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domenica 9 giugno 2013

“Un romanzetto lumpen” di Roberto Bolaño

 Alessio Belli - 4 giugno 2013


“Un romanzetto lumpen” di Roberto Bolaño

Quando penso alla letteratura di Roberto Bolaño, penso a un cosmo. Un sistema solare di opere letterarie. Allineato e coerente, con un ordine – in greco kósmos, per l’appunto. Un sistema in cui il sole è 2666 – tra i due o tre lavori narrativi contemporanei più importanti – e poi tutti gli altri pianeti: I detective selvaggi, Stella distante, Puttane assassine, Il gaucho insostenibile. Ai bordi di questa galassia, c’è Una novelita lumpen: in italiano Un romanzetto lumpen (Adelphi, 2013), dove lumpen può essere tradotto anche – vista l’ambientazione che a breve affronteremo – con “popolare”, proletariamente parlando (la prima edizione italiana, pubblicata da Sellerio nel 2003, è uscita invece con il titolo Un romanzetto canaglia). Ai confini del cosmo-Bolaño, non per scarsa importanza o valenza, ma per ordine cronologico: il libro è l’ultima opera pubblicata dall’autore cileno prima della precoce dipartita avvenuta nel 2003.

Un romanzetto lumpen viene classificato come romanzo breve, ma vista la mole dei racconti pubblicati da Bolaño, conviene considerarlo un racconto lungo. Un racconto capace di attirare immediatamente il lettore nostrano per l’ambientazione. Siamo in Italia, nello specifico a Roma, in una zona periferica non specificata. Qui abitano i due protagonisti senza nome. Fratello e sorella, da poco orfani, dopo l’incidente stradale sulla Salerno-Reggio Calabria in cui hanno perso i genitori. A raccontarcelo è la protagonista femminile. L’assegno di mantenimento, l’assistente sociale, le difficoltà economiche, la scuola abbandonata, il lavoro, il complesso rapporto con il fratello. Nel frattempo, nel suo giovane corpo avviene una trasformazione. Forse dovuta al trauma, forse ai cattivi pensieri: riesce a vedere nell’oscurità. Nel buio. Viene rapita dal biancore della luna e osserva nel pieno della notte tutta la luce che c’è. Poi, all’improvviso, nella disastrata vita degli orfani entrano due amici del fratello, chiamati dalla ragazza semplicemente “Il Bolognese” e “Il Libanese”. Amici di palestra del fratello. Poco a poco, i due entreranno nella camera da letto dell’adolescente protagonista e proporranno una svolta criminale alla loro esistenza. Intanto, la depressione aumenta e il pensiero del futuro sembra qualcosa di offensivo.

Del romanzetto (Bolaño stesso ironizza sulla mole cartacea dell’opera, ma non su quella contenutistica) colpisce la capacità dell’autore di concentrare il flusso di pensieri della ragazza in una trama esigua dipanata su poche pagine. La narrazione e la scrittura sono talmente colloquiali, fluide, coinvolgenti che sembra di essere accanto alla ragazza mentre tutto il caos della sua vita esplode. Anche i momenti più traumatici e dolorosi, sembrano normali, quasi scontati. In un continuo procedere oscuro, che solo nel finale, dopo gli ultimi avvenimenti, lascia uno spiraglio di luce: quella vera, quella del giorno, non più quella della notte. Quella del futuro, della speranza.

È confortante vedere come uno dei sommi narratori contemporanei riesca a esprimere e comunicare tali messaggi anche nelle opere meno citate e blasonate. Forte dell’ambientazione neorealistica alla Pasolini, Un romanzetto lumpen è l’ennesimo libro imperdibile di Bolaño. L’ennesimo pianeta da visitare, in quel cosmo immenso e mirabile che è la sua letteratura, e che l’autore adesso può permettersi di abitare a tempo pieno.

