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giovedì 7 ottobre 2010

il manifesto sta morendo

  il manifesto sta morendo

il degrado dell'informazione e lo smantellamento del pluralismo sono fenomeni  non di oggi: lentamente, anno dopo anno, giorno dopo giorno  scivoliamo verso un sistema  di maquillage  e di mascheramento  della realtà.

l'abolizione della legge che riconosceva i contributi ai magistrati ha inflitto un colpo quasi mortale, ma la crisi veniva da lontano, dall'incapacità di allargare il pubblico dei lettori innazitutto.


  Gabriele Polo 


TRE MESI PER VIVERE


Da alcuni mesi il governo ha azzerato il finanziamento pubblico dell’informazione cooperativa e politica, cancellando la legge sul diritto soggettivo, sostituendolo con un «fondo» per l’editoria, ancor oggi del tutto indefinito. La conseguenza, per quel che ci riguarda, è il dissolversi del 25% delle entrate.
Da alcuni anni le nostre vendite sono in costante flessione e - per dare qualche cifra - nei primi nove mesi del 2010 le copie diffuse in edicola sono scese quasi del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre gli abbonati sono il 10% in meno dell’anno precedente.

Tra finanziamenti dissolti e copie perse stiamo soffocando: se non riusciremo a invertirne il corso «naturale», questi due fatti - soprattuto il primo, per rilevanza quantitativa - porteranno in pochi mesi alla chiusura del manifesto.

lunedì 16 agosto 2010

gestione dell’oblio collettivo




Peter Sloterdijk   

  14 luglio 2010

gestione dell’oblio collettivo

vi è una mitologia moderna che funziona come un sistema di gestione dell’oblio collettivo. Vale a dire, organizzare il presente come un bagno di informazione permanente. I nostri informatori sono, da un punto di vista sistemico, i mitologi  che contribuiscono in permanenza alla soppressione della memoria. L’ informazione sul presente  scompare dietro al mito che crea un universo in cui, in fondo, nulla cambia. Racconta una molteplicità di  storie  per non raccontare La Grande Storia, che  è la strada della Rivoluzione.


Peter Sloterdijk
Per una teoria dell’intossicazione - intervista in rete a Peter Sloterdijk

   



 

sabato 14 agosto 2010

ridondanza e velocità


   Raffaele Simone



....Le informazioni sono diventate torrenti, fiumi, inondazioni, una piena continua e inarrestabile. Tanto che siamo diventati incapaci di dominarle, di tenerle a mente, di valutare se sono di buona qualità oppure no.......L'uso intenso del calcolatore, soprattutto se è collegato in rete, introduce nei ritmi di pensiero lun coeficiente permanente di accelerazione e quindi di fretta. Non riusciamo più neanche a sopportare un minimo di attesa dinanzi a un'operazione che stiamo facendo col computer. Il clock della mente, il suo controllo del ritmo e della velocità, è disturbato alla radice dal clock del calcolatore.....il calcolatore ci ha insomma abituato ad un atteggiamento di urgenza permanente, ad un senso di accelerazione continua, che si è rapidamente diffuso a tutti gl iaspetti della vita.....poi si è esteso...agl iaspetti cognitivi e mentali....tutto deve essere semplice, e se non è semplice deve essere semplificato, destrutturato, reso elementare e accattivante

[© Raffaele Simone, La mente al punto, laterza 2000, pag 96 e 102
  
© Raffaele Simone -


mercoledì 11 agosto 2010

la ridondanza istantanea




Massimo Rizzante  &   Marc Augè


"non si dovrebbe sostituire la contemplazione del cielo
con la contemplazione degli schermi"
Paul Virilio

....la proliferazione dei dati del nostro tempo (che) uniforma tutto, attualizza tutto, per cui la frontiera tra attualità e “presente storico” come quella tra attenzione e distrazione vengono abbattute .... la proliferazione è anche dentro di noi, nelle nostre teste piene di sensazioni e pensieri: certo, le difficoltà di discernimento interiore aumentano quando all’esterno siamo inondati da un flusso praticamente ininterrotto di dati da registrare e eventualmente discernere ........

[© Massimo Rizzante, frammento di un  intervento nella discussione  suscitata da un saggio dello stesso autore:  Il demone roditore, pubblicato su Nazione Indiana il 6 aprile 2008 e consultabile anche qui ]
 
  Ma l'accelerazione che caratterizza la modernità attuale (collocata, come ha efficacemente mostrato Paul Virilio già qualche anno fa, sotto il duplice segno dell'istantaneità e dell'ubiquità) lascia rapidamente indietro i testimoni isolati del passato, un passato che resta loro benchè faccia già ormai parte della Storia. La memoria è troppo lenta, o troppo fedele, e la storia troppo rapida.

[© Marc Augè,  Paesaggi planetari, saggio pubblicato su Lettera Internazionale Nr 104 2°trim 2010]



 Insomma il presente si dilata a dismisura con la ridondanza di dati e notizie e informazioni e immagini  e  notizie dati informazioni, e immagini, che scorrono veloci e istantanee nel monitor. La connessione ha preso il posto della relazione.  Ne siamo attratti e schiacciati in una dimensione dell'onnipresente, senza passato e senza orizzonti. Priva di memoria e di progetto.




 

sabato 7 agosto 2010

Wu ming 2: lavoro d'archivio


Wu Ming 2   

 maggio 2010

lavoro d'archivio

Internet è una piazza, un mercato, una fotocopiatrice sempre accesa, un ufficio postale e una biblioteca di babele. Immensi nel flusso di dati, si corre il rischio di dare per scontata l'archiviazione e la perenne accessibilità di qualsiasi materiale grazie all'onniscienza del Dio Google. Al contrario, perchè una conoscenza così liquida non finisca per evaporare, bisogna metterne da parte sempre qualche bottiglia, tapparla con cura, piazzare le giuste etichette, riporre tutto in ordine sugli scaffali e soprattutto stappare al momento giusto, fare corsi da sommelier per imparare quando e come servire vino d'annata, prima che il tempo lo trasformi in aceto. 


Wu Ming 2
L'archivio e la strada -   in Nuova rivista letteraria, Nr 1- maggio 2010

© Wu Ming 2  


«Nel giornalismo, specie digitale, già lo vediamo: su molte testate l'inizio del pezzo deve essere scritto con certe parole-chiave secondo certi canoni, in modo che Google o gli altri motori di ricerca lo capiscano e lo captino. Cioè scriviamo per le macchine, non più per i lettori. Urge riflettere».
 [ Frank Schirrmacher - la dittatura digitale ]