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sabato 21 agosto 2010

L'archivio e la strada

  Wu Ming 2

maggio 2010
L'archivio e la strada

In un primo  momento, questa mia riflessione sul lavoro culturale attraverso la Rete doveva concentrarsi sugli strumenti: blog, social network, e-zine, mailing list, podcast...Poi mi sono reso conto che un elenco del genere avrebbe sviato l'attenzione dall'aspetto più interessante: non la cassetta degli attrezzi, ma la mentalità con la quale li usiamo. Capire la logica che sottende (e trascende) le attuali tecnologie, permette di cogliere   caratteristiche, processi e linee di fuga che vanno ben oltre l'ambito del web.
L'utilizzo di Internet, in quest'ottica, determina e consente un lavoro culturale attraversato da nuove tendenze.

senza filtro

Umberto Eco e Jean-Claude Carriere
maggio 2009

Citare i nomi di tutti i partecipanti 
alla battaglia di waterloo

Jean-Philippe De Tonnac  Avete citato la difficoltà di trovare, oggi, degli strumenti affidabili per conservare ciò che merita di essere conservato. Ma la funzione della memoria è quella di conservare tutto?

lunedì 16 agosto 2010

gestione dell’oblio collettivo




Peter Sloterdijk   

  14 luglio 2010

gestione dell’oblio collettivo

vi è una mitologia moderna che funziona come un sistema di gestione dell’oblio collettivo. Vale a dire, organizzare il presente come un bagno di informazione permanente. I nostri informatori sono, da un punto di vista sistemico, i mitologi  che contribuiscono in permanenza alla soppressione della memoria. L’ informazione sul presente  scompare dietro al mito che crea un universo in cui, in fondo, nulla cambia. Racconta una molteplicità di  storie  per non raccontare La Grande Storia, che  è la strada della Rivoluzione.


Peter Sloterdijk
Per una teoria dell’intossicazione - intervista in rete a Peter Sloterdijk

   



 

sabato 14 agosto 2010

IN FUGA DALLA RETE. Gli ambigui vantaggi dell'eterna presenza

Marco Mancassola -

18 giugno 2010

IN FUGA DALLA RETE. Gli ambigui vantaggi dell'eterna presenza


“C’è da dubitare che uno scrittore con una connessione internet al suo posto di lavoro stia scrivendo un buon libro.” 
Quando poche settimane fa il quotidiano The Guardian chiese ad alcuni scrittori di fama internazionale di compilare un decalogo con i loro consigli di scrittura, il romanziere americano Jonathan Franzen inserì nel suo decalogo questa norma a difesa della concentrazione. Qualunque scrittore sa quanto sia strategica la battaglia per la concentrazione e in questa battaglia, semplicemente, la rete sta dalla parte del nemico. La rete è informazione, certo, possibilità di eseguire in breve tempo ricerche, di recuperare dati o anche solo di consultare un dizionario online. Ma la rete è soprattutto distrazione. Finestre di chat che sbocciano sullo schermo come fiori di una pianta carnivora, raffiche di email che interrompono il lavoro. Un problema che non solo gli scrittori conoscono bene.

ridondanza e velocità


   Raffaele Simone



....Le informazioni sono diventate torrenti, fiumi, inondazioni, una piena continua e inarrestabile. Tanto che siamo diventati incapaci di dominarle, di tenerle a mente, di valutare se sono di buona qualità oppure no.......L'uso intenso del calcolatore, soprattutto se è collegato in rete, introduce nei ritmi di pensiero lun coeficiente permanente di accelerazione e quindi di fretta. Non riusciamo più neanche a sopportare un minimo di attesa dinanzi a un'operazione che stiamo facendo col computer. Il clock della mente, il suo controllo del ritmo e della velocità, è disturbato alla radice dal clock del calcolatore.....il calcolatore ci ha insomma abituato ad un atteggiamento di urgenza permanente, ad un senso di accelerazione continua, che si è rapidamente diffuso a tutti gl iaspetti della vita.....poi si è esteso...agl iaspetti cognitivi e mentali....tutto deve essere semplice, e se non è semplice deve essere semplificato, destrutturato, reso elementare e accattivante

[© Raffaele Simone, La mente al punto, laterza 2000, pag 96 e 102
  
© Raffaele Simone -


venerdì 13 agosto 2010

intervista a Luciano Floridi

intervista a Luciano Floridi - di Giorgio Fontana

20 maggio 2010

In viaggio con il padre dell'infosfera

Luciano Floridi ha fatto da tempo la sua scelta al bivio fuggire-restare tipico delle migliori menti italiane: ora divide il suo insegnamento fra Oxford e la University of Hertfordshire.
Soprattutto, è uno dei maggiori esperti della philosophy of information. E in un momento dove è forte l'urgenza di rivedere le dinamiche dell'informazione, il suo pensiero ha avuto notevoli ricadute anche a livello pratico.
È questo il bello di tale filosofia: sposti una nota nei cieli della teoria, e tutto ricade nella terra della comunicazione.