(Roberto Bolaño, Un romanzetto lumpen, trad. di Ilide Carmignani, Adelphi, 2013, pp. 119, euro 14)


Flanerì    4 giugno 2013
© Alessio Belli 


sabato 1 giugno 2013

Bolaño È sempre bolaño

Tiziano Gianotti-

La Repubblica    maggio 2013

Bolaño È sempre bolaño
Bolaño è tra i rari scrittori di cui si può leggere tutto

Una novelita che è l’ultimo libro pubblicato in vita da Roberto Bolaño e che val la pena leggere o rileggere (per chi l’avesse già fatto nella traduzione pubblicata nel 2005 da Sellerio col titolo Un romanzetto canaglia). Val la pena, mentre sta per arrivare la sua versione filmica Futuro, per due motivi, e il primo perché Bolaño è tra i rari scrittori di cui si può leggere tutto.
Il materiale è quello della Roma immaginata da Fellini e Pasolini rivista nei toni freddi e grigi che sono dell’autore - un grigio che tiene insieme crudeltà e tenerezza, dolorosissimo. La protagonista e voce narrante, Bianca, è una ragazza orfana che vive con il fratello in situazione di ottusa indigenza, poi ci sono due straniti relitti della suburra romana, arrivati a casa al seguito del fratello e a cui Bianca si concede in alternanza, senza ben distinguerli. Infine c’è Maciste, ex-campione di culturismo finito cieco e relegato nella sua casa, figura che sembra staccata dall’affresco di 2666 per far coppia con Bianca in una immaginetta sacra e blasfema. Materiale risaputo, non fosse che la frase d’apertura con cui Bianca si presenta cambia tutto:
 «Oramai sono una madre e anche una donna sposata, ma fino a non molto tempo fa ero una delinquente». 
Bianca è una donna bolaniana, una di quelle figure intangibili e indifferenti alla metafisica dell’eros che si pone come ultima e estrema incarnazione, e nel contempo negazione, dell’eroina del dramma urbano. E così siamo al secondo motivo di lettura: nella novelita si intende l’esito del lavoro di Bolaño, una classicità ancora spuria, ma chiara.

- Roberto Bolaño, Un romanzetto Lumpen, Adelphi, euro 14,00


La Repubblica    maggio 2013
©  



giovedì 30 maggio 2013

Destino cieco - Un romanzetto lumpen

 Mrco Belpoliti -    31 maggio 2013


Destino cieco

Bianca è un'adolescente rimasta orfana per via dell'incidente d'auto dei genitori. Confusa, caotica, problematica, sensibile, è uno di quei personaggi borderline che Roberto Bolaño tratteggia con mano sicura, e a cui fa vivere fino in fondo il loro incontrovertibile destino in "Un romanzetto lumpen" (traduzione di Ilide Carmignani,  Ed. Adelphi, pp. 119, euro 14).

Bianca lavora come parrucchiera, il fratello in una palestra. Un giorno questi si porta a casa due amici più vecchi, che s'installano nell'appartamento. "Il bolognese" e "il libico" lavoravano nella medesima palestra: due sbandati. Si crea un quartetto improbabile con la tv come baricentro. La notte a turno i due ospiti entrano nel letto della ragazza e fanno l'amore con lei, senza che Bianca sappia bene chi sia, visto che i due si somigliano.

La storia, raccontata in prima persona dalla protagonista, ha un andamento catatonico. Quasi in trance Bianca rievoca quel momento della sua vita in cui si è smarrita, senza più trovare via d'uscita dal labirinto dei suoi atti e pensieri.
Bolaño è magistrale nel dare al racconto questo tono ipnotico, svuotando e insieme riempiendo dall'interno i suoi personaggi. Poi arriva Maciste, un campione di culturismo, attore di film di successo, diventato cieco, a suo modo anche lui un rottame. I quattro concepiscono il piano di derubarlo accedendo a una sua fantomatica cassaforte. Bianca si prostituisce con Maciste, e intanto cerca il denaro. Pian piano il rapporto con il gigante s'infittisce. Bianca è incapace di veri sentimenti, non ha stabilità emotiva; oscilla di continuo e vive, come un vero adolescente, nell'istante. Solo in questa dimensione temporale concepisce idee, sogni, immaginazioni, fantasie; per questo non distingue realtà e sogno (sogna molto e racconta i suoi sogni).

