venerdì 13 gennaio 2012

Leonardo merlini - 

12 gennaio 2012

Torna Bolaño, una nuova perla metaletteraria

Roberto Bolaño, forse più di qualunque altro narratore contemporaneo, è riuscito a costruire dei mondi letterari in grado di irretire il lettore con forza irresistibile, trascinandolo in un'esperienza quasi sempre memorabile. La sua morte prematura, nel 2003 mentre attendeva un trapianto al fegato, resta una delle grandi perdite per la letteratura, non solo di lingua spagnola. La fama Bolaño l'ha conosciuta per breve tempo, ma da postumo il cileno è diventato un vero e proprio fenomeno, capace di conquistare migliaia di lettori in tutto il mondo. E così questo 2012 in libreria si apre con un nuovo - se così si può dire - postumo di Bolaño, I dispiaceri del vero poliziotto, che Adelphi pubblica dopo il clamoroso 2666 e i ritrovati Amuleto e Il Terzo Reich. "E' un curiosissimo libro - ha detto Matteo Codignola di Adelphi (che in qualche modo all'ottimo Roberto somiglia pure un poco) a Kilgore - perché è in un certo senso quello che tutti vorremmo fare quando vediamo un film o leggiamo un libro che ci piace, ossia sapere che cosa è successo ai personaggi dopo quel frammento che abbiamo avuto modo di vedere, leggere o ascoltare. E Bolaño ha fatto proprio questo, in una specie di compulsione perché non riusciva probabilmente a separarsi dai suoi personaggi. Chi ha amato Amalfitano,e tutti gli altri, qui li ritrova tutti, da piccoli, da grandi, in altre storie, in altre vite, in altre situazioni. Ed è un grandissimo godimento letterario e metaletterario al tempo stesso".
La storia dei "Dispiaceri", curato anche questa volta da Ilide Carmignani, ruota dunque intorno a personaggi già noti ai lettori di Bolaño, ma anche all'ennesimo poeta irregolare, Padilla, riedizione omosessuale degli indimenticabili Belano e Lima de I detective selvaggi, l'unico grande romanzo di Bolaño pubblicato in vita. Ora siamo di fronte a un'opera incompiuta, ma che brilla dell'energia febbrile tipica delle pagine più famose del gran cileno, nonché di una struttura circolare - in un senso che sarebbe piaciuto a Borges - fatta di continui rimandi alle altre opere dello scrittore, in un viluppo che è parte integrante del fascino di ogni pagina di Bolaño. Come se ci trovassimo di fronte a un eterno ritorno, ma giustamente non è chiaro a che cosa si torni, forse alle suggestioni di quel motto di Democrito amato e ripreso dal fondatore della contemporaneità, Samuel Beckett: "Niente è più reale del niente". E niente, aggiungiamo, è più importante.
Una notizia molto importante per i lettori di Bolaño, poi, è che Adelphi ha annunciato la ripubblicazione della sua opera omnia. "Bolaño in questi anni - ha aggiunto Codignola - è diventato una delle pochissime stelle polari dei lettori e anche degli scrittori del nostro tempo, e quindi pensiamo che la riproposta della sua opera ed eventualmente di cose che ancora non sono uscite, insieme a 2666 aiuti a capire che cosa questo scrittore è stato, ma ancora è, perché è un autore del quale è abbastanza complicato parlare al passato, perché è come se fosse qui". Leggere Bolaño, dunque, per provare a dare un senso, una cartografia, forse anomala ma indubbiamente universale, al nostro tempo. "In una situazione caotica - ha concluso Codignola - come quella in cui siamo, Bolaño, insieme a Foster Wallace, a Murakami e per certi versi anche a Stieg Larsson, ha scritto libri che sono un po' il segno di questi anni. Poi, che cosa sono e perché lo sono diventati è un discorso che ci porterebbe lontano". Ma forse è proprio lì che questi libri riescono davvero a condurci.

