabato 30 aprile 2011

l'ultimo lettore di Ricardo Piglia

  Susanna Vancini -


L'ultimo lettore
Riccardo Piglia
Feltrinelli, 2007












Non avrei scritto un commento ad un testo di critica letteraria, se l'argomento non fosse stato così affascinante - la lettura - e se la narrazione non fosse stata così coinvolgente da trasformare una monografia in una sorta di intima e personale avventura nel mondo dei libri.

Ricardo Piglia è un lettore privilegiato perché è uno scrittore e, in quanto tale, capace di raccontare - in questo caso la sua passione per la lettura.
E' anche docente di Letteratura Sudamericana e quindi particolarmente competente in materia letteraria.
E' con questo background che egli rappresenta in questo saggio alcune possibili figure di lettore, per come gli sono apparse dalla poetica di alcuni scrittori eccellenti.

Dopo il tipo di lettore più citato nel testo - Don Chisciotte -, che vive riproducendo nella realtà il modello di ispirazione trovato libri, seguono vari altri interessanti esempi.

A partire dalla produzione di Borges, dove troviamo un lettore che ha “la capacità di leggere tutto come finzione e di credere nel suo potere”.1 Si tratta qui di un lettore alla ricerca di qualcosa che manca, ma che procede in maniera arbitraria ed è dunque destinato a smarrirsi e a trovare, alla fine, una realtà diversa da quella iniziale. E' un'idea molto suggestiva che probabilmente piace a Piglia, se nel prologo afferma “Allora compresi quello che già sapevo: ciò che possiamo immaginare esiste sempre, in un'altra scala, in un altro tempo, nitido e lontano, come in un sogno.”2

Si prosegue col lettore di Kafka che “cambia vita a partire da ciò che legge”.
Piglia fa notare che la famosa Lettera al padre non è tanto uno sfogo, quanto il tentativo di far prendere coscienza all'ostile genitore di una situazione finora ignorata benché vissuta e che, una volta letta, potrebbe finalmente essere compresa ed eventualmente modificata. Se i testi di Kafka “dovevano stabilire, rendere visibile, la logica impossibile del reale”3, ne consegue, per Piglia, che il lettore debba prenderli come punto di riferimento per un possibile cambiamento.

Un'altra figura di lettore individuata da Piglia è quella di chi sa decifrare e interpretare l'invisibile come l'investigatore Dupin di Poe che “usa la sua competenza di lettore”4 per risolvere i casi e l'investigatore Marlow di Chandler che “si rivela un segreto esperto di letteratura”.5

Ernesto Che Guevara lettore è percepito da Piglia in modo romantico (nell'accezione dello Sturm und Drang, di impeto e passione) e anche donchisciottesco nel senso che desume un modello da imitare direttamente dai libri, anche se, per farlo non fa riferimento ai romanzi cavallereschi ma a letture di ispirazione etica, politica, d'azione. Traspare un po' di malinconia nell'interpretazione di Piglia del Che quando lo definisce “l'ultimo lettore”; il Che è un uomo determinato, solo; l'isolamento gli è indispensabile per leggere ed egli antepone la lettura al riposo anche quando è stremato da chilometri di marcia, perché sono proprio quei libri che gli permettono la “decifrazione dei segni”6 e la conseguente possibilità di “costruire il senso”.

La lettrice di Tolstoj cerca nella lettura dei romanzi una compensazione alle mancanze della realtà. E' affetta da “la sindrome di Madame Bovary. Anna Karenina legge una serie di avvenimenti e vuole viverli. In questa lettura estrema si fonda il passaggio al bovarismo: desiderare di essere un altro, desiderare di essere come gli eroi dei romanzi”. 7  E forse tra le righe si avverte un senso di tristezza e commiserazione per un atteggiamento tipico della modernità, ma presente anche oggi come espressione di un malessere molto attuale.

