Marco Dotti
Letture FUTURE
Non siamo nati per leggere. A ricordarlo è Maryanne Wolf, neuroscienzata che da anni, nel Center for Reading and Language Research della Tuft University da lei diretto, studia il fenomeno della lettura e le sue «disfunzioni».
Nel suo Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge (traduzione di Stefano Galli, Vita & Pensiero, pp. 294, euro 20), la Wolf ricorda che l'invenzione della lettura ha comportato una parziale riorganizzazione del nostro modo di pensare, «mutando l'evoluzione intellettuale della nostra specie».
Da circa seimila anni, dunque, il cervello umano è, letteralmente, un cervello che legge. Ma la storia di questo cervello, osserva ancora la Wolf, è destinata a mutare, anzi: sta già mutando, davanti ai nostri occhi e, soprattutto, sotto falangi e polpastrelli delle nostre dita che incessantemente battono su una tastiera di plastica. Pochi specchi, però, «riflettono meglio della lettura la sbalorditiva capacità del cervello umano di riorganizzarsi per apprendere una nuova funzione intellettiva», scrive l'autrice. Per questo è importante, soprattutto ora che se ne colgono segni di cambiamento, osservare la lettura e il «cervello che legge».