Innanzitutto, la domanda banale. Lei è noto per aver introdotto un termine che sta superando ampiamente le barriere del discorso tecnico. Uno di quei termini che rischia rapidamente di diventare di moda, senza che lo si comprenda bene: "infosfera". Può darci una definizione?
Il neologismo nasce sulla falsariga di "biosfera", lo spazio in cui è possibile la vita sul nostro pianeta. In senso stretto, l’infosfera è la globalità dello spazio delle informazioni, perciò include sia il cyberspazio (Internet, telefonia digitale, ecc.) sia i mass media classici (biblioteche, archivi, emeroteche, ecc.).

sabato 7 agosto 2010

Twitter spiegato da common craft

  Common craft  


Common craft produce video che spiegano le nuove tecnologie in modo semplice. Questo è il video, tradotto in italiano che spiega twitter . 




Molti video si possono trovare anche su You Tube


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La coda corta dell’ informazione online

  Navic    


febbraio 2009

La coda corta dell’ informazione online


La varietà dell’ offerta di informazione sui siti web è molto lontana dall’ essere abbondante quanto ci si poteva immaginare. E, peggio an cora, questa offerta è massicciamente ‘’ridondante’’ e ‘’stereotipata’’: i siti di informazione diffondono la stessa notizia nello stesso momento, con una concentrazione estrema della produzione su un piccolo numero di argomenti che dominano completamente la scena – I risultati di una ricerca francese dal titolo « Internet, pluralismo e ridondanza dell’ informazione » 

sabato 31 luglio 2010

A. tarquini La dittatura digitale - intervista a F. Schirrmacher

  intervista di Andrea Tarquini a Frank  Schirrmacher - 1 dicembre 2009



La repubblica   - - - -

LA DITTATURA DIGITALE


Il flusso d' informazioni, il dominio dei computer, di internet, del mondo digitale, minaccia di sommergerci e renderci schiavi dell' intelligenza artificiale. Il genere umano deve difendersi, ha fretta di pensare a strategie per affrancarsi e riappropriarsi dell' emotività e dell' imprevedibilità, valori costitutivi che l' intelligenza umana ha e quella delle macchine no. Oppure soccomberà ai motori di ricerca. 

E' la tesi che Frank Schirrmacher, direttore della Frankfurter Allgemeine, espone nel suo nuovo libro, Payback, il saggio sociopolitico del momento in Germania. Ascoltiamolo.
Dottor Schirrmacher, internet e i computer dunque sono non più una conquista ma un' oppressione da cui dobbiamo liberarci? 
«Oggi comunichiamo, leggiamo e scriviamo solo con i computere la rete. Mai computer non sono solo computer, bensì gigantesche reti di dati. Da alcuni anni è possibile, grazie all' immensa mole di informazioni in rete, elaborare calcoli molto precisi sugli individui. Veniamo sempre più trasformati in formule matematiche. La domanda è chi governa chi: noi il computer, o il computer noi? Nelle nostre società il multitasking, fare le cose più diverse contemporaneamente, è diventato una religione. Sms, e-mail, più finestre aperte sul computer e sempre in rete. Adesso cominciamo a renderci conto che il cervello umano non è in grado di padroneggiare costantemente questo processo».

Con che conseguenze?
«Questa inondazione di flusso d' informazione ha effetti negativi, si vedono specie tra i giovani: smemoratezza, disturbi nella concentrazione, disturbi nella comunicazione e l'incapacità di riconoscere da soli quali informazioni sono importanti e quali no. Riceviamo passivamente tutto senza più sapere di quali informazioni abbiamo bisogno. E' un cambiamento epocale. Molti dicono che esagero, mi invitano a spegnere il cellulare. Ma la rete è così cresciuta che chiunque ci giudica con l' aiuto delle macchine. I datori di lavoro hanno accesso a talmente tanti dati personali da poter decidere con l' aiuto della rete e del computer quali dipendenti lavorano bene insieme e quali no, quali vanno promossi e quali emarginati o licenziati. E provi a ordinare un libro da Amazon: arriva subito dopo la prossima offerta mirata d'acquisto. Ben altro che non andare in libreria a scegliere da soli un libro».

E nel mondo del lavoro?
«In America appunto, con i dati personali dei dipendenti, le macchine dicono ai dirigenti aziendali quali dipendenti hanno facoltà e caratteristiche simili, suggeriscono di promuovere questo, di licenziare quest'altro che tra cinque anni sarà buono a nulla. Il dominio del calcolo matematico sugli individui e sulla mente umana si estende in ogni campo, e ciò è molto pericoloso».

Teme più computere software o computer e motori di ricerca?
«Sono cresciuti insieme, in sinergia, si complementano. Ora abbiamo l' internet in tempo reale. Fino ai cellulari. Solo i motori di ricerca possono governare un simile volume d'informazioni. Ma il motore di ricerca non è un essere umano, bensì solo un software. Adesso ti aiuta a scegliere un buon ristorante o acquisti. Ma presto giudicherà quali esseri umani sono buoni e quali cattivi o pericolosi o inutili. I primi passi, pur necessari quanto vuole, li vediamo nell' uso di computer e motori di ricerca nell'analisi per la lotta al terrorismo. Vedo un pericolo: disimpariamo a vivere nella dimensione dell' imprevedibile, momento costitutivo dell' essere umano».