Appare insieme sentimentale e cinica, risoluta e indecisa. Non sa mai cosa vuole fare, e tuttavia agisce come se lo sapesse. Memorabile la scena in cui masturba Maciste, che vuol sapere di che colore sia il suo sperma. La ragazza è cieca come il suo amante: niente passato, niente futuro, solo un continuo presente. Alla fine, scossa da un movimento interiore si scrolla imprevedibilmente tutto di dosso. L'intuizione di un istante, che può perderla, ora invece la salva. Una scaglia di geniale narrazione scaturita da quell'immenso calderone di vite-non-vite che Bolaño si portava dentro come uno stigma.

L'Espresso     - 31 maggio 2013
© Marco Belpoliti 



Un libro: Un romanzetto lumpen

Paoblog - 31 maggio 2013


Un libro: Un romanzetto lumpen

Trama:
«Ormai sono una madre e anche una donna sposata, ma fino a non molto tempo fa ero una delinquente».
 Così comincia il breve, folgorante racconto dell’adolescenza di Bianca: ancora un personaggio, fra i tanti creati da Bolaño, che difficilmente dimenticheremo. Rimasti orfani dei genitori, Bianca e suo fratello scivolano a poco a poco in un’esistenza di ottusa marginalità, che li porterà a non uscire quasi più dall’appartamento in cui si sono rinchiusi, e dove passano nottate intere a guardare la televisione.

A loro si aggregheranno due improbabili soggetti, «il bolognese» e «il libico», con i quali la ragazza dividerà a turno, svogliatamente, il letto – senza quasi sapere con chi lo sta facendo. Un giorno però entrerà nella loro vita un ex campione mondiale di culturismo, diventato cieco in seguito a un incidente, che tutti chiamano Maciste perché è stato un divo dei film cosiddetti mitologici.

Uno che forse ha dei soldi, soldi che si potrebbero scovare e rubare. Con questo strano essere, che la attrae e la respinge al tempo stesso, Bianca vivrà una relazione che, nata sotto il segno della prostituzione e dell’inganno, si trasformerà invece in qualcosa di assai simile a ciò che chiamiamo «una storia d’amore».

Letto da: Francesco

Opinione personale: Questo romanzo breve – l’ultimo che Roberto Bolaño, il grande romanziere cileno morto in Spagna nel 2003 a cinquant’anni in attesa di un trapianto di fegato, ha visto pubblicato in vita e che scrisse su commissione per una collana dedicata alle grandi capitali di un editore – è piacevolissimo nella sua scrittura scarna, diretta ed essenziale e al tempo stesso particolarmente interessante per l’intensità di contenuti e intime riflessioni che propone e a cui conduce lungo la sua lettura.

Io l’ho trovato davvero magnifico.

Ambientato in una Roma trasteverina e popolare che, pur nella sua caratterizzazione ben enunciata, si manifesta come un non-luogo che appare piuttosto un “luogo-qualunque”, nel suo breve percorso incrocia una infinità di metafore.

A cominciare dall’io narrante, l’ancora adolescente Bianca che vive un sublime contrsto tra una vita reale – vissuta apaticamente e con terribile disincanto assieme al fratello dopo essere rimasti orfani e vittime schiacciate da un sistema sociale consumista e insensibile – e una vita intima, fatta di monologhi densamente riflessivi, pregni di una consapevolezza dura e realista, eppure al tempo stesso dolcissima e poetica propria a un adulto fatto, come se la vita le avesse compensato con un prezioso bagaglio di saggezza ed esperienza ciò che le ha rubato, iniziando dalla serena spensieratezza adolescenziale.

Riflessioni che magistralmente accompagnano Bianca, nel brevissimo percorso di questo breve romanzo, a compiere una metamorfosi radicale ma talmente graduale nel processo da sfiorare l’inafferrabile.

Continuando, poi, con le severe metafore sulla fisicità di una sessualità vissuta, esibita e offerta quasi come un impegno, un riempimento o un dovere, così come la prostituzione che assume caratteri di poetica leggerezza, dietro le quali possiamo trovarvi la società civile, politica, economica o, anche, la letteratura e l’editoria.

Sfumature e metafore rafforzate, poi, dalla ossessionante presenza della televisione, dello spettro della disoccupazione e del disagio sociale che assume carattere di passività o di fugaci apparizioni ideologiche.