Con Joyce si interrompe infine il leit motiv che ha caratterizzato le figure di lettori prima descritti: l'isolamento. Non è più necessario infatti essere soli, appartati, in uno spazio privato, al contrario “si tratta di fare entrare la vita, la sintassi disordinata della vita, nella lettura. Non ordinare, ma lasciar scorrere il flusso dell'esperienza”.8
L'excursus di Piglia presenta insomma una serie affascinante di interpretazioni sul senso della lettura che invitano, tra l'altro, ad essere continuate con l'aggiunta di altri casi, che ognuno potrebbe citare facendo riferimento alle proprie esperienze.

Non resta, a questo punto, che leggere i romanzi di Piglia (Soldi bruciati - Respirazione artificiale – Bersaglio notturno) per capire quale potrebbe essere il tipo di lettore di questo singolare scrittore argentino.
Azzardiamo qualche caratteristica, pur non avendoli ancora letti, sulla base di questo saggio: anticonformista, curioso, attento, puro, appassionato? Da verificare.


1 Ricardo Piglia, L'ultimo lettore, Feltrinelli, 2007, pag. 25
2 ibidem, pag. 16
3 ibidem, pag. 51
4 ibidem, pag. 74
5 ibidem, pag. 88
6 ibidem, pag. 122
7 ibidem, pag. 127
8 ibidem, pag. 160

© Susanna Vancini
i video di laloCura   ---- - - -


Susanna Vancini sull'Archivio Bolaño    ---- - - -
 

sabato 5 marzo 2011

La spiaggia dei cani romantici

marzo 3, 2011      Alberto Pezzini

                      La spiaggia dei cani romantici 

                     (Instar libri, pagg. 233, euro 14,00),

                      l’ultimo romanzo di Marino Magliani.

 

Chissà se Belén Rodriguez sa di un romanzo che potrebbe fare al caso suo. Nel senso che contiene una storia esattamente contraria rispetto alla sua esistenza ed a quanto conquistato in Italia.

Parliamo de La spiaggia dei cani romantici (Instar libri, pagg. 233, euro 14,00), l’ultimo romanzo di Marino Magliani. Qualcuno lo ha già voluto definire il suo romanzo più bello. Forse è quello dove Magliani – onestamente – prende le distanze da se stesso anche se non ci riesce del tutto. Una terra come la Liguria fa fatica a tramontare dentro. Comunque.

Il titolo poetico, che sa di mare dove si fa l’amore, arriva da un libro di poesie di Bolaño, Los perros románticos, lo scrittore de I detective selvaggi, uno degli autori più calcinati di poesia al mondo che Magliani ha tradotto l’inverno scorso.

sabato 8 gennaio 2011

il terzo reich in uscita

Il terzo Reich - di Roberto Bolaño

(trad Ilide Carmignani)  

                             

                          

Adelphi ha annunciato  la prossima uscita de Il terzo Reich, romanzo postumo di Roberto Bolaño, tradotto da Ilide carmignani.
Sul sito  di Libreria universitaria   è possibile prenotare il libro che verrà spedito enza costi di spedizione, o chiedere di essere avvisati quando verra pubblicato (presumiamo nel mese di gennaio).
Il Terzo Reich , fu scritto a mano in vari quaderni e terminato nel 1989. Successivamente fu trascritto a macchina e depositato in in una cassa. Prima di morire Bolano era riuscito a trasferire 60-90 pagine del testo dattiloscritto (contenente delle annotazioni a mano ) sul PC. L'impresa rimase inconclusa probabilmente perchè nel 2003 Bolano era totalmente immerso nella stesura di 2666, e lavorare alla revisione e correzione del romanzo gli sembro' un lavoro troppo impegnativo in quel momento.
La mania di Bolaño, che a volte diventata una vera e propria ossessione, per i giochi di guerra da tavolo (soprattutto) e digitali è risaputa.