Il rischio è dunque perdere o atrofizzare l' imprevedibilità dell' anima e delle emozioni?
«Assolutamente. Questo è il problema, questo è il pericolo. E' un circolo chiuso. Tra qualche anno emergeranno dirigenti d' azienda o personalità dei media o politici che penseranno adeguandosi alle macchine. E improvvisamente sarà importante solo quanto rientra negli schemi di computer e motori di ricerca. In America le diagnosi elettroniche dei motori aiutano molti medici, ma il medico tradizionale ha un' esperienza diretta insostituibile per curare e guarire ogni singolo diverso paziente. Se rinunciamo all' imprevedibilità, all' elemento incalcolabile della mente umana, vivremo in un mondo in cui tutto è predestinato e deciso dalla matematica. Gli uomini si trasformeranno in realtà matematiche. Anche nel giornalismo, specie digitale, già lo vediamo: su molte testate l'inizio del pezzo deve essere scritto con certe parole-chiave secondo certi canoni, in modo che Google o gli altri motori di ricerca lo capiscano e lo captino. Cioè scriviamo per le macchine, non più per i lettori. Urge riflettere».

Quasi il pericolo di un totalitarismo digitale?
«Assolutamente. Strowger, uno dei massimi matematici americani, ha detto che la matematica negli ultimi anni ha risolto problemi di estrema complessità grazie ai computer, ma ormai conosce solo la soluzione, non il processo matematico che vi ci porta. Questo conduce a un nuovo autoritarismo delle macchine. E' pericolosissimo: può imporsi nella biologia, in ogni altra scienza, fino alla politica. Internetè importante e utile, ma sbagliamo a considerarlo un giocattolo. E' uno spazio vitale perfettamente capitalista. Google è una multinazionale per cui milioni di persone lavorano di fatto gratis. Come all' alba del capitalismo. Il mondo digitale ricorda la società industriale del 18mo secolo, con tutte le sue realtà di sfruttamento e accettazione di massa dello sfruttamento».

Ricorda un po' 1984 di Orwell o Il mondo nuovo di Huxley?
«Al tempo: non è Orwell, che in 1984 descrive una dittatura fatta di divieti, di libri proibiti. E' invece Huxley: nel suo "mondo nuovo" alla gente non è vietato leggere libri, ma nel nuovo modello di vita la gente non ne ha più voglia. Ecco la sfida: un bel mondo nuovo, seducente, in cui come nelle pagine di Huxley le emozioni di fatto sono proibite e il divieto implicito di ogni curiosità o emozione è accettato, ritenuto naturale dalla gente. Non sono contro internet ma l'aggressività che vi domina è un fenomeno della comunicazione digitale, e problemi di memoria e di concentrazione derivanti dall' uso della rete e del computer possono produrre una demenza digitale di massa. Siamo sempre più dipendenti dalle macchine. L' altro giorno ho chiesto a un collega quale musica preferisce. Non ha risposto subito, non aveva risposte spontanee pronte. Ha dovuto prima leggere sul suo Blackberry la lista dei brani scaricati. La comunicazione tra macchine e uomini può diventare come la musica. Larry Page, fondatore di Google, ha detto anni fa che la sua aspirazione è connettere Google direttamente col cervello. Quando i fratelli Wright fecero volare il primo aereo, non prevedevamo il livello tecnologico dei jet di oggi e il loro ruolo nel nostro quotidiano, invece la realtà è cambiata a fondo».


È un pericolo anche sulla scena politica?
«Cambia a fondo il modo di far politica. Angela Merkel già governa con gli sms».

Come possiamo difenderci?
«Per la prima volta nella Storia affrontiamo una nuova legittimazione di arte e creatività. Dobbiamo difendere i nostri concetti costitutivi: i computer non sono creativi né tolleranti, né hanno fantasia. Ecco i valori da difendere, che hanno un' incredibile importanza per il futuro delle nostre società. In scuolee università non dobbiamo più insegnare nozionismo su geografia e storia, ma il modo di usare il pensiero, l' emozione, le intuizioni. Così abbiamo la chance di governare noi la simbiosi con la dimensione dei computer. Prima che i computer ci dicano a quale concerto andare o quale donna sposare. Già adesso il successo dei portali che offrono la ricerca e la scelta dell' anima gemella calcolando tutto con algoritmi sui dati personali è inquietante».

Quindi dipende da quanto l' umanità saprà o vorrà difendere imprevedibilità ed emozioni?
«Esattamente. E da quanto l' umanità onorerà e retribuirà questi sentimenti-valori. Devi sapere e ricordare che quanto ti indicano i tuoi sentimenti e il tuo intuito è più importante dei calcoli di Google. E' decisivo non trasformarsi in matematica. Leggere, concentrarsi, la meditazione, saranno i nostri strumenti di difesa decisivi».

© ANDREA TARQUINI