Kilgore magazine   ---- - - -

domenica 25 dicembre 2011

I dispiaceri del vero poliziotto - in uscita nel 2012

i dispiaceri del vero poliziotto -


 - Roberto Bolaño 

 •  Sul sito di Adelphi  annunciata per il 2012 l'uscita de I diaspiaceri del vero poliziotto 



Traduzione di Ilide Carmignani
2012, pp. 224 , in uscita nel 2012

titolo originale: Los sinsabores del verdadero policia, Ed. Anagrama, gennaio 2011 













Stralcio del risvolto di copertina:
Il sogno di ogni vero lettore, allorché, terminato un romanzo, sente nascere in sé una nostalgia acuta per i personaggi che ha appena abbandonato, è che prima o poi gli dicano: ecco un libro in cui ne ritroverai alcuni, di quei personaggi, e ti verranno narrate altre vicende che li riguardano. E anche se poi lo avvertiranno che non avrà un compito facile, perché lo scrittore confonde continuamente le piste e perché molti indizi lui, il lettore, dovrà andarseli a cercare da solo – ebbene, non esiterà ad accettare il rischio, e da vero lettore si tramuterà in vero poliziotto: colui che (come dice lo stesso autore) «cerca invano di mettere ordine in questo dannato romanzo».
Inoltrandosi dunque nella trama fittissima e imprevedibile di queste pagine, rincontrerà alcuni dei personaggi di 2666: del professor Amalfitano scoprirà che è approdato in Messico dopo essere stato espulso dall’Università di Barcellona per omosessualità, e conoscerà il nuovo amante, un irresistibile falsario di dipinti di Larry Rivers (mentre del suo ex amante, un poeta malato di Aids, leggerà le impagabili lettere); ma ritroverà anche Rosa Amalfitano, di cui sembra innamorarsi il poliziotto Pedro Negrete, incaricato di indagare sul professore insieme allo scherano Pancho, erede di una dinastia di donne violate... Nel frattempo, si lascerà sedurre da digressioni letterarie impertinenti, classifiche irriguardose, biografie fittizie, atmosfere inquietanti, sogni rivelatori.
Con l’imperturbabile senso del ritmo e la dovizia visionaria delle sue storie, Bolaño saprà letteralmente ipnotizzare il suo lettore-poliziotto, il cui unico «dispiacere» sarà di vedere i personaggi, già da sempre in fuga, sottrarsi ancora una volta: come se, terminato il libro, «saltassero fuori dall’ultima pagina e continuassero a fuggire».
le recensioni sull'archivio Bolaño :

 • intro  • R.Miranda  • P. Espinosa  • I. Echevarria  • R. Careaga  • B. Montané




sabato 10 dicembre 2011

Il Terzo Reich di Roberto Bolaño

Roberto Mengoni -

 Il Terzo Reich di Roberto Bolaño

Roberto Bolaño (1953-2003) è più noto per opere come "I detective selvaggi", l'incompiuto "2666" e il romanzo breve "Stella distante". Non mi era mai capito di leggerne qualcosa pur avendo avvertito da qualche parte, in qualche modo, che si trattava di uno scrittore di lingua spagnola molto influente.
Il Terzo Reich è un romanzo uscito alcuni anni dopo la morte ma scritto nel 1989, prima quindi dei suoi lavori maggiori. Narra la strana vicenda di Udo Berger,  campione tedesco di giochi da tavolo di guerra, soprattutto del Terzo Reich, un autentico gioco da tavolo che ricostruisce l'intera seconda guerra mondiale in Europa (vedi qui). In vacanza in Spagna con la sua ragazza Ingeborg e il gioco, di cui vuole elaborare nuove strategie per un saggio da pubblicare su una rivista specializzata, Udo prende una stanza nell'albergo della sua infanzia, dove rincontra l'affascinante proprietaria, Frau Else. Nella cittadina incontra personaggi inquietanti come il nevrotico Charly e la sua ragazza Hanna, i due nullafacenti spagnoli Lupo e Agnello e un inquietante personaggio che affitta pattini e vive in spiaggia, con il corpo completamente rivestito di ustioni, il Bruciato. 
Dopo un inizio da classica storia balneare (mare, discoteche, windsurf) la vicenda inizia a virare su binari di torbida inquietudine. Charly scompare in mare, Frau Else si avvicina per motivi ignoti ad Udo e il ragazzo insegna al Bruciato a giocare al Terzo Reich, iniziando una lunghissima partita che non è un semplice scontro di menti.
Opera imperfetta e ritrovata dopo la morte, ottima per avvicinarsi ai romanzi più importanti dello scrittore cileno.