Ecco la breve sintesi del libro tratta da libreria universitaria

:
Appena mette piede, in compagnia della fidanzata, nella sua stanza d'albergo sulla Costa Brava, il giovane Udo Berger ottiene, dopo molte insistenze, che gli venga portato un grande tavolo, sul quale piazza il war game di cui è campione assoluto e di cui intende elaborare nuove e più audaci strategie: Il Terzo Reich. L'atmosfera è delle più beatamente, ottusamente balneari. Eppure, quasi subito, sentiamo che non tutto è luce, e che nell'ombra sono in agguato fantasmi inquietanti. Né ci vorrà molto perché la liscia superficie della routine vacanziera si incrini: e dalle fenditure vedremo apparire qualcosa in cui non potremo che riconoscere il Male. A mano a mano che l'estate si spegnerà, l'albergo, svuotandosi, assomiglierà pericolosamente a quello di Shining - mentre noi, insieme a Udo (sempre più ossessionato dal suo gioco, e risoluto a trovare il modo di portare alla vittoria l'esercito tedesco nella seconda guerra mondiale), cominceremo a interrogarci sugli eventi ominosi a cui andiamo assistendo: a chiederci, per esempio, a che cosa miri davvero Frau Else, l'affascinante ed enigmatica proprietaria dell'albergo; e perché il Bruciato, l'uomo dal corpo e il volto coperti di cicatrici ripugnanti che vive sulla spiaggia, abbia ingaggiato contro Udo una lunghissima partita di Terzo Reich, più simile a un duello o a una resa dei conti - e che potrebbe anche concludersi nel sangue; e soprattutto per quali tortuose vie quel che avviene nel gioco influenzi gli avvenimenti del mondo reale - o non è piuttosto il contrario? Venuto alla luce pochi mesi fa, questo romanzo del primo Bolaño rivela già tutta la forza e la sapienza della sua scrittura, la sua capacità di evocare atmosfere di sorda, velenosa minaccia.




venerdì 5 novembre 2010

Bret Easton Ellis presenta Imperial Bedrooms in Italia

  Marco Gigliotti

 Bret Easton Ellis

Faccione sorridente, occhiali da vista neri, giacca e pantaloni neri, Bret Easton Ellis sale sul palco del “Circolo dei lettori” di Torino e si a mette filmare il pubblico con una fotocamera digitale. I fan  applaudono.
Legge le prime pagine di Imperial Bedrooms, il suo nuovo romanzo: «Su di noi avevano fatto un film. Il film era tratto da un libro scritto da una persona che conoscevamo. Il libro era il semplice racconto di quattro settimane trascorse nella città in cui siamo cresciuti e in linea di massima era un ritratto fedele […]». Altri applausi.

Lo scrittore americano osserva la platea simulando stupore. Pronuncia una battuta che ripeterà ad Alba e a Milano: «Quanti italiani! Quanti italiani! Mai visti tanti italiani tutti insieme». Fotografa gli italiani, dice: «Devo fotografarvi, altrimenti i miei amici non ci crederanno». Da quel momento in poi ogni intervento di Ellis verrà accolto da un’ovazione. Lo stesso accadrà nei due incontri successivi, gli ultimi di un tour promozionale che lo ha impegnato per ben cinque mesi, portandolo da Sidney a Francoforte, da Parigi a San Francisco.

mercoledì 3 novembre 2010

tutti gli uomini sono bugiardi - Alberto manguel

  Marco Dotti -

novembre 2001

EROI PERSI IN UNA VITA DI SPECCHI



Chi è davvero Alejandro Bevilacqua? È il protagonista assente, il bersaglio continuamente mancato dell’ultimo romanzo di Alberto Manguel, Tutti gli uomini sono bugiardi (Feltrinelli, traduzione di Elena Liverani, pp. 171, euro 14). L’unico a non mancare il bersaglio è l’assassino che, forse, di Bevilacqua sapeva qualcosa di più. Quel «di più» che genera, alimenta, nutre il dubbio anche nelle persone che gli si credevano – e forse, banalmente, lo erano – più vicine.