Trovo davvero magnifico come Bolaño riesca a inserire tutto ciò in poche pagine di accattivante scrittura.

Paoblog   ----31 maggio 2013
©  



Un romanzetto lumpen, di Roberto Bolaño

Federico Batini -

il blog di Federico Batini 29 maqggio 2013   

Un romanzetto lumpen, di Roberto Bolaño
Ormai sono una madre e anche una donna sposata, ma fino a non molto tempo fa ero una delinquente. Mio fratello e io eravamo rimasti orfani. Questa cosa in qualche modo giustificava tutto. Non avevamo nessuno. E tutto era successo dalla sera alla mattina.    I nostri genitori erano morti in un incidente d’auto durante le prime vacanze che facevano da soli, su una strada vicino a Napoli, credo, o su un’altra orribile strada del Sud. La nostra macchina era una Fiat gialla, di seconda mano, che però sembrava nuova. Era ridotta a un ammasso di ferraglia grigia. Quando la vidi, dallo sfasciacarrozze della polizia dove finivano le macchine incidentate, domandai a mio fratello il colore.
“Ma non era gialla?”
Mio fratello disse di sì, certo che era gialla, ma prima. Prima dell’incidente. Le collisioni alterano il colore o alterano il nostro modo di percepire il colore. Non so cosa intendesse dire. Glielo domandai. Lui disse: luce…colore… tutto. Pensai che il poveretto era più sconvolto di me.
Quella sera dormimmo in albergo e il giorno dopo tornammo a Roma in treno, con ciò che restava dei nostri genitori, in compagnia di un’assistente sociale o un’educatrice o una psicologa, non lo so, mio fratello glielo chiese ma io non sentii la risposta perché stavo guardando il paesaggio fuori dal finestrino.
Al funerale venne solo una zia, una sorella di mia madre, e dietro a mia zia c’erano le sue terribili figlie. Io guardai mia zia tutto il tempo (che non fu poi molto) e più di una volta mi parve di coglierle sulle labbra un mezzo sorriso, a volte un sorriso intero, e allora seppi (anche se in realtà l’avevo sempre saputo) che mio fratello e io eravamo soli al mondo. All’uscita del cimitero baciammo nostra zia e le nostre cugine e non le rivedemmo mai più. Mentre camminavamo verso la prima fermata della metropolitana, dissi a mio fratello che quando avevano infilato le bare nei loculi mia zia aveva sorriso, per non dire che aveva apertamente sghignazzato. Mi rispose che se n’era accorto anche lui. Da quel momento in poi i giorni cambiarono. Voglio dire, il corso dei giorni. Voglio dire, quello che unisce e al tempo stesso segna il confine tra un giorno e l’altro.
 (Roberto Bolaño, Un romanzetto lumpen, Adelphi, pp. 11-13)

La storia si apre con il brano citato in esergo, una storia particolare, raccontata dagli occhi di una donna che, come lei stessa ci dice, ora è madre e moglie, ma il suo racconto si centra sul primo periodo della sua vita con il fratello, entrambi giovanissimi, minorenni, a seguito della morte di entrambi i genitori in un incidente d’auto. La vita appare quasi normale inizialmente, poi inizia a prendere una fisionomia diversa, si sfalda, si strappa: cambiano gli orari, la scuola viene lasciata progressivamente, come un orpello del quale non si ha più necessità, si trovano dei lavoretti per integrare il magro assegno di reversibilità del padre. Bianca racconta questo periodo come un periodo allucinato, in senso letterale, inondato di luce, quasi che tra notte e giorno, tra buio e lucentezza accecante non vi fosse differenza né soluzione di continuità.

