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venerdì 15 ottobre 2010

l'uomo arma

Raul Schenardi 

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Horacio Castellanos Moya
L’uomo arma
traduzione e nota finale di Nicoletta Santoni
La Nuova Frontiera, pp. 102, euro 14


“Nel plotone mi chiamavano Robocop. Ho fatto parte del battaglione Acahuapa, delle truppe di assalto, ma quando la guerra è finita, mi hanno smobilitato. E sono rimasto senza niente: i miei unici averi erano due fucili AK-47, un M-16, una dozzina di caricatori, 8 granate a frammentazione, la mia pistola nove millimetri e, d’indennizzo, un assegno equivalente a tre mesi di salario.”

L’uomo arma è scritto in prima persona con un linguaggio secco, aspro e privo di connotazioni emotive, impassibile e cinico come il protagonista. Lo scenario è il San Salvador, mai nominato, ma potremmo trovarci in Honduras, Nicaragua, Guatemala, e gli anni sono quelli delle guerre civili e delle violenze che hanno imperversato in quei paesi. 

Questo l’incipit del monologo di Juan Alberto García, detto Robocop (come il cyborg del film di Verhoeven), 1,90 d’altezza, 120 libbre. Non è facile per lui accettare la “democratizzazione”, riciclarsi come “civile”: sa soltanto combattere e uccidere. Così, ruba una Golf e rapina una villa ammazzando una coppia di vecchietti. È l’inaugurazione di una carriera criminale costellata di tradimenti: prima va a letto con la moglie del cugino, poi con una puttana che non esiterà a uccidere temendo una spiata; entra in un gruppo paramilitare al servizio dei narcotrafficanti, ma è pronto a vuotare il sacco per arruolarsi nella lotta antidroga...

Horacio Castellanos Moya, salvadoregno, ne sa qualcosa, essendo costretto a vivere all’estero dopo le minacce di morte ricevute in patria. Con cinque romanzi e due raccolte di racconti, tutti di grande livello, ha saputo creare un mondo proprio cambiando continuamente registro silistico e si è imposto come uno degli autori più importanti e originali del Centroamerica, erede dei maestri del “realismo sucio” Arlt e Onetti. Di lui Roberto Bolaño ha detto: 
“Castellanos Moya è un malinconico e scrive come se vivesse nel cratere di qualcuno dei tanti vulcani del suo paese. Questa frase sa di realismo magico. Eppure non c’è niente di magico nei suoi libri, salvo forse la sua forza stilistica”.


Pulp libri   
©   Raul Schenardi

 intervista a Horacio  Castellanos  Moya
 

domenica 4 luglio 2010

"uccidere da piacere" - intervista & conversazione con Horacio castellanos moya

  Rodrigo Quiroz Castro - intervista a Horacio Castellanos Moya
La nacion - 4 luglio 2010


 Uccidere da piacere

Lo scrittore salvadoreño è stato questa settimana in Cile per parlare della rivoluzione poetica di  Roque Dalton. Qui parla dei cadaveri del Centroamérica que imputridiscono nei suoi libri, della sua relazione con Roberto Bolaño, del vómito dopo il primo omicidioo e dei pericoli in cui vivono i giornalisti



"Uccidere da piacere" . Un titolo di un reportage nella prima pagina di un giornale messicano. la scena potrebbe nei libri del  del salvadoreño Horacio Castellanos Moya (1957).
Però la piccola escrescenza umana non è prodotto della finzione. E' successo e continuerà a succedere perchè c'e' qualcosa di oscuro in  Centroamérica.
 Qualcosa di misterioso che tinge di sangue, corruzione e narcos, paesi come El Salvador, Guatemala e Méssico, territori  uniti da energie invisibili che l'autore di " El asco "   ha convertito in prosa affilata come un coltello e melanconica come un eroe che sa che di fronte alla morte non succede niente, appena tristezza
 Lo scrittore è stato in Cile questa settimana invitato dalla  Cátedra Bolaño della Universidad Diego Portales.

venerdì 2 luglio 2010

la ridefinizione dell'immagine di Bolaño - Horacio Castellanos Moya

Horacio Castellanos Moya  - Sobre el mito Bolaño - la Nacion 18/10/2009


[estratto]
Sul mito Bolaño

[...] dietro la costruzione del mito Bolaño, non c'è stata solamente un'operazione di marketing, ma anche una ridefinizione dell'immagine della cultura e della letteratura latinoamericana che ora l'establishment culturale statunitense sta vendendo al suo pubblico (...)

Il genio creativo di Bolaño, il fascino della sua biografía , la sua esperienza personale nel golpe di Pinochet, la qualificazione di alcune sue opere come romanzi delle dittature del cono Sud e la sua morte nel 2003 a causa de una carenza epatica a 50 anni di età, hanno contribuito a "produrre la figura dell'autore per l'accoglienza e il consumo negli Stati Uniti, perfino prima che che si propagasse la lettura dei suoi libri" (...)

domenica 13 giugno 2010

Roberto Bolaño - Lo scrittore insostenibile

Filba 2008 - Omaggio a Bolaño 


Al festival internazionale di letteratura di Buenos Aires del 2008 gli scrittori Juan Villoro,  Alan Pauls y Horacio Castellanos Moya parteciparono ad una tavola rotonda, moderata da Pedro Rey dal titolo:

 Verso Roberto Bolaño: lo scrittore insostenibile


Pedro Rey:
Passioni e avversioni anche, è il tema di fondo di questa tavola rotonda, "Roberto Bolaño: Lo scrittore insostenibile". E' ciò si deve a qualcosa di molto curioso:  Bolaño,  come si nota nei suoi articoli giornalistici, nei suoi saggi, nelle poche conferenze che fece, era un individuo passionale, pieno di passioni, avversioni e anche contraddizioni. Ciò che colpisce, almeno me, è che ciò si vede anche nella sua letteratura, nelle sue finzioni. ho la sensazione che tutto è un po'  permeato da queste passioni che a volte possono cambiare 
I tre scrittori che abbiamo la fortuna di incontrare oggi, in un modo o nell'altro condividono qualcosa con Bolaño, oltre ad averlo letto. Innanzitutto Bolaño ha scritto su loro tre meravigliosamente bene, e testi molto buoni e veritieri. E allo stesso tempo tutti loro hanno scritto anche su Bolaño testi molto interessanti, e tutti in qualche modo lo hanno conosciuto. Con Juan villoro, - racconta Bolaño, e Juan lo racconta in un altro testo, anche se sono diverse le date indicate, che immagino avrai notato - si conobbero quando erano giovani, e Bolaño dice che lui aveva 17 anni, Juan dice che ne aveva 20. E si sono incontrati venti anni dopo a Barcellona, o eri ancora in messico se non ricordo male? Horacio Castellanos Moya lo conobbe,  passo insieme a lui un giorno o un lungo pomeriggio - dopo lo racconterai - e Alan  Pauls non lo conobbe di persona però scambiò mails e parlò al telefono con lui.
Ciò che vorrei chiedervi, quindi, visto che lo avete conosciuto, letto e avuto a che fare con lui e conoscete questa sorte di passioni e avversioni, e' di tracciare un vostro profilo personale di Roberto Bolaño