Ritorna quindi la domanda: chi era, davvero, Alejandro Bevilacqua? È quell’avverbio, «davvero», a inquietare, in situazioni del genere. Niente più che la morte violenta di uno scrittore inquieta la vita degli altri scrittori, che in qualchemodo si sentono in dovere di prendere posizione (o forse è solo un’inconscia chiamata in correità?). Quelli che restano si fanno domande, azzardano ipotesi, cercano – come si dice in questi casi – «nuova luce», trovando tutt’al più qualche lampo sul nulla. Un altro caso contenuto in un libro recente riguardava il personaggio di Juan Herrera nell’Assassina letterata (Voland, 2004) di Enrique Vila-Matas, per esempio. Mappe che non portano a nulla.

domenica 24 ottobre 2010

Enrique Vila-Matas raccontato da Raul Schenardi

  Raul Schenardi

Enrique Vila-Matas




  Il mal di montano    

trad. di Natalia Cancellieri    
Ed. feltrinelli    




 “Sento l’orgoglio del vampiro. Per esempio, per anni ho agito in letteratura come un perfetto parassita. In seguito ho cominciato a liberarmi di quell’attrazione per il sangue delle opere altrui e addirittura, con la collaborazione di queste, ad appropriarmi di un’opera inconfondibilmente mia: discreta, di culto, mezza segreta, forse eccentrica, ma che mi appartiene ed è ormai ben lontana dall’omologato esercito dell’identico.”

Così Enrique Vila-Matas nel suo ultimo romanzo pubblicato in Italia (Il mal di Montano, tr. di Natalia Cancellieri, Feltrinelli 2005). Già Borges, a proposito dei testi raccolti nella sua Storia universale dell’infamia, aveva scritto nella prefazione del 1954:
“Sono il gioco irresponsabile di un timido che non ebbe il coraggio di scrivere racconti e che si divertì a falsificare (talvolta senza alcuna giustificazione estetica) storie altrui”.
E Vila-Matas, appoggiandosi al Maestro (“mi sono sentito ancora più in pace nel constatare, per esempio, che Borges era stato un caso assai creativo e astuto di parassitismo letterario”), e a Walter Benjamin ( “diceva che nel nostro tempo l’unica opera realmente dotata di senso – anche di un senso critico – dovrebbe essere un collage di citazioni, frammenti, echi di altre opere” ), dopo averci confessato di essere stato un parassita e di averne sofferto, finisce per rivendicare la legittimità e la produttività del procedimento.

Vie spagnole all'antirealtà

  Tommaso Pincio


STORIE ALLA RICERCA DI UN AUTORE IDEALE

Vie spagnole all'antirealtà

Fino a che punto è giusto che la vocazione al romanzo debba soggiacere al rispetto della realtà? Una annosa questione risolta in modo diverso da quattro trame in lingua spagnola di recente uscita: La vita breve, un classico dell'uruguaiano Onetti, Anatomia di un istante di Javier Cercas, Dublinesque di Enrique Vila-Matas e Finalmusik di Justo Navarro

Stando a un vecchio mito circolante tra gli scrittori, ci sarebbero romanzi che reclamano d'essere scritti. Vale a dire, romanzi in cerca d'autore. Questo genere di romanzi, il cui grado di diffusione non è dato conoscere, risparmierebbe agli scrittori l'incombenza per nulla secondaria di trovare un buon argomento intorno al quale imbastire una storia. In pratica funzionerebbe così: lo scrittore se ne sta tranquillo per i fatti propri senza spremersi troppo le meningi, finché un bel giorno il romanzo bussa alla porta della scatola cranica esigendo d'essere scritto; a questo punto lo scrittore non ha che da mettersi all'opera, eseguendo le indicazioni impartite. Illusoria o veridica che sia, è una visita che qualunque scrittore almeno una volta nella vita ha ricevuto. Naturalmente sarebbe più giusto chiamarla sensazione. Volendo, si potrebbe arricchirla, questa sensazione, di un attributo, come ha fatto Javier Cercas, che ha giustappunto definito «sensazione presuntuosa» la visita da lui ricevuta il 23 febbraio 2006.