Quasi per caso entrano nella vita di Bianca e del fratello due strani tipi, incontrati dal fratello stesso in palestra, dove lavora come inserviente: un bolognese loquace e un libico taciturno. Gentili, puliti in maniera sorprendente per chi conduce una vita di luogo in luogo, i due occupano la camera dei genitori dei due fratelli rimasti orfani e, di tanto in tanto, dividono il letto con Bianca che non si cura nemmeno, quando decide di aprire la porta, che sia l’uno o l’altro. Tutto pare rotolare lentamente verso uno strano equilibrio tra normalità e squallore (che a volte si somigliano stranamente) finché compare il “piano”. Il “piano” ideato dal “bolognese” e dal “libico”, gli amici del fratello e da lui stesso approvato, prevede per Bianca un ruolo da protagonista. Dovrà introdursi in casa di “Maciste”, un attempato culturista divenuto cieco in seguito a un incidente, già due volte Mister Universo (altro soprannome con il quale viene chiamato) e protagonista di film di successo mondiale nei quali ha interpretato il mitologico eroe. Bianca diventerà così una prostituta, seppure con un solo cliente e un cliente, nemmeno a dirlo, molto particolare. Eppure quel rapporto, fatto di poche parole ma di gesti essenziali e carichi di significato, segnerà, per Bianca e la sua vita, la svolta. Perché la vita, a volte, assume percorsi non consueti e la salvezza, la scossa si può trovare proprio in incontri che sembrano segnare un arretramento, un peggioramento, uno scivolamento verso il buio…

Il romanzo originale è stato scritto e pubblicato nel 2002, Adelphi lo pubblica in italiano, con la traduzione di Ilde Carmignani, nell’aprile 2013.

Roberto Bolaño: nato nel 1953 a Santiago del Cile, morto a Barcellona nel 2003. Autore di numerosi romanzi, molti dei quali tradotti in italiano. Negli ultimi anni Adelphi ha pubblicato: 2666 (2009), Amuleto (2010), Stella distante (2012).



il blog di Federico Batini 29 maqggio 2013   
© Federico Batini


mercoledì 29 maggio 2013

Un romanzetto lumpen di Roberto Bolaño

wuz beta-

Wuz beta  maggio 2013

Un romanzetto lumpen di Roberto Bolaño


Una volta mi disse che sognava di diventare Mister Roma e poi Mister Italia o il Padrone dell'Universo. Io gli risi in faccia e non gli nascosi la mia opinione. Per arrivare a essere il Padrone dell'Universo bisognava allenarsi dall'età di dieci anni, gli dissi. Credevo che il culturismo fosse simile agli scacchi. Mio fratello rispose che come io sognavo un mininegozio di parrucchiere anche lui aveva il diritto di sognare un futuro migliore. Usò quella parola:futuro.

"Futuro" è la parola chiave di questo romanzo breve di Roberto Bolaño, l'ultimo pubblicato prima della morte dell'autore, edito in Italia da Sellerio nel 2003 e riproposto oggi da Adelphi. Un romanzetto "lumpen", che potremmo tradurre con "sottoproletario" o, considerata la trama e l'ambientazione romana, "di borgata", scritto per una collana di libri sulle città.
La Roma della periferia e delle borgate è dunque la città in cui si muovono - poco, in realtà, perché il romanzo si svolge quasi interamente in interni claustrofobici e asfissianti - la protagonista, Bianca, e suo fratello Tomas. Rimasti orfani in seguito a un incidente stradale, i due ragazzini si trovano all'improvviso con la necessità di sbarcare il lunario. Abbandonata la scuola, Bianca troverà lavoro come sciampista e Tomas come addetto alle pulizie e tuttofare in una palestra. In palestra conoscerà due ragazzi, il bolognese e il libico, che si stabiliranno in casa loro e con i quali Bianca inizierà ad avere i suoi primi rapporti sessuali. Giorno e notte si susseguono senza differenza mentre i ragazzi se ne stanno rinchiusi in casa a guardare la televisione.
Per trovare un po' di soldi i ragazzi progetteranno di svaligiare la cassaforte di un ex attore campione di culturismo caduto in disgrazia, famoso negli anni Cinquanta per aver interpretato il personaggio di Maciste in alcuni peplum. Ormai vecchio e cieco, egli vive in totale solitudine in una villa alla periferia di Roma, dove spesso i ragazzi si recano per lavori di manutenzione agli attrezzi della sua palestra privata. Bianca inizierà a frequentare la casa dell'uomo e a prostituirsi per scoprire dove nasconda i soldi. Ma tra i due si stabilirà presto un rapporto particolare che manderà a monte il piano criminale.