Il blog di Roberto Mengoni   ---- - - -

martedì 30 agosto 2011

Los sinsabores del verdadero policia, Roberto Bolano

Libon news Blog - catetest


Los sinsabores del verdadero policia, Roberto Bolano

Di catetest



Los sinsabores del verdadero policia è il terzo romanzo inedito pubblicato da Anagrama dopo la scomparsa prematura di Roberto Bolaño.

La vedova Carolina Lopez, in una nota del volume, spiega che il romanzo è stato ritrovato in parte nel computer dell’autore, in parte in cartelline piene di fogli degli anni ottanta: materiali sparsi che -sostiene Juan Antonio Masoliver Rodenas- fanno di questo un romanzo incompleto ma non incompiuto, perché l’importante, per l’autore, non è stato completarlo, ma svilupparlo.




sabato 13 agosto 2011

Roberto Bolaño, il gaucho insostenibile

Federico Modica -





Il gaucho insostenibile
Roberto Bolaño
Sellerio (€ 10,00)










La seconda "confidenza letteraria" che quest'anno voglio lasciarvi vorrei servisse, più che altro, per creare un'attenzione in particolare non tanto su di un'opera specifica, ma sul suo autore: Roberto Bolaño.

Ho la fortuna di essere cliente di una piccola libreria gestita da un'ottima lettrice. Una libreria che voglio definire all'antica, perché chi sta dietro al bancone dove si va a pagare il prezzo del libro che si è scelto - dopo aver guardato gli scaffali meditando, legicchiato (termine orribile, vero? Sono d'accordo) i risvolti di copertina di questo e di quel volume e sorbito l'odore inimitabile delle piccole librerie (e solo di quelle piccole) -, non è responsabile di un esercizio commerciale (al meno, non solo quello) ma una folle appassionata dell'incanto procurato dalla magia dei ventun segni (un modo per chiamare la scrittura narrativa, formulato da un mio amico scrittore). Ecco, in questa maniera e in questa circostanza, poeticamente semplice, o semplicemente poetica, mi è arrivata la conoscenza di Bolaño.
"Legga 2666" mi disse la mia libraia (credetemi, sono felice di poter dire la mia libraia, così come si può dire il mio panettiere o il mio carnezziere) ma, vista la mole del volume e il prezzo non esattamente tascabile, ho preferito prima conoscerlo con qualcosa di più... abbordabile. Senza ulteriori ragionamenti ho dunque deciso di avvicinare Bolaño con una piccola (e faccio per dire) raccolta di racconti edita da Sellerio ed intitolata Il gaucho insostenibile.
Dio (a patto che ne esista uno) benedica la mia libraia!

Roberto Bolaño – Stella distante – Sellerio – 8€

Andrea - 

 



Stella distante 
Roberto Bolaño 
Sellerio





Tutto quanto finora raccontato forse accadde così. Forse no. E’ possibile che i generali delle Forze Aeree Cilene non avessero portato le loro mogli. E’ possibile che nell’aeroporto Capitan Lindstrom non sia mai stato messo in scena uno spettacolo di poesia aerea. Forse Wieder scrisse la sua poesia sul cielo di Santiago senza chiedere il permesso a nessuno, senza avvisare nessuno, sebbene questo sia più improbabile. Forse quel giorno non piovve neppure su Santiago, sebbene ci siano testimoni (oziosi che guardavano in alto seduti sulla panchina di un parco, solitari affacciati a una finestra) che ricordano ancora le parole nel cielo e posteriormente la pioggia purificatrice. Ma forse tutto accadde altrimenti. Le allucinazioni, nel 1974, non erano infrequenti.
La mostra fotografica nell’appartamento, tuttavia, ebbe luogo così come viene raccontato qui di seguito.


sabato 6 agosto 2011

Stefano Zangrando  -   




recensione de

L'ultimo lettore 
di Ricardo Piglia




Se si esclude il caso di Roberto Bolaño, introdotto in Italia da Sellerio fin da quel “falso” d’esordio, solo in parte borgesiano, che è La letteratura nazista in America (1996), non si può certo dire che negli ultimi decenni l’editoria italiana si sia mostrata sensibile ai migliori esiti della narrativa latinoamericana posteriore al «Boom» degli anni Sessanta, incarnato da autori come Cortazar e Marquez. Sergio Pitol, ad esempio, che esordì in quello stesso periodo e la cui carriera poetica è culminata nel 2005 con il premio Cervantes, è presente a tutt’oggi con due soli libri tradotti, una parte minima della sua produzione. Un destino simile è toccato a Ricardo Piglia, nato a Buenos Aires nel 1941, forse il maggior scrittore argentino della sua generazione, i cui romanzi Respirazione artificiale (1980) e Soldi bruciati (1997), apparsi rispettivamente all’inizio e alla fine dello scorso decennio, sono ormai reperibili soltanto in biblioteca. 