martedì 19 ottobre 2010

"Nessuno mi vedrà piangere" di Cristina Rivera Garza

Francesca Lazzarato -


il manifesto del 18 Maggio 2008


Nessuno mi vedrà piangere
Ed. Voland 2008
Trad. raul schenardi







Dal Messico scatti di interni nei luoghi tenebrosi del controllo

Sullo sfondo dell'immenso manicomio della Castañeda, voluto dal dittatore Porfirio Diaz, tragiche vicende individuali si intrecciano alla tormentata storia del paese nell'intenso romanzo di Cristina Rivera Garza «Nessuno mi vedrà piangere»



«A volte si ha la convinzione, giustissima per alcuni, che noi lettori ci avviciniamo ai libri solo per passare il tempo o divertirci, ma io mi avvicino ai libri con il desiderio di pensare insieme ad altri. I libri che mi hanno commosso, che hanno segnato la mia vita, sono quelli che mi fanno pensare, nel senso più ampio del termine (...), pensare nel senso di perdersi; pensare nel senso di camminare per una stanza fino a trovare la finestra o a creare una porta».

Così la messicana Cristina Rivera Garza, una delle più interessanti scrittrici latinoamericane degli ultimi anni, parla in un'intervista del suo rapporto con la lettura, che ci aiuta a «costruire un universo insieme a qualcun altro». Ma, tra cattedrali del mare e topi divoratori di carta stampata, esistono ancora libri che fanno pensare, libri capaci di lasciare tracce profonde e di cambiarci la vita?

venerdì 15 ottobre 2010

l'uomo arma

Raul Schenardi 

-

Horacio Castellanos Moya
L’uomo arma
traduzione e nota finale di Nicoletta Santoni
La Nuova Frontiera, pp. 102, euro 14


“Nel plotone mi chiamavano Robocop. Ho fatto parte del battaglione Acahuapa, delle truppe di assalto, ma quando la guerra è finita, mi hanno smobilitato. E sono rimasto senza niente: i miei unici averi erano due fucili AK-47, un M-16, una dozzina di caricatori, 8 granate a frammentazione, la mia pistola nove millimetri e, d’indennizzo, un assegno equivalente a tre mesi di salario.”

L’uomo arma è scritto in prima persona con un linguaggio secco, aspro e privo di connotazioni emotive, impassibile e cinico come il protagonista. Lo scenario è il San Salvador, mai nominato, ma potremmo trovarci in Honduras, Nicaragua, Guatemala, e gli anni sono quelli delle guerre civili e delle violenze che hanno imperversato in quei paesi. 

Questo l’incipit del monologo di Juan Alberto García, detto Robocop (come il cyborg del film di Verhoeven), 1,90 d’altezza, 120 libbre. Non è facile per lui accettare la “democratizzazione”, riciclarsi come “civile”: sa soltanto combattere e uccidere. Così, ruba una Golf e rapina una villa ammazzando una coppia di vecchietti. È l’inaugurazione di una carriera criminale costellata di tradimenti: prima va a letto con la moglie del cugino, poi con una puttana che non esiterà a uccidere temendo una spiata; entra in un gruppo paramilitare al servizio dei narcotrafficanti, ma è pronto a vuotare il sacco per arruolarsi nella lotta antidroga...

Horacio Castellanos Moya, salvadoregno, ne sa qualcosa, essendo costretto a vivere all’estero dopo le minacce di morte ricevute in patria. Con cinque romanzi e due raccolte di racconti, tutti di grande livello, ha saputo creare un mondo proprio cambiando continuamente registro silistico e si è imposto come uno degli autori più importanti e originali del Centroamerica, erede dei maestri del “realismo sucio” Arlt e Onetti. Di lui Roberto Bolaño ha detto: 
“Castellanos Moya è un malinconico e scrive come se vivesse nel cratere di qualcuno dei tanti vulcani del suo paese. Questa frase sa di realismo magico. Eppure non c’è niente di magico nei suoi libri, salvo forse la sua forza stilistica”.


