intervista con Derrick de Kerckhove di Raffaella Viglione
1999Nel web l'individuo e la massa non si oppongono più, convivono
Esiste una grande differenza tra connettività elettronica e la comunità tradizionale, sociale o politica. Questa si è sempre fondata sull'inclusione di alcuni e l'esclusione di altri. La connettività, invece, non allontana nessuno. In rete c'è tanta gente ma il singolo non viene fagocitato o respinto: partecipa della folla senza temere la forza del numero e la folla partecipa di lui senza soffocarlo.
Come tutti gli studiosi delle modificazioni antropologiche determinate dalle nuove tecnologie (e delle loro ricadute neurosociali) e come tutti i «coinvolti», per ragioni professionali o meno, nel terremoto ciberinformatico di questa fine secolo, anche i lettori di Telèma conoscono molto bene Derrick de Kerckhove, che ha già dato contributi importanti alla nostra rivista1. Per lungo tempo assistente del "profeta" Marshall McLuhan, di cui è considerato l'erede scientifico e morale, de Kerckhove insegna all'università di Toronto, Canada. Proseguendo il cammino iniziato dal maestro, da anni studia le interazioni tra la tecnologia, la mente e il corpo, con studi sperimentali sul rapporto tra il cervello umano e i nuovi media. Nessuno meglio di lui poteva fare un punto della situazione oggi che siamo a dieci anni dalla "offerta al pubblico" di Internet. Gli abbiamo posto alcune domande.