Il racconto di Bianca è un lungo flashback. Sappiamo fin da subito che oggi è ormai una madre e una donna sposata. Il periodo di tempo che ci descrive, quello subito dopo la morte dei genitori, è un momento di transizione, che coglie i ragazzi sospesi nella luce abbagliante, incandescente, di un presente che va a rotoli, al quale non sembra esserci via d'uscita. Il futuro è l'idea sempre presente ma distante, che balugina a un orizzonte lontano e incerto. In questa situazione l'incontro tra Bianca e Maciste sarà come una molla che cambierà gli scenari e salverà la giovane e suo fratello da una vita di delinquenza.



Il futuro, regia di Alicia Scherson

Un romanzetto lumpen
 torna in libreria anche in occasione dell'uscita a giugno del film diretto dalla regista cilena Alicia Scherson. Si tratta dell'unico lungometraggio tratto da un'opera di Roberto Bolaño e si intitolerà, non a caso, Il futuro.


Roberto Bolaño - Un romanzetto lumpen
Titolo originale: Una novelita lumpen
Traduzione di Ilide Carmignani
119 pagg., 14 € - Edizioni Adelphi 2013 (Fabula)
ISBN 9788845928208




Wuz beta   ---- - - -
© Javier cercas - "Print the legend" 


sabato 25 maggio 2013

Unromanzetto Lumpen di Roberto Bolaño - Elisabetta Bolondi

Elisabetta Bolondi  -

Solo libri   -- 23 maggio 2013

E’ stato pubblicato nel 2002 questo lungo racconto dello scrittore cileno Roberto Bolaño, precocemente scomparso, e ora tradotto in italiano da Adelphi, in occasione della prossima uscita a giugno 2013 del film “Il futuro” diretto da Alicia Scherson, che è tratto dal libro.
Il futuro è la parola chiave del testo, scritto con rara maestria, durissimo, violento, poetico. Un romanzo di iniziazione, di cui però l’autore non ci dice l’evoluzione; la vicenda della giovanissima Bianca e di suo fratello si ferma sulle soglie di quel futuro solo immaginato.
Siamo a Roma, tra il quartiere Prati e Trastevere, dove vivono i due fratelli rimasti orfani e poverissimi in seguito al drammatico incidente stradale che ha ucciso i loro genitori, in una strada del sud della penisola. Lei si improvvisa parrucchiera, lui fa le pulizie in una palestra, passano la maggior parte del loro tempo davanti alla tv, ascoltando le trasmissioni di intrattenimento più insulse, in un tempo pieno di nulla, noiosi e annoiati. Non vanno a scuola, non studiano, noleggiano film pornografici e attendono non si sa cosa. Una sera il fratello di Bianca si presenta nel misero appartamento con due uomini, di cui non si dice il nome, che vengono chiamati “il bolognese” e “il libico”. Chi sono, cosa vogliono, cosa li lega al fratello? Bianca li vede corretti, onesti (non rubano, anzi puliscono la casa, cucinano, rassettano) e a poco a poco la loro presenza diventa una routine, anzi diventeranno a turno suoi compagni di letto, silenziosi e anonimi. In realtà i due uomini insieme all’ingenuo fratello vogliono che Bianca si prostituisca a Maciste, un ex culturista, attore di film di serie B negli anni cinquanta, quando interpretava le parti dei personaggi mitologici, e ora ridotto un vecchio disabile, desideroso di compagnia femminile, anche se cieco ma forse ancora ricchissimo.
Il piano degli improvvisati ed ingenui delinquenti è quello di trovare, attraverso la presenza di Bianca che deve farlo divertire, la cassaforte nel grande appartamento di Maciste per derubarlo. Non andrà esattamente secondo i piani, anzi vedremo Bianca quasi legarsi a questo rudere bianco e flaccido, che per gratitudine la ricompenserà in modo insperato.
Bella scrittura quella di Bolaño, imprevedibili i personaggi, disegnati con grande efficacia ed originalità. Roma è vista dall’interno claustrofobico di un palazzo in via Germanico, sempre al buio, sporco e pieno di ciarpame, oppure dallo squallido appartamento di piazza Sonnino, dove regna solo la voce del televisore e dei suoi stupidi quiz. Interni davvero giusti per un adattamento cinematografico, che certamente sarà una sorpresa, come il personaggio di Bianca, che narra in prima persona la sua difficile iniziazione al sesso e alla vita, ma che risulta ingenua e consapevole allo stesso tempo:
”Sono una persona semplice adesso e lo ero anche prima, quando le notti erano chiare come i giorni. Non me ne rendevo conto, ma lo ero. Mi guardavo e la luce dello specchio mi accecava. Non dava riposo alla mia anima. Ma ero una persona semplice…”
Una scrittura sapiente, una storia inquietante, una giovinezza buttata, un futuro di cui non ci viene detto nulla. Vera letteratura in poco più di cento pagine, da leggere e da rileggere!