Pulp libri   
©   Raul Schenardi

 intervista a Horacio  Castellanos  Moya
 

martedì 12 ottobre 2010

il Mandala di julio Cortázar

   Raul Schenardi   


 Julio Cortázar
profilo di Raul Schenardi

“La verità, la triste o gioiosa verità, è che mi piacciono sempre meno i romanzi, la narrativa come si pratica di questi tempi. Quello che sto scrivendo adesso (se un giorno o l’altro lo finirò) sarà qualcosa come un anti-romanzo.”

Così Julio Cortázar in una lettera a un amico. Il libro, Rayuela, sarebbe uscito tre anni dopo, nel 1962 (Il gioco del mondo nella traduzione italiana di Flaviarosa Nicoletti Rossini del 1969). Sulla copertina, disegnata dall’autore, l’illustrazione del gioco infantile cui allude il titolo: un rettangolo tracciato per terra e diviso in sei caselle che bisogna occupare, saltellando su una gamba dopo avervi gettato un sasso, per raggiungere il traguardo del Cielo. (Rivelatore il titolo primitivo che Cortázar poi cambiò, giudicandolo “un po’ pedante”: Mandala.) Subito baciato dal successo e tradotto in varie lingue, entrò di prepotenza nel ristretto numero di opere – Cent’anni di solitudine in testa – che a partire dalla fine degli anni Sessanta hanno forgiato l’idea che ci si è fatti in Europa della letteratura latinoamericana, a controbilanciare l’impressione che tutto quanto proveniva di lì fosse sotto il segno del barocco e del realismo magico.

Soprattutto era una conferma, quasi un inveramento, di posizioni che si affacciavano allora nel panorama critico internazionale: proprio nel 1962 uscivano Opera aperta di Eco e l’edizione italiana di un testo del ‘57 dal titolo altrettanto battagliero, La hora del lector, di Castellet, entrambi imperniati sull’importanza del ruolo del lettore nella genesi dell’opera letteraria. Erano in fondo le medesime preoccupazioni di Cortázar, espresse con chiarezza in uno dei frammenti metanarrativi più pregnanti di Rayuela:

sabato 2 ottobre 2010

pistas de un naufragio - chiara bolognese

Chiara Bolognese 


* Chiara Bolognese, 
Pistas de un naufragio. Cartografía de Roberto Bolaño,
Santiago de Chile,
Editorial Margen, 2009, pp. 317.
introduzione di Roberto Brodsky











Si tratta, a ben vedere, del prima pubblicazione che affronta nella sua totalità il corpus dell'opera Bolaniana e che comunque cerca di  uscire dall'ambito strettamente accademico e di rivolgersi  al pubblico dei lettori.
Questo libro è il frutto della tesi di dottorato di chiara Bolognese; il libro   si apre con un prologo di Roberto Brodsky  che termina con queste parole:
Se è vero che , come afferma certa critica,  il romanzo latinoamericano del XX secolo, è  vissuto tra il carnevale ed il carcere, tra Bajtin e Focault, il lettore delle pagine che seguonopuo' respirare sollevato: qui unsingolare avvenimento chiamato Roberto Bolano traccia una diversa cartografia, a partire dal suo stesso naufragio
1): itinerari,  dove viene abbozzata la biografia dello scrittore il suo rapporto complesso con Il Cile, con il gli autori suoi contemporanei e passati, ed infine viene enunciata la sua poetica

2): Il territorio Bolano, che analizza a partire della condizione dell'esilio (o per megli odire dello sradicamento), analizza gli spazi in cu isi muovono i personaggi: marginali, "liquidi", "ombra", "infernali", "non luoghi". Spazi iscritti in un tempo "fuori dalla temporalità propriamente detta, molto lontano da Cronos", un tempo "fatto da una successione di frammentata di istanti puntuali", il tempo del presente che si sovrappone "al tempo dei ricordi,. dei sognie delle illusioni..." [p.101]

le ultime tre parti del libro
3): Formazione di una identità, *  4): Il viaggio   *  5): I personaggi di Bolano: individui in crisi

non le ho ancora lette.

