Biancamaria Bruno - 2000
Lettera internazionale nr 66 - 2000
- - - - navigando senza tempo
"Che cos'è il tempo?, chiedo."
"Il tempo è una storia".
"Perché una storia?"
"Perché succedono molti fatti".
"Il tempo è una storia".
"Perché una storia?"
"Perché succedono molti fatti".
Questo sostiene mio ñglio di sette anni. Il tempo è una storia. Questo, almeno nella nostra cultura occidentatle. Il tempo è Iineare, 'è un prima e un dopo, c‘è uno scorrere, c`è un inizio e una fine, una nascita, una morte. C‘è una storia che corre tra queste due estremità, che a volte riesce a date un senso alta nostra esistenza nel suo complesso e alla vita del mondo che ci circonda. Ciò non toglie, però. che la linearità del tempo, quel concetto elementare che noi tutti sperimentìamo, sia comunque arbitrario e intenzionale: costruiamo intatti strumenti di misurazione — I`orologio, il calendario — che si basano su convenzioni che possono variare da cultura a cultura e che prevedono una successione di momenti che disponiamo su una retta virtuale che presumiamo inlìnita. Il tempo dell‘uomo non è una marea che avanza, ma un fiume che scorre, una matassa che si dipana. un lilo di Arianna che ci guida e ci smarrisce. una corda tesa su cui camminiamo lasciandoci diettro, a ogni passo, un segmento della nostra vita. Ma il Tempo, quello vero, quello trascendentale e inquieto, resta un'entità per certi versi sconosciuta e aliena — Tempo del divino, Tempo dell'unìverso, Tempo del tempo.