Solo libri   ---- - - -
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sabato 18 maggio 2013

«Romanzetto» italiano di Roberto Bolaño

Francesco Prisco -  14 maggio 2013

«Romanzetto» italiano di Roberto Bolaño

Con chi vive della propria scrittura il tempo può essere galantuomo o canaglia. Nel caso del cileno Roberto Bolaño, tra i narratori di lingua spagnola più importanti degli ultimi cinquant'anni, è stato sia l'uno che l'altra: la fama è arrivata solo alla fine della sua tormentata esistenza. E che fama: dopo la prematura scomparsa del romanziere, in giro per il mondo è addirittura scoppiata la Bolañomania.

Il prossimo 15 luglio saranno già dieci anni che l'autore di «2666» se n'è andato, dieci anni scanditi da rinvenimenti di capolavori inediti, ristampe di classici moderni e adesso anche trasposizioni cinematografiche. A giugno esce «Il futuro», film della connazionale Alicia Scherson con Manuela Martelli, Nicolas Vaporidis e Rutger Hauer tratto da un'opera minore di Bolaño. Un'opera che in questi giorni Adelphi ripropone in libreria con una traduzione – a firma di Ilide Carmignani – e un titolo nuovi di zecca: «Un romanzetto lumpen». L'uscita è più fedele all'originale («Una novelita lumpen») rispetto alla versione che nel 2003 ne fece Sellerio («Un romanzetto canaglia»). Un libro di rapida lettura che nasce da un singolare esperimento: Random House Mondadori intorno al 2000 chiese agli autori latinoamericani di punta di scegliersi una città europea e ambientarci un racconto. Bolaño, grande appassionato dell'opera di Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini, non ebbe dubbi e si indirizzò su Roma. La sorte ha voluto poi che «Una novelita lumpen» sia stato l'ultimo libro pubblicato in vita dallo scrittore sudamericano. Il respiro del testo, per forza di cose, non è lo stesso di capolavori come «I detective selvaggi» o «2666» eppure Bolaño riesce, con la maestria che appartiene ai più grandi, a concentrare in appena 120 pagine tutti i temi della sua letteratura. C'è il Caso che domina tutte le cose del mondo, un'umanità ridotta all'impossibilità di scelta tra il bene e il male, il sesso che resta l'ultima attestazione di vitalità.

Protagonista e io narrante della vicenda è Bianca, giovane donna riscattatasi in un'esistenza borghese («Ormai sono una madre e anche una donna sposata») che rivive i suoi anni da «delinquente». Orfana di entrambi i genitori, morti in un incidente stradale mentre erano in vacanza al Sud, ha vissuto di espedienti insieme con il fratello tutt'altro che sveglio. Qualche lavoro onesto: lei shampista, lui sguattero in una palestra. Un giorno lui porta a casa due amici, uno bolognese e l'altro libanese, cui offre ospitalità. Bianca divide il letto con entrambi, senza neanche distinguerli, poi si lascerà coinvolgere con il fratello nel folle progetto di una rapina a un ex campione di culturismo divenuto cieco. Tocca a lei, offerta all'anziano uomo come prostituta, il ruolo dell'esca e della spia insieme. Ma il rapporto che si instaura tra i due la cambierà profondamente. Ragazzi di vita postmoderni, quelli di Bolaño, costretti a delinquere dalla banalità delle loro esistenze. «Lumpen» (straccioni, sottoproletari) per caso e altrettanto per caso recuperati alla normalità.

Roberto Bolaño

«Un romanzetto lumpen» 
trad. Ilide Carmignani

Il sole 24 ore   ---- - - -


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