Ciò che va sottolineato di questo libro è che non è uno sterile esercizio di erudizione accademica, anche se rivela un'analisi attenta e rigorosa della critica sullo scrittore cileno (come dimostrano le numerose citazioni e riferimenti bibliografici).
Questo libro rivela la passione della lettrice Chiara Bolognese (ancor prima dell'interesse del critico), una passione che traspare dal testo e dalle numerosissime citazion idell'opera bolaniana.
E quindi solo per questo merita già di essere letto e soprattutto tradotto.

    Carmelo pinto

riportiamo un articolo de  La nacion (Cile) del 26 luglio 2009:

la prima cosa che lesse di Roberto Bolaño, prima che l oscrittore morisse e diventasse leggenda e feticcio furono i racconti di "Puttane assassine" ,  perchè Chiara Bolognese cercava un autore su cui fare la sua tesi di dottorato a Madrid.
"Mi affascinarono quei racconti e poi cercai di leggere  ‘I detective selvaggi’,  però l'abbandonai, lo trovavo lungo"   dice ridendo con accento tra lo spagnolo e il cileno e tono italiano.
Però dopo quell'abbandono, arrivò la lettura di tutta la sua opera, che fu la sua compagnia e il suo faro. E tra il gennaio  2003 e gennaio 2007 si mise a lavorare nelle 300 pagine che formano il libro "Pistas de un naufragio",

Una navigazione  che attraversa  Bolaño e la sua  época letteraria, la fusione del suo universo narrativo, le città che si descrivono nei suoi romanzi ( le fittizie e infernali),  la sconfitta dei suoi personaggi ed il viaggio che non finisce mai.
Bolognese è Cile, da nove mesi,  per studiare i poeti che influirono nell'opera di  Bolaño
"Senza dubbio l'opera di  Pablo Neruda, Nicanor Parra e Enrique Lihn", ( che potrebbe convertirsi in un futuro libro. Inoltre non scarta la possibilità di scrivere un'autobiografia del creatore di arturo belano, che giocava anche con i fatti della sua vita,  "ma il mito lo staiamo creando noi" dice Chiara.


Il cileno che ironizzava sui  best sellers, vinse il Premio Ámbito Literario, qiello del Ayuntamiento de Toledo, de Alcalá de Henares; il Premio Rafael Morales, quello di Poesía de la Fundación Kutxa,tra gli altri.
ma i riconoscimenti piu' importanti e mediatici arrivarono cinque anni prima della morte.
"Negli anni '90 lui sapeva di essere gravemente ammalato, e naturalmente  il suo lavoro fu una corsa contro il tempo, Si rinchiuse nel suo studio per terminare la sua opera, e chiaro, scrivere con l'ombra della morte sulle spalle influì senza dubbio. Il resto è silenzio e letteratura", dice Bolognese


-Come interpreti il boom Bolano, la moda Bolaño?
-Io ho vissuto i due momenti. Quando ancora era in vita e poche persone l oleggevano e quasi nessun professore sapeva della sua esistenza e dopo. Senza dubbio, la sua morte accresce "il boom Bolaño" ma anche l'uscita di "2666", romanzo chiave nel contesto della sua opera. Ora, che si legga Bolaño è formidabile ma il morbo è abbastanza grande. Per il mio lavoro cercai di parlare con la vedova, Carolina López, attraverso un professore che la conosceva, ma non si è potuto e non ho insistito

-Cosa riconosci di ciò che diceva Bolaño sul Cile stando qui?
- La cosa più riconoscibile di quello che scriveva sono i battibecchi tra scrittori e gruppeti lettarari. viene da ridere. Il mondo cileno che egli descrive è così. Uno scrittore scrive  un commento nel giornale, l'altro ribatte, poi viene fuori un altro. Le diatribe letterarie sono tutte uguali e questo succede dappertutto, ma qui si riproducono a partire di ciò che sembrava una finzione.