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martedì 8 febbraio 2011

Il Terzo Reich - Roberto Bolano - recensione

  Federico Bona -


Entri in un megastore e vedi le pile di libri vicino all’ingresso. Apri quotidiani, periodici, inserti culturali e non si parla d’altro… Ecco, tutto questo rumore improvviso intorno a Roberto Bolaño a me dà fastidio. E non per una sorta di orgoglioso o confuso senso di gelosia – mi sono armato d’introspezione, me lo sono chiesto, e ora sono certo che non è quello – tipica di chi da anni frequenta una cerchia carbonara di cultori, ma perché all’improvviso tutti parlano di capolavoro, di libro imperdibile, e sai che questo danneggerà il tuo autore preferito. Non è gelosia, è terrore. Terrore che, sull’onda di tanta spropositata celebrazione, rivolta in genere ai libri sbagliati – o ai meno migliori, mi verrebbe da dire –, l’incontro con Bolaño non porti che frustrazione e repulsione. Il Terzo Reich, per dire, ovvero l’oggetto su cui, semplicemente per essere il libro uscito più di recente, si appunta molta di questa pubblicistica entusiastica, non è che sia un brutto libro – tutt’altro – ma sembra più un testo per bolañani spinti che per masse da convertire in novelli ammiratori dell’autore cileno.