Milli Graffi - 4 agosto 2010
Alfabeta2
seconda interrogazione sul mezzo
Cerco di capire che cosa sia questa scrittura che invade il web e che è molto diversa da tutte le fome di scrittura conosciute finora. Una caratteristica predominante è la firma, anzi la mancanza della firma. Non ci sono più i cognomi, in linea di massima, e la firma si regge sull’uso di nomi propri molto comuni. Vien da pensare che più che scrittura siano pratiche che appartengono all’oralità. L’oralità esercita un fascino potente, perché ha le stigmate dell’autenticità, del pulsare in presa diretta con il senso/sentimento dei singoli, e inoltre facilita il rifiuto della razionalizzazione, degli obblighi burocratici delle grammatiche ecc, ecc. Gli studi di Havelock e di Ong sull’oralità degli antichi, se mi ricordo bene, oltre a esaltare le qualità di un modus inventivo che è alla base di tutta la poesia occidentale, affermavano anche che l’oralità aveva un deciso carattere conservativo. Solo con la scrittura emerge il carattere progressivo. In realtà, la scrittura che sta emergendo dal web non appartiene all’oralità, non emerge mai l’intenzione di mantenere o difendere o salvare dall’oblio un qualsiasi tratto specifico. E’ spesso contestazione, e persino quando è elogiativa, lo è in modo così piatto che finisce per non elogiare niente. L’applauso va sentito dal vivo per affermarsi come tale, altrimenti esige uno sforzo di scrittura. D’altra parte non può esistere l’oralità scritta dal momento che manca quella risorsa fondamentale dell’oralità che è la voce. La voce è carne, è volto vivo, e la voce, questa sì, non ha bisogno del cognome.. Si dovrebbe parlare piuttosto di una coralità, di un bisogno, e di una soddisfazione, di appartenere a un coro, di essere dentro a una coralità, pur avendo qualcosa da ridire. E’ sempre forte la presenza del soggetto, e qui mi chiedo come mai se c’è questa irresistibile pulsione a esprimersi, a proporsi all’esterno per dirsi, dire se stesso, il proprio modo di sentire, il proprio unico individuale idiosincratico modello del pensare che finisce per porsi in contraddizione con gli altri milioni di individui che analogamente proclamano la propria soggettività, come mai non viene sentita l’esigenza di pervenire a una identità?