domenica 23 maggio 2010

E Bolaño giocò al Terzo Reich

Rosaspina Elisabetta, Corriere della sera, 9 marzo 2009


Eredità Appunti, diari, poesie: migliaia di pagine negli archivi dello scrittore cileno scomparso nel 2003
Tre romanzi inediti tra le sue carte. Presto in libreria il primo ispirato ai wargames La letteratura non ha alcun valore se non è accompagnata da qualcosa di più luminoso del mero atto di sopravvivere. Io morirò senza essere mai stato pubblicato

Il mistero Bolaño

Dario Olivero, La repubblica, 3 febbraio 2009


L’ultimo articolo apparso su di lui parla di due misteri. Altri due. Come se non fossero abbastanza quelli che già ricoprono la sua opera. Roberto Bolaño, cileno, morto nel 2003 a cinquant’anni dopo un trapianto di fegato non riuscito. Da mesi il mondo culturale internazionale non parla d’altro. Il suo ultimo romanzo, o meglio la seconda e ultima parte, è stata tradotta da Adelphi qualche tempo fa (tr.it. I. Carmignani, 22 euro).
Ma da noi non ha ottenuto l’attenzione che quotidiani, riviste, copertine di inserti culturali dalla Spagna alla Francia agli Stati Uniti gli hanno dedicato, definendolo senza eccezioni uno dei migliori, se non il migliore (vedi Time) libro dell’anno in assoluto. Un murales di Bolaño a BarcellonaPrima di parlare dei due misteri, serve un po’ di ambiente.

Né eroinomane né fuorilegge: Bolaño si divertiva a fingere

Ennio Caretto, Corriere della sera, 20 gennaio 2009

I critici riscrivono la biografia dello scrittore cileno scomparso nel 2003: "Non finì mai nelle carceri di Pinochet, giocava con la realtà"
Giudizio Julio Ortega su "El Pais": "Hanno ridotto la sua opera e la sua vita a uno spettacolo triviale"
Roberto Bolaño, il grande romanziere cileno deceduto nel 2003 a soli cinquanta anni per una malattia al fegato, amava alimentare saltuariamente la propria fama di scrittore maledetto. Si dichiarò, ad esempio, tossicomane fino ad attribuire la propria morte all' abuso di eroina.nota E narrò più volte di essere stato imprigionato da Pinochet dopo il golpe contro Allende, e di essere stato salvato da soldati ex compagni di scuola. Una fama ingigantita dalle case editrici e dai critici americani, secondo cui la immagine di artista "fuorilegge" contribuiva al successo dei suoi libri.
Case editrici e critici, tuttavia, vengono adesso accusati dalla vedova, dagli amici e dai colleghi di Bolaño di inganno, o almeno esagerazione: "Hanno ridotto la sua opera e la sua vita - dicono - ad uno spettacolo triviale" ha lamentato il peruviano Julio Ortega su El Pais in Spagna.

Juárez, l'inferno a un passo dal paradiso

Claudio Gatti ,   Il sole 24 ore link esterno -  22 maggio 2010


CIUDAD JUAREZ.- Sono le 13 e 30 di un martedì come tanti. Avenida Juárez, centro della città. Il traffico scorre intenso. Decine di persone camminano sui marciapiedi. Una scena di routine. Nulla che annunci un pericolo fuori dell'ordinario. Ma è Ciudad Juárez, e la normalità può essere sospesa in qualsiasi momento. Improvvisamente da un'auto in movimento parte una raffica di mitraglietta.

mercoledì 19 maggio 2010

Il governo non muove un dito - cronache da Ciudad Juarez

Sergio González Rodriguez --Internazionale , marzo 2010)



Economia e politica sono colluse col narcotraflico.
Il cartello di ]uárez gode di appoggi in tutto il mondo
Mentre scrivo queste righe, a Ciudad ]uárez link interno un altro gruppo di ragazzi è appena stato attaccato da una banda di criminali che ha fatto irruzione a una festa, Un ragazzo è morto sul colpo e sette sono rimasti feriti. L'aggressione ha ripetuto lo stile del massacro del 31 gennaio scorso. La violenza e l’insicurezza della “città più pericolosa del rnondo" nascono dalla simbiosi tra il cartello di ]uárez, che ha sede in città, e i poteri politici ed economici, che hanno interessi anche fuori dall’ambito locale o nazionale.

venerdì 14 maggio 2010

intervista a Sergio Gonzàlez Rodriguez

   intervista a S.G. Rodriguez - L'Unità - 4 ottobre 2009



 'Dietro il muro le vite perdute delle donne vittime dei narcos '


ossa nel deserto
Il suo nome è Sergio Gonzàlez Rodriguez. È nato a Città del Messico. Ed è uno scrittore e giornalista (dal 1993 columnist del quotidiano messicano Reforma da sempre in trincea. Per il suo giornalismo d'inchiesta, per aver sfidato le gang del narcotraffico, per aver denunciato la complicità della polizia messicana e le connivenze del potere politico. In Italia, Sergio Gonzàlez Rodriguez è noto per il suo libro «Ossa nel deserto» (Adelphi 2008), romanzo sul narcotraffico, la violenza e gli omicidi seriali alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Nel libro, Gonzàlez Rodriguez ricostruisce e denuncia, con grande forza e spietata precisione, il fenomeno del femminicidio a Ciudad Jurez (nord del Messico-confine con gli Stati Uniti). Lì dal 1993 ad oggi più di mille donne giovani e giovanissime, alcune addirittura bambine, sono sparite e più di 400 sono state ritrovate cadavere, spesso orrendamente mutilate e seviziate, nel deserto che circonda la città o nelle povere bidonvilles periferiche di Ciudad Juarez, ai confini con El Paso (Texas), nota per il grande potere dei cartelli del narcotraffico e per le presenza invasiva dell'industria maquiladora, fabbriche straniere di assemblaggio che sfruttano il basso costo della manodopera messicana, soprattutto femminile. L'Unità ha incontrato Sergio Gonzàlez Rodriguez a Ferrara, nell'ambito del festival di Internazionale.

sabato 1 maggio 2010

recensione 2666 - La leggenda buffa dello scrittore ribelle e maledetto

Massimiliano Parente -  il giornale - 25 novembre 2009


 La leggenda buffa dello scrittore ribelle e maledetto

Non ha fatto in tempo a vedere la propria fama mondiale, è morto a cinquant’anni, nel 2003, e nessuno, lì presso il Circolo Pickwick di Stoccolma, ha mai pensato a dargli un Nobel, anzi cinque anni prima lo hanno dato a Dario Fo, che non ha mai scritto un romanzo.

Ora il cileno Roberto Bolaño ha quel che si merita, meglio tardi che mai e, considerati i tempi della letteratura, neppure così tardi. Negli Stati Uniti, negli anni successivi alla morte, è diventato perfino un bestseller, benché sia stato necessario cucirgli addosso il mito di scrittore ribelle, alcolista e bohémien dalla vita sregolata, «il Kurt Cobain della letteratura latinoamericana». Eppure basterebbe andarsi a leggere i suoi libri per comprendere quanto poco c’entri con la leggenda del ribelle, e quanto abbia ragione il suo amico scrittore Horacio Castellanos Moya; altro che avvicinarlo alla poetica della Beat Generation, Moya lo sapeva, Bolaño è «più vicino a Balzac o Proust», e non esagerava. Andate a comprarvi, per esempio, 2666 (suo capolavoro, insieme a I detective selvaggi edito da Sellerio insieme ad altre opere minori non meno scintillanti), che Adelphi ha appena mandato in libreria in un’attraente edizione economica, mille pagine di un romanzo incredibile e a soli ventidue euro, cioè un universo intero a soli tre euro in più del bicchierino d’acqua di Veltroni.

recensione di 2666

  Nedo Bandiscifeti -  senza soste - 11 Maggio 2009


Il nome di Roberto Bolaño è ancora poco noto in italia, diversamente da paesi come la spagna o dai paesi dell'america latina, dove lo scrittore, morto a cinquant'anni nel 2003, è già considerato un mito letterario.
Bolaño nasce nel 1953 in cile, trascorre l'infanzia in messico e torna nel suo paese quattro mesi prima del golpe di pinochet. incarcerato per aver preso parte alla resistenza, riesce a fuggire in Spagna, [*]dove continuerà a coltivare il sogno di una poesia del tutto innovativa (fonda insieme ad altri compagni della resistenza cilena il movimento infrarealista), trascurando la prosa, che a suo dire serve solo agli scrittori vanitosi per essere recensiti da altrettanto vanitosi critici. dai primi anni '90, poiché si è sposato ed ha avuto un figlio, si dedicherà anch'egli alla prosa, per far fronte alle spese familiari. da questo momento comincia un fiume di romanzi e racconti unici.