Mario Porro -
9/9/2010Gli ideali di François Jullien
Un ritratto del grande sinologo francese, che domenica pomeriggio incontrerà il suo pubblico a Mantova, dove si è appena inaugurato il «Festivaletteratura». Gli scarti fra le culture - sostiene da sempre Jullien - costituiscono preziose risorse del pensiero, perché forniscono prese differenti sull'impensato: è solo la pluralità delle lingue, dunque il fatto di essere abitanti di Babele, che consente e incoraggia la nostra fecondità concettuale.Sulla scia di Husserl la filosofia del Novecento non ha smesso di interrogarsi sull'origine della geometria. Come è stato possibile, si sono chiesti Jacques Derrida e Michel Serres, acquisire verità che diciamo universali e necessarie muovendo da una storia particolare, quella del pensiero greco? Kant poteva ancora credere che la mente fosse dotata di forme a priori come lo spazio e il tempo, o le categorie dell'intelletto (ad esempio la causalità), comuni ad ogni uomo. Ma in realtà (lo abbiamo appreso dall'antropologia culturale) la razionalità dell'Occidente non trova corrispondenza in altre civiltà, non soltanto in quelle senza scrittura che un tempo dicevamo «primitive», ma neppure in una civiltà come quella cinese, che si è sviluppata in modo del tutto estraneo al mondo europeo. È da questo nodo che muove L'universale e il comune. Il dialogo tra culture (trad. di Bernardo Piccioni Fioroni e Alessandro De Michele, Laterza, pp. 190, euro 18.00), ultimo approdo del faccia a faccia ormai più che ventennale cui François Jullien ha sottoposto il pensiero dell'Occidente e la saggezza della Cina.