Da questo punto di vista è forse prematuro sperare in un cambio di rotta per la recente uscita, nella collana «I narratori» di Feltrinelli, di un ibrido formale tanto esigente quanto avvincente come L’ultimo lettore (trad. di Alessandro Gianetti), pubblicato da Piglia nel 2005. Nondimeno il pubblico italiano dispone ora, oltre che di una «storia immaginaria dei lettori» quale si annuncia nel primo capitolo, di una chiave d’accesso all’opera ulteriore, romanzesca e non, dello stesso autore. Parente non lontano di quell’ironico e proteiforme atto di fede nella letteratura che è Il mal di Montano del catalano Enrique Vila-Matas (uscito anch’esso da Feltrinelli), L’ultimo lettore è forse, con le parole di Piglia stesso, «il più personale e il più intimo» tra i suoi libri. La sua forma è una calibrata commistione di acume critico e perizia narrativa, di saggio e racconto, e il suo oggetto unico e vario è la figura “eroica” del lettore, «costruttore di senso», «ultimo» perché «sempre inattuale» ed «estremo», come Don Chisciotte che forgia la realtà sulla propria illusione cavalleresca solo dopo aver letto tutto, o come Amleto che, entrando in scena con un libro in mano, segna il passaggio dal mondo arcaico e feudale a quello della ragione e della coscienza moderna. Muovendo da episodi biografici o scene minori e trattando alla stregua di personaggi tanto i suoi autori prediletti quanto le loro creazioni, da Borges a Kafka, da Anna Karenina a Molly Bloom, Piglia dà un nome e un’individualità a questa figura altrimenti anonima, di cui già il Benjamin de Il narratore riconobbe la solitudine, l’isolamento silenzioso dalla comunità. E se una simile chiave permette da un lato di gettare una luce inedita sulla vicenda poetica e sentimentale di Kafka o di svelare il procedimento costruttivo che soggiace all’Ulysses joyciano, dall’altro essa trova il suo culmine euristico nell’anatomia del genere poliziesco attraverso Dupin e Marlowe e nella “preistoria” di Ernesto Guevara, dove la costruzione del mito del Che è decostruita e riletta come nascita di una nuova soggettività politica dalle ceneri di un’ambizione letteraria.


© Stefano Zangrando


Stefano Gallerani - 

recensione di             Bersaglio notturno   di 

                                  Ricardo Piglia


Come un filo rosso, la pratica del romanzo investigativo o poliziesco – il ricorso estremo ai suoi schemi, l’elusione dei suoi esiti impliciti e il superamento delle sue circoscrizioni – attraversa la storia letteraria del Novecento a tal segno da farne non solo uno dei suoi generi canonici, ma un’epitome della modernità: declinandolo rigorosamente o deformandone irrimediabilmente i paradigmi indiziario e congetturale, è tanto e tale il numero degli scrittori “maggiori” che vi si sono cimentati o dei “minori” che grazie ad esso si sono elevati – nell’immediatezza o in retrospettiva – che un elenco sarebbe superfluo e di necessità carente.

Ciò che si manifesta e si fa viepiù evidente, specie ad uno sguardo d’insieme, nel capitolo di quella stessa storia che si svolge in Sudamerica ed ha come epicentro locale l’Argentina. A stabilire prospettive e tracciare diagrammi di lettura non può essere, ancora una volta, che il genio bibliomane di Borges: ogni sua pagina, ogni racconto e tutti i romanzi mancati che ha scritto sono altrettanti misteri da svelare che contengono in sé sia la soluzione che la sua confutazione; tra le attività collaterali ma non secondarie, poi, la direzione, insieme a Bioy Casares, della collana di gialli “El Séptimo Círculo” esplora l’arcipelago inedito e imprevisto di un lettore onnivoro. Come onnivori – e perciò solo borgesiani (ma non epigoni) – sono due tra i più interessanti scrittori argentini in attività, ovvero Alberto Manguel e Ricardo Piglia, entrambi cimentatisi